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IL NEPOTISMO AL CONTRARIO

In un paese schierato contro i giovani non si esita ad accusare di nepotismo i figli anziché i padri. E più bravi sono i figli, più pesanti sono le accuse. Nei giorni scorsi abbiamo assistito a una vera e propria gogna mediatica contro Silvia Deaglio, professore associato di medicina all’Università di Torino. Avrebbe fatto una carriera brillantissima solo grazie ai suoi genitori, Elsa Fornero (da due mesi Ministro del Welfare) e Mario Deaglio (Professore di Economia). Nepotismo significa che genitori inetti impongono alla collettività figli inetti. Ognuno è libero di farsi un’opinione dei genitori. Sono entrambe persone conosciute. Molto meno conosciuta è la figlia, la vera vittima di questa persecuzione. Opera in un campo diverso dei suoi genitori, le scienze mediche. Lavora nello stesso ateneo di questi, l’università di Torino. Ma questo di per sé non significa nepotismo: qualunque facoltà di medicina italiana dovrebbe infatti fare di tutto per avere Silvia Deaglio nel proprio corpo docente.
Guardiamo a due misure dell’impatto della sua ricerca: l’indice h (misura il numero di lavori pesandoli per il numero di citazioni ricevute)  e il numero totale di citazioni. Come si vede dai grafici qui sotto, in tutte e due queste misure, Silvia Deaglio è nella parte alta della distribuzione delle persone della sua età che hanno un posto nelle facoltà di medicina in Italia, quattro volte al di sopra della media. E’, in altre parole, un’eccellenza. Vogliamo fare una proposta: chi l’accusa di portare via il posto ad altri più meritevoli, non si nasconda dietro agli pseudonimi così frequenti sul web. Si dichiari, nome, cognome e disciplina e ci dia così modo di misurare l’impatto anche delle sue ricerche.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

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LA CAPORETTO DELLA CRESCITA E I DUE MARIO SUL PIAVE

40 commenti

  1. sergio cagnazzo

    Finalmente una voce fuori dal coro con dati inoppugnabili. Con questo governo si passa dall’esaltazione acritica alla denigrazione gratuita.

  2. Daniela

    Secondo me la questione di Silvia Deaglio è stata talmente dibattuta che si è perso il vero motivo della discussione. Ci sentiamo dire, noi giovani, che il posto fisso non esiste più e che abbiamo il vizio di voler lavorare vicino a mamma e papà, e poi viene fuori che la figlia di una delle due ministre che hanno pronunciato queste frasi infelici ha sia il posto fisso che il lavoro vicino ai genitori. Che abbia un alto impact factor poco importa, il problema che si era posto era come i fatti abbiano smentito le dichiarazioni delle due ministre. Silvia Deaglio avrebbe potuto anche fare un altro lavoro, ma se fosse sempre stato il posto fisso e vicino ai genitori la reazione sarebbe stata uguale. E’ questo che ha infastidito chi vorrebbe un posto stabile e anche decidere di stare vicino ai genitori, non sempre per poltronite. Forse sarebbe meglio che il governo evitasse di fare queste affermazioni, specie quando è facile smentirli, è tutto li il problema. Poi se parliamo di meriti accademici va bene, però avrei voluto leggere i verbali dei concorsi ai quali Silvia Deaglio ha partecipato per diventare ricercatrice e poi professore associato. Come mai non si trovano in rete?

  3. Barbara Malipiero

    … è un fatto che le Università italiane alberghino intere famiglie di accademici e di loro parenti: i Frati alla Sapienza etc. Semplicemente una cosa del genere non dovrebbe essere permessa. O vogliamo dare ragione a quel barone che disse che i figli dei professori sono più intelligenti degli altri?

  4. Luigi Oliveri

    Non si può che concordare. Non è giustificabile e non andava avviata la "campagna" contro la figlia della Fornero che dimostra di meritare la docenza universitaria. Non era nemmeno chiamata ad affermare che per lei parlava il curriculum.
    Tuttavia, la professoressa Deaglio è un caso particolare e a sè. Altri figli di grand commis o politici hanno, comunque, posti molto saldi e fissi. Non risulta pervenuta la notizia di discendenti di ministri, sottosegretari, prefetti o consiglieri di stato occupati precari presso call center. Non andava, allora, presa di mira la professoressa Deaglio, ma la comunicazione di retroguardia sul "posto fisso".

  5. Vincenzo

    E’ senza dubbio che la ricerca della Deaglio è di alto livello . Il problema qui è un’altro: I fondi che lei ha utilizzato per far la ricerca son intercettati grazie all’ausilio dei sui genitori. A quel punto è facile pagare ricercatori che fanno ricerca per te e attrezzature! Un ricercatore in Italia, anche se molto brillante, non riuscirà mai ad attrarre molti soldi per la sua ricerca se non ha le “conoscenze giuste” per il semplice motivo che se deve fare ricerca non può perdere tempo a fare applications e public relations. La Deaglio ha avuto un grande aiuto rispetto a un figlio di nessuno. Sarebbe stato diverso se fosse riuscita a fare la stessa cosa in un’altra universita’ italiana!

  6. Michele Tizzoni

    Complimenti! Ci voleva qualcuno che mettesse le cose in chiaro. Abbiamo assistito ad una campagna indegna di un paese civile. Per completezza, potete rendere pubblici i dati con cui avete creato i grafici? Da che database sono stati estratti?

  7. Elena Pezza

    Non credo che il punto di attenzione sia la competenza o la produttività di Silvia Deaglio, su cui personalmente non ho mai nutrito dubbi. A mio avviso la questione ha la sua centralità sull’accessibilità di alcuni percorsi professionali che è sempre più limitata e che è di fatto negata a chi non ha la fortuna di nascere in determinati contesti socioeconomici. Fa piacere sapere che Silvia Deaglio ha saputo mettere a frutto le opportunità che il caso le ha assegnato ma quante potenziali silvie deaglio non hanno neanche mai potuto ipotizzare un simile percorso? Il vero tema è, a mio parere, la mobilità sociale sempre più compromessa.

  8. stefano salvia

    Delle due l’una: o la signora Deaglio è l’unico ricercatore in Italia così capace da meritare una carriera e una posizione del genere (e sono molto contento che le persone valide vengano premiate) oppure ci sono un certo numero di ricercatori che non vengono valorizzati e sono costretti ad emigrare per ricevere mezzi e posizioni che gli competono per meriti. Sto mettendo in croce la signora Deaglio?

  9. pierpaolo riganti

    Gentile Boeri,non sto qui a discutere le competenze della prof deaglio..probabilmente è vero, come lei dice, che la deaglio rappresenti un’eccellenza italiano nel campo della ricerca medica..ciò che mi chiedo è: come ha fatto a pubblicare il suo primo articolo a 22 anni, cioè al terzo anno di medicina? E’ possibile che un ricercatore altrettanto brillante ma senza genitori prestigiosi alle spalle faccia in Italia lo stesso percorso della Deaglio, senza essere costretto a emigrare? Caro Boeri, ciò che fa rabbia non è l’invidia nei confronti di una brillante ricercatrice, ma l’amara constatazione che in Italia non tutte le persone brillanti hanno le stesse opportunità… La bravura e il talento contano meno delle appartenenze familiari, per cui è molto frequente incontrare ricercatori brillanti come la Deaglio costretti a lavorare nei call center perchè figli di gente comune che non insegna all’università e non presiede gruppi bancari.

  10. iltommi

    Mi scusi ma lei parla di numeri e propone dei grafici. Potrebbe specificare cosa intende per citazioni? Inoltre potrebbe citare le sue fonti? Qui l’unica cosa certa sono le 61 pubblicazioni che la dott.ssa Deaglio dichiara di avere. Come si può verificare qui  Saluti

  11. Barbara Veronese

    Il problema dell’Italia è che molti dei miei coetanei economisti (diciamo sotto/sui 40), che pure vantano esperienze all’estero, hanno pubblicazioni internazionali sopra la media, anche sopra la media dei docenti che li esaminano nelle commissioni di concorso spesso, e nonostante possano esibire un grafico come quello che ha fatto Lei nell’articolo non ottengono il posto, da nessuna parte …non se ne parli nella città di residenza. C’è già chi si è preso la briga di documentarlo circolando dei piccoli resumè in pdf su competenze e titoli di giudicanti e giudicati. Vogliamo fare qualcosa o no? Subito?

  12. andrea cazzaniga

    la deaglio probabilmente e’ brava, ma tutti gli altri? non si puo’ guardare solo lei, bisogna considerare anche tutti gli altri, matrone, geronimo la russa, ecc. e cmq e’ innegabile che la deaglio sara’ brava, ma sicuramente lei ha avuto tutte le possibilita’ di fare emergere la propria bravura, mentre invece tanti altri, non necessariamente meno bravi, non ne hanno avute. certo una componente di casualita’ c’e’ nella scelta della classe dirigente, ma qua il problema e’ sistematico, il caso singolo e’ poco, poco indicativo.

  13. andrea cazzaniga

    La Deaglio probabilmente è brava, ma tutti gli altri? Non si puo’ guardare solo lei, bisogna considerare anche tutti gli altri, Martone, Geronimo La Russa, ecc. e cmq è innegabile che la Deaglio sarà brava, ma sicuramente lei ha avuto tutte le possibilità di fare emergere la propria bravura, mentre invece tanti altri, non necessariamente meno bravi, non ne hanno avute. Certo una componente di casualità c’è nella scelta della classe dirigente, ma qua il problema è sistematico, il caso singolo è poco, poco indicativo.

  14. Elena Pezza

    Non credo che il vero punto focale fosse il fatto che Silvia Deaglio si meritasse o meno gli incarichi che ha, ne’ penso che davvero si fosse messa in discussione le qualità del lavoro di Silvia Deaglio. Personalmente non mi sono mai posta il dubbio. Il punto focale è, a mio avviso, il fatto che un nutrito numero di Silvia Deaglio, per potenziale e qualità, non può neanche lontanamente sognarsi di percorrere lo stesso cammino professionale perché non appartenenti per nascita a quella cerchia. Sono davvero lieta che mi venga confermato che Silvia Deaglio è una persona di qualità che fa un lavoro di qualità, e che quindi abbia saputo mettere davvero a frutto i mezzi e i talenti che il fato le ha concesso, ma il problema vero è quello della mobilità sociale, sempre più compromessa.

  15. Gabriella Caputo

    Egr. prof. Boeri in merito al suo articolo ” Il nepotismo al contrario”, vorrei farle notare che qui si continua a girare intorno alle questioni, facendo finta di non capire l’essenza del problema. Si continua a guardare il dito che indica la luna e non la luna stessa. Il punto è che i meriti o demeriti della sig.ra Deaglio non sono in discussione e sfuggono all’opinione pubblica non addetta ai lavori. La questione che si fa finta di non capire è che in Italia un giovane che avesse gli stessi meriti della sig.ra Deaglio, ma senza ” l’aiutino” di cotanti genitori, molto difficilmente avrebbe potuto arrivare ad ottenere lo stesso trattamento ad ella riservato e se lei o chiunque altro cercasse di negare questo dato di fatto, a fronte dell’oggettiva fuga di cervelli a cui assistiamo ogni giorno per questo motivo dalle università italiane, sarebbe intellettualmente disonesto.

