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SPESE CON IL CONTRIBUTO DEGLI STRANIERI

Come saranno impiegate le somme derivanti dal contributo di soggiorno richiesto agli stranieri? Metà va a un fondo per il rimpatrio degli espulsi per soggiorno illegale. L’altra metà è suddivisa tra la missione “Ordine pubblico e sicurezza”, l’attuazione delle disposizioni sull’Accordo di integrazione e le attività dello Sportello unico per l’immigrazione. Solo l’ultima si configura come la controprestazione di un servizio reso da un ente pubblico. Gli altri casi sembrano contrastare con il principio di eguaglianza e con l’obbligo generale di contribuzione.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

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UNA ROAD MAP PER LE LIBERALIZZAZIONI

  1. Emanuele Bracco

    D’accordo con il tenore dell’articolo, ma accade raramente che le “tasse” in senso stretto vadano poi effettivamente a finanziare il servizio, o che il loro ammontare sia correlato al costo amministrativo. Sta di fatto che l’Italia è impresentabile per quanto riguarda le procedure amministrative sui visti, ma assolutamente economica per quanto riguarda queste tasse. In Gran Bretagna il costo del visto era £340 (più di 400 euro) un paio di anni fa, ci mettevano 3/4 mesi a dare il visto, durante i quali l’amministrazione tratteneva il passaporto del richiedente. Certi toni scandalistici visti sui giornali dovrebbero tener conto di quale siano le prassi dei nostri vicini europei.

  2. renzo

    Mi sembra un’ottima legge. L’espulsione dei clandestini comporta un grave spesa a carico degli italiani. Si può evitare questa spesa blooccando i clandestini e rinviarli a casa loro prima che arrivino sulle nostre coste o territorio. Questa nuova legge mi sembra giusta e corretta.

  3. Massimo

    Non riesco a capire tutto questo scandalo per il pagamento di una tassa prevista in tutti i paesi europei. Se non si trovano ben in Italia possono anche tornare da dove sono venuti o scegliersi un altro paese più benevolo del nostro.

  4. AM

    Oggi, con la crisi, alcuni immigrati sono pentiti di aver abbandonato il loro paese, dove non coducevano una vita stimolante, ma almeno avevano la casa e il vitto assicurati. Chiedono quindi di poter rientrare a casa, ma non dispongono del denaro necessario per il viaggio. Ecco il fondo dovrebbe assumersi carico anche di queste spese.

  5. Eddy

    La solita burocrazia che ha creato uno Stato non al servizio dei cittadini (di qualsiasi colore essi siano), ma un meccanismo farraginoso al quale si chiede a tutti continuamente di “mettere una pezza”. 72 Euro per il rilascio di una carta? Siamo seri, per favore, e se non lo siamo, diventiamolo.

  6. jean

    I scopi principali della tassa sarebbero quelli di finanziare il fascicolo immigrati e i settori ad esso connessi (rimpatri), scoraggiare i nuovi immigrati a venire in italia e costringere una grande fetta di essi ad abbandonare il sogno migratorio, cercando in questo modo di contenerne o adirittura ridurrne il numero già presente nel nostro paese, affine di scongiurare futuri conflitti tra poveri !

  7. annata77

    In riferimento a chi grida allo scandalo di questa previsione di legge occorre ricordare che gli italiani stessi da un pò di tempo a questa parte pagano la “tassa di soggiorno” quando vanno in alcune città. Tale tassa è fissa e non tiene conto della capacità contributiva del soggetto. Di che cosa parla questo articolo?Inoltre in periodi come questo, dove tutto va bene per far cassa, riuscire ad alimentare i fondi di “sicurezza e ordine pubblico” nonchè quello di “contrasto all’immigrazione” con nuova linfa giustifica la tassa di cui trattasi. Ad ogni modo sono pure del parere che la razionalizzazione delle attività legate all’immigrazione porterebbe molti benefici, e forse potrebbe evitare anche la tassa stessa. Per favore non parliamