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  1. marco Rispondi

    Confemo quanto scritto sul mio post precedente, sull'elevato costo dei dirigenti pubblici, (invenzione politica) e sul loro disastroso numero! Vanno eliminati uno ad uno dove possibile, e dove non possibile vanno rivisti i metodi di retribuzione, inasprimento delle tasse sul 'troppo elevato guadagno', tutto a beneficio della collettività intera. Ci sono 'TROPPI GIOVANI' che per colpa anche di questa situazione, come altre, non hanno la possibilità di lavorare sotto ogniqualsivoglia forma, di contratto. Per favore si vuole a livello istituzionale provvedere, grazie.

  2. girolamo caianiello Rispondi

    Scusatemi la nuova intrusione, ma nel precedente messaggio mi è sfuggito di precisare che la quota di residui passivi cancellati, già di fatto pagata anche per gli automatismi del sistema, era in buona parte collegata a residui attivi, in attesa di conteggi a saldo (specialmente nei rapporti con le Regioni). Questi ultimi non furono anch'essi cancellati, aggravando il fittizio miglioramento nei conti della competenza (fra l'altro senza corrispondenza nelle scritture regionali).

  3. marco Rispondi

    Ma vorrei spendere due parole su quanto costano alla società i Dirigenti, nel ns comune quello che prende meno si chiappa 100.000 euri netti in busta, quindi ne abbiamo 8, fate un po i conti in totale tra stipendi, contributi, premi, incentivi e voci varie. In piu c'è il Direttore Genetrale che ne costa un'altra barcata, ed allora le amministrazioni pubbliche devono mettere a casa piu dei 2/3 della classe dirigente perchè basta il D. G. e qualche funzionario per stabilire i programmi della P.A. di quel paese o città. Con quel risparmio si potrebbe fare piu investimenti sui giovani da far lavorare e piu investimenti in opere pubbliche.

  4. Bruno Vivi Rispondi

    Mi lascia perplesso la dimenticanza dell'esistenza patto di stabilità interno nell'articolo. Molti enti locali hanno ritardi di pagamento e soldi in cassa, non per spese imprudenti o gestione inefficiente, ma perché costretti da questo meccanismo infernale.

  5. girolamo caianiello Rispondi

    Qualcuno ricorderà il "collegato" alla LF (l.449/97), che al comma 16 dell'art.54, riguardo a pagamenti non ancora constabilizzati, rinviò al momento in cui lo fossero anche l'iscrizione delle relative autorizzazioni della competenza, facendo scomparire perciò dal conto dei residui passivi degli anni effettivamente interessati -per un periodo a discrezione del Governo- debiti non solo contratti, ma addirittura già di fatto pagati in virtù di automatismi consentiti dal sistema. Non so se questa norma -criticatissima dalla Relazione della Corte Dei conti come riportato dalla stampa- venga tuttora applicata. All'epoca comunque gli importi "scomparsi" dal passivo furono intorno ai 40mila miliardi (ovviamente di lire).

  6. Fabio Rispondi

    Se non sbaglio, la CGIA di Mestre si era occupata di questa questione. http://www.cgiamestre.com/2012/01/pagamenti-p-a-bene-il-governo-ma-adesso-bisogna-recepire-la-direttiva-ue/

  7. Mario D. Rispondi

    Nella discussione bisogna tener presente che i bilanci pubblici sono bilanci finanziari e in più è necessario distinguere fra bilancio di previsione e consuntivo. Tutti i bilanci di previsione sono approvati in pareggio entrate=uscite, fra le entrate sono comprese anche quelle da contrazione di nuovi debiti ma il patto di stabilità interno e i trattati europei limitano questa fonte. Ora una prassi scorretta (e diffusa) è quella è di sovrastimare le previsioni di entrata assicurando per questa via un elevato livello di spesa. Questo a consuntivo può determinare accertamenti inferiori agli impegni o nel migliore dei casi uguali, ma anche in quest’ultimo caso alcuni residui attivi rappresentano crediti poco esigibili e i residui passivi rappresentano gli impegni non pagati perché sostanzialmente in eccesso. Ora la gestione residui sembrerà pure in pareggio ma questo determinerà squilibri di cassa e bilanci poco credibili. I condoni del 2003 penso siano un esempio di questa strategia.

  8. Dario Quintavalle (Twitter: @darioq) Rispondi

    Dirigente di un Tribunale che sopravvive con pochi soldi per le spese di funzionamento essenziali (=la carta igienica, questa sconosciuta) vorrei fare le seguenti osservazioni sui meccanismi di spesa finale.
    1) Inutilità del portale CONSIP: esiste il mercato;
    2) separazione tra chi impegna la spesa e chi materialmente paga, e quindi tra competenza e cassa; in soldoni, spendo soldi che non sono nelle mie tasche: il fornitore lo sa e ricarica sui prezzi il tempo che gli ci vorrà per essere rimborsato. Di fatto, la PA acquista a credito;
    3) assenza di un meccanismo premiante che incentivi i risparmi: se non spendo tutto le somme assegnate, l’anno prossimo me le ridurranno;
    4) spariti i contanti: così se devo comprare una biro, me ne devo far venire almeno mille;
    5) no budgeting: apprendo quanto potrò spendere solo alla fine dell’anno in corso, impossibile fare previsioni. Il mio sogno? Avere dall’amministrazione una carta di debito ricaricabile, e poter fare gli acquisti sul mercato libero: andrei dai fornitori più economici, contratterei come un beduino, ma pagherei cash e porterei in ufficio quello che mi serve.