  16. Vincenzo Liso

    E’ senza dubbio che la Prof. Deaglio abbia delle pubblicazioni di tutto rispetto. Il problema qui è’ un’altro: Lei si è potuta permettere di scrivere tutte queste pubblicazioni grazie anche ai fondi intercettati nelle fondazioni per cui lavorano i suoi genitori. È chiaro che se puoi pagare altri brillanti ricercatori e attrezzature riesci a fare tante pubblicazioni a tuo nome. In america come anche nel nord Europa un ricercatore cambia in media 3 universita’. Lei ha fatto tutta la carriera nell’università di mamma e papà ed è ovvio che ha avuto le spalle coperte. Avrebbe potuto scegliere di fare la sua carriera in un’altra università se voleva eliminare ogni ombra di dubbio sulla sua bravura.

  17. Andrea Oliva

    Sono un ingegnere elettronico di 28, non ho la competenza per valutare la praparazione della Dottoressa Deaglio, ma conoscendo bene l’ambiente universitario pre, post laurea e posto dottorato, ritengo di avere la sensibilità giusta per esplicitare alcuni dubbi. Le critiche mosse alla Dottoressa Deaglio, almeno quelle che ho sentito io, non criticano assolutamente la preparazione della suddetta. L’eccellenza è sicuramente raggiunta dalle capacità della dottoressa… Ma è sicuramante dubbio il percorso con cui questa eccellenza è stato raggiunto: l’accesso privilegiato a risorse, occasioni, finanziamenti, è qualcosa che raramente è concesso a tutte le persone eccellenti, a parità di eccellenza. E una volta che tale eccellenza è stata raggiunta, mi piacerebbe conoscere altri ricercatori di estrazione più “popolare”, la cui eccellente preparazione venga premiata quanto quella della Dottoressa Deaglio.

  18. Stefano Zapperi

    Recentemente ho sentito in televisione il rettore Frati annunciare che chiunque volesse parlare di università e ricerca prima doveva dichiarare il proprio H-index. Lui aveva 41 e quindi poteva parlare. E’ divertente sentire le stesse parole in bocca a Tito Boeri. Io non sono bravo come Frati ma provo ad esprimere comunque la mia opinione. Penso che sia legittimo chiedersi se un ministro abbia commesso o meno un abuso se una importante fondazione bancaria di cui era vicepresidente ha finanziato le ricerche della figlia. Concentrare l’attenzione su Silvia Deaglio è sbagliato, perché il potenziale conflitto di interessi colpirebbe la madre e non la figlia. E’ Elsa Fornero che deve convincere l’opinione pubblica che tutto è stato fatto correttamente. Accusare la figlia svia l’attenzione dal punto della questione.

  19. Francesco Coniglione

    Silvia Deaglio è una ricercatrice brillante, con un curriculum dalla validità indiscutibile e merita pienamente il posto che occupa. Il problema non è questo, ma la semplice, banale constatazione che per ogni simil-Deaglio vi sono almeno altri 100-200 giovani di pari intelligenza o più che non hanno potuto costruirsi un curriculum come il suo (i curricula si “costruiscono” e i genitori accademici sanno come fare!) e che oggi lavorano in un call-center o sono semplicemente precari. Non rendersi conto di ciò fa parte della barbarie del nostro tempo, in cui si è perso ogni criterio di giustizia sociale ed eguaglianza delle posizioni di partenza (a cui una persona come Boeri dovrebbe essere assai sensibile).

  20. Ivano Mosconi

    Sono sicuro che la prof: Deaglio merita il posto che occupa, anche se onestamente dovrebbe riconoscere che qualche privilegio l’ha pur avuto. Quel che mi dà fastidio è che la madre e i suoi colleghi si permettano di irridere i coetanei della ragazza, tra i quali magari ce ne saranno di altrettanto meritevoli. In ogni caso tutti vanno rispettati, anche quelli che non hanno avuto doti tali da permettere loro di emergere. Tra l’altro, mi sembra che qualcuno della compagine governativa abbia un curriculum che induce a qualche perplessità.

  21. beniamino piccone

    L’attacco a Silvia Deaglio è la riprova e l’ennesima dimostrazione che la rete non è il luogo dorato dell’imparzialità e della vera informazione. E’ spesso un ricettacolo di informazione di pessima qualità, di giudizi senza senso, di invidia, di attacchi senza logica. Io, nel mio piccolo, ho osato essere a favore delle liberalizzazioni dei taxi sul mio blog Faust e il Governatore http://fausteilgovernatore.blogspot.com/2012/02/taxi-rendite-e-concorrenza.html e il risultato? 100 commenti come infame, pezzo di m., devi morire…

  22. AM

    Sono anch’io sdegnato per la campagna di denigrazione condotta contro la prof. Deaglio, anche se penso che la presenza dei due genitori di peso nel mondo accademico almeno non le avrà creato ostacoli. Diverso è il mio giudizio su citazioni e impact factor. Non conosco il settore della medicina, ma sono piuttosto scettico sulla validità di queste misurazioni del valore della produzione scientifica. Entrano in gioco tanti fattori di disturbo che riducono la signifatività delle valutazioni. Ne cito alcuni: il business degli editori delle principali riviste, le conoscenze personali nel mondo accademico, anche internazionale,, le conoscenze linguistiche idonee a scrivere in buon inglese, la possibilità di offrire contropartite di carattere accademico, scientifico e professionale a personaggi illustri del mondo universitario internazionale da parte degli atenei o altri enti di appartenenza dei candidati, la possibilità di ottenere borse di studio e di accumulare esperienze di ricerca in prestigiose università straniere.

  23. Francesco Lauricella

    Se non fosse la figlia di cotanti professori Tito Boeri l’avrebbe ugualmente difesa e avrebbe realizzato un grafico?

  24. xx

    Qui tutti ad appoggiare gli attacchi alla dott.Deaglio, salvo poi dire che il problema non è la dott.Deaglio ma altro. A me pare banalmente una immensa arrampicata sugli specchi, o un immenso scaricabarile: ci si unisce ai belati del gregge salvo poi fare i soliti distinguo. Suvvia, un po’ di dignità!

  25. Alberto

    Aldilà delle specifiche biografie dei ministri e dei loro parenti, ciò che rileva è che le esternazioni di Cancellieri, Fornero, Martone e Monti, lungi dall’essere imprudenze o ingenuità, sono rivelatrici di un punto di vista elitario e classista. Gli strali dei ministri “tecnici” sono evidentemente diretti a quei giovani che non potendo vantare natali illustri, entrature in ambienti altolocati, amicizie eccellenti, spintarelle, ecc. si illudono di poter insidiare le posizioni riservate per “diritto naturale” alla progenie della classe dirigente italiana della quale fanno evidentemente parte questi “tecnici”. E forse non se ne rendono neppure ben conto, come il povero Michel Martone che probabilmente pensa davvero che essere “nato bene” sia un merito. Un paio di mesi sulla catena di montaggio gli avrebbero forse chiarito le idee sul concetto di “sfiga”… purtroppo non ha avuto questo privilegio!

  26. ml

    Grazie per aver ricordato una cosa semplice e vera: si può essere bravi anche “in proprio”. Tra i molti danni del nepotismo, c’è anche l’ombra del pregiudizio che grava su chi, suo malgrado, ha congiunti più o meno “prestigiosi”.
    Non c’è solo il dover costantemente dimostrare di essere bravi sul serio, di essersi meritati quanto si ha e di aver motivo di ambire a ulteriori riconoscimenti. Uno degli aspetti più insidiosi e subdoli  di Parentopoli lo puoi sperimentare quando da Parentopoli e dalle sue regole stai davvero alla larga, rifiutando di coinvolgere il genitore/coniuge “importante” in  un degradante scambio di “favori”. Allora, improvvisamente, ti ritrovi circondato da una diffidenza sospettosa, quasi risentita, e, non avendo voluto approfittare di assurdi e immeritati privilegi, ti ritrovi a godere di assurde e immeritate discriminazioni. Mi piacerebbe credere che siano solo settori marginali e “in decadenza” a soffrire di questi mali, ma non ne sono poi tanto sicura…

  27. mario astolfi

    Perché, per fugare ogni dubbio, la D.ssa Deaglio non è andata a fare la sua carriera accademica fuori Torino? In questo modo non ci sarebbero state possibili ombre sulla medesima (carriera).