  9. Roberto Santilli Rispondi

    "Abbiamo quindi due diverse origini del debito verso i fornitori: impegni presi a fronte di stanziamenti insufficienti di cassa ovvero di competenza." Egr. prof. Pisauro, Ho letto con vivo interesse il suo interessante articolo e mi preme fare tre osservazioni: 1) Somme impegnate > Somme non stanziate in conto competenza: tale ipotesi non trova riscontro pratico poiché nessun funzionario pubblico avrebbe interesse a porre in essere un atto illegitttimo e al tempo stesso inutile (al più, il funzionario pubblico contrae in assenza di impegno); 2) Pagamenti da effettuare > Stanziamenti di cassa: si tratta della causa più frequente di nascita dei debiti fuori bilancio e quasi sempre dipende dal fatto che i tagli agli stanziamenti di cassa avvengono senza una accurata analisi delle obbligazioni preesistenti (e legittimamente assunte); 3) I debiti fuori bilancio assumono rilevanza contabile solo nel momento in cui viene accertata la loro legittimità e ciò può avvenire solo in un ristretto numero di ipotesi tipizzate dalla legge (es. sentenza passata in giudicato, ricapitalizzazione di società in perdita, etc., etc.). Molti debiti fuori bilancio sono nati a causa della politica dei tagli lineari. Le ridotte assegnazioni di cassa hanno spesso impedito ai centri di spesa di effettuare pagamenti di obbligazioni contrattuali legittimamente e regolarmente assunte (es. pagamenti periodici di canoni di locazione). La questione della responsabilizzazione del funzionario pubblico è, a mio avviso, un aspetto marginale del problema: la vera questione è come ridisegnare una governance di bilancio ferma ai temoi di Cavout e renderla compatibile con il sistema delle autonomie ridisegnato dalla riforma del Titolo V. Cordiali saluti Roberto S.

  10. Bruno Rispondi

    Il costo dei ritardi nei pagamenti della PA è solitamente già compreso nel prezzo (maggiorato) che la PA paga per beni e servizi La multinazionale di Informatica per cui lavoravo aveva un apposito listino maggiorato per la PA, appunto perchè pagava in ritardo. I fornitori sanno che la PA è un ottimo cliente, paga in ritardo, però paga, ha difficoltà nel valutare il valore effettivo di ciò che acquista, e spesso strapaga, è facilmente "malleabile" per non dire di peggio. Il mitico contratto consip con la karnak (filibustieri) parla da solo, i CD vergini per esempio, venivano pagati circa il decuplo del loro valore di mercato. Basta piangersi addosso!

  11. marco Rispondi

    Quanto letto è molto grave- Inanzitutto penso che lo Stato debba dare l'esempio ed essere virtuoso e preciso nei pagamenti- Se lo Stato non è corretto non può pretendere correttezza e puntualità dai suoi cittadini (vedi capitolo Equitalia) e,sopratutto, non è più credibile- Ma se lo Stato non è corretto evidentemente non lo è perchè è gestito da gente scorretta: come mai nello Stato c'è gente scorretta?Forse sarà sfuggito a vossignori professori della Bocconi, proprio oggi che si celebrano i 20 anni da tangentopoli, che negli ultimi mesi il parlamento è stato settimanalmente impegnato a impedire l'arresto di sospetti delinquenti che sono al suo interno: poveri camorristi, mafiosi, ladri e corruttori; forse c'è un piccolissimo problema di reclutamento?! Forse bisognerebbe fare una normativa seria contro la corruzione come vuole la UE? Ultima cosa; il problema non è ridurre la spesa pubblica in assoluto; il problema è tagliare la spesa improduttiva ovvero l'opposto di quello che ha fatto il governo Berlusconi che ha tagliato settori produttivi e strategici che casomai andavano riorganizzati-ci vuole proprio la spending rewiew per capire dovesi annidano i grossi grassi sprechi?!

  12. Luigi Oliveri Rispondi
    Il testo dell'articolo 9, comma 2, del d.l. 78/2009, convertito in legge 102/2009 è: "nelle amministrazioni di cui al numero 1, al fine di evitare ritardi nei pagamenti e la formazione di debiti pregressi, il funzionario che adotta provvedimenti che comportano impegni di spesa ha l'obbligo di accertare preventivamente che il programma dei conseguenti pagamenti sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica; la violazione dell'obbligo di accertamento di cui al presente numero comporta responsabilità disciplinare ed amministrativa. Qualora lo stanziamento di bilancio, per ragioni sopravvenute, non consenta di far fronte all'obbligo contrattuale, l'amministrazione adotta le opportune iniziative, anche di tipo contabile, amministrativo o contrattuale, per evitare la formazione di debiti pregressi. Le disposizioni del presente punto non si applicano alle aziende sanitarie locali, ospedaliere, ospedaliere universitarie, ivi compresi i policlinici universitari, e agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, anche trasformati in fondazioni". Si applica pienamente agli enti locali e, incredibilmente, non si applica proprio agli enti del servizio sanitario nazionale. Il patto di stabilità, che limita i pagamenti in conto capitale, è la prima causa dell'aumento dei ritardi di pagamenti.
  13. GUIDO BERTOLINI Rispondi

    L'articolo dimentica di prendere in considerazione la distorsione dovuta alla normativa sul Patto di Stabilità Interno che spinge gli Enti locali a ritardare i pagamenti per poter rispettare la normativa. Il costante incremento dell'obiettivo da raggiungere non fa che aggravare il problema. Se non si escludono le pese per investimento dal computo non sarà possibile ottenere significativi miglioramenti.