  28. SAVINO

    Caro Prof. Boeri, non si esce dalla crisi e non si ricambia la classe dirigente con i figli di papà. Una delle ragioni per cui siamo ridotti con le pezze al sedere e che se, per caso, un figlio di un operaio decide di andare avanti negli studi e, per caso, egli è un genio si può comodamente paragonarlo ad un condannato a morte, perchè in questa società è praticamente spacciato e non gli sarà sufficiente inviare miriadi di curricula, perchè non li leggerà nessuno. Si ricordi professore, i migliori, quelli che ci faranno uscire da questo pantano, risiedono presso famiglie normali, mentre i figli di papà se ne fregano, spendono, spandono e si danno a forme di scapigliatura.

  29. Spartaco

    La domanda da porsi è un’altra: con lo stesso identico curriculum in Italia è normale diventare professori associati a 37 anni?

  30. marco

    Poche domande: quante giovani ricercatori eccellenti negli ultimi anni sono andati all’estero ottenendo là risultati di prestigio pari se non migliori a quelli della Deaglio? Se la Deaglio avesse avuto altro cognome e altri genitori(due operiai fiat ad esempio) siamo proprio certi che le sarebbero state accoradate la stessa fiducia e le stesse possibilità? Dopo il caso Martone e tanti altri illustri esempi, direi sistemici, i pregiudizi e il sentire comune non possono sembrare comprensibili anche qualora sbagliassero? Bravo professore Boeri rifletta e non si infervori in difesa di persone che seppur meritevoli sono all’interno di un sistema ancora baronale che purtroppo o meno male è anche il suo…potrebbe sembrare che difenda una casta anche se non è così!-se vuole difendere veramente la Deaglio e tanti altri bravi ricercatori si batta per cambiare il sistema e renderlo efficiente in modo che premi veramente solo e con poche ombre di dubbio i bravi tra cui io considero anche lei…

  31. Michele Boldrin

    Tito, tutto giusto, tutto vero. Ora ci potresti dare altri due grafici che indichino dove il vice-ministro Michel Martone sta, in quelle scale? Grazie. m

  32. sp

    Sarebbe curioso conoscere l’indice H dei genitori…

  33. Vittorio Bacaro

    Quando il dibattito si concentra su vicende personali rischia di scadere in pettegolezzo. E’ necessario tuttavia dire con chiarezza che il sistema accademico è governato da un rigidissimo principio di cooptazione. Nei normali concorsi pubblici la raccomandazione è largamente usata, ma nascosta. Nell’Università invece è palese e rivendicata. Ogni ordinario sceglie i “suoi”, ritenendo che la sua autorevolezza e la sua presunta responsabilità di fronte al resto del corpo accademico costituiscano l’unica insindacabile garanzia della bontà della scelta. In questo contesto le procedure concorsuali diventano vuoti orpelli burocratici, talvolta dal contenuto surreale. Lo scarso prestigio delle nostre università nel mondo è il risultato di tutto questo

  34. Antonio Nota

    Egregio Prof. Boeri, mi permetto che di obiettare che il suo commento ha un ” bias” dovuto alla comparazione di Silvia Deaglio con la media delle persone che hanno un posto nella facolta di medicina in Italia. Partendo da un assunto che l’universita’ in Italia non è meritocratica a me sembra normale che la Deaglio, cha ha un cv valido risulti sempre nella parte alta della curva. La questione e’ allora comparare Silvia Deaglio, con un campione di ragazzi Italiani che insegnano in una università estera, vedere se Silvia Deaglio rappresenta effettivamente un’ eccezione e di quanto il risultato della Deaglio si discosta dalla media del campione. Se, come credo, il risultato della Deaglio, sarà simile a quello dei suoi coetanei Italiani professori di medicina all’estero, allora il “bias” della sua analisi diventerebbe evidente ed in piu’ sarebbe evidente il motivo per il quale la Deaglio insegna a Torino ( quindi sotto casa) e non all’estero come fanno migliaia di laureati Italiani meritevoli. D’altronde un suo collega economista ( Michele Boldrin), quando gli si chiese perche’ insegna negli USA, lui rispose: “l’universita’ italiana, tolti 6-7 casi, non e’ meritocratica”

  35. Lorenzo

    L’elitarismo come metodo e pratica sociale è talmente diffuso ed accettato nelle nostre civiltà ‘progredite’ che neppure il minimo sospetto deve destare il tentativo di ungerlo di bieco quantitativismo allo scopo di conferirgli una parvenza positivista. Se proprio si vuole ricorrere pedissequamente al sensazionalismo empirico per tentare di fornire ex-post una giustificazione ‘moralmente accettabile’ (perché questo si vuole fare) all’effetto di una causa di chiara natura immorale, non sarebbe stato più ragionevole cavarsela ammettendo che nella popolazione statistica dei raccomandati è osservabile una chiara stratificazione per competenza?

  36. filippo di giambattista

    Mi sembra che molte persone abbiano un approccio un po’ integralista alla questione delle pari opportunità. E’ evidente che un giovane proveniente da una famiglia dove può avere stimoli clulturali maggiori è favorito comunque. Si vuole togliere i figli alle famiglie per metterli tutti nelle stesse condizioni di partenza? In ogni caso chi ha doti innate maggiori di intelligenza sarebbe comunque più favorito. Facciamo in modo che gli elementi dotati di ingegno, ma provenienti da famiglie meno fortunate, siano aiutati ad emergere da una scuola di base più efficace e con aiuti economici sostanziali per la frequenza degli studi superiori; nello stesso tempo cerchiamo di evitare che i figli meno ingegnosi della famiglie fortunate occupino posti non meritati.

  37. stefano komel

    Per una volta non sono d’accordo con il solitamente pacato ed equilibrato Boeri. Il valore di una persona nulla toglie al “possibile” nepotismo esercitato ( o no??) Certo che il ministro Fornero, e di volta in volta anche altri rappresentanti del governo, potrebbero anche risparmiarsi battutine insulse sui figli mammoni e simili.

  38. Francesco Artusi

    Il nepotismo si ha, anche, quando genitori preparati impongono figli preparati. E’ l’azione in se’ a qualificare il gesto, che impedisce a figli preparati, bravi come la dott.ssa Deaglio, ma senza genitori influenti, di gareggiare ad armi pari. Lei ha utilizzato un artificio retorico che, dovendo giustificare una palese disonesta’, per interessi di corporazione universitaria, “riduce” il concetto di nepotismo a quello di nepotismo amorale.

  39. Methodologos

    Il problema non sta nella Deaglio e nel domandarsi se sia o non sia brava. Ma nel semplice e banale osservare che Lei, sia pure essendo brava, ha avuto il 100% di possibilità che questo venisse riconosciuto. Altri, che sono ugualmente bravi, hanno avuto il 10% di queste possibilità ( e ovviamente molti non ce l’hanno fatta ). Questa è la disuguaglianza di partenza. Una disuguaglianza non più fisiologica ma, in Italia, patologica, strutturale, insormontabile.

  40. giovanna roiatti

    Nel caso della figlia della Fornero sarebbe stato più onesto andare in un’altra università. Mi diede molto fastidio in passato vedere il nome della moglie del mio sindaco alla presidenza dell’Erdisu della stessa città…mi son chiesta:perchè, se meritevole, non va altrove? Mi ha dato molto fastidio anche vedere il nome di un cognato di un parlamentare locale all’assessorato della stessa città, senza l’evidenza di meriti particolari, quindi….la vogliamo finire o vogliamo continuare?

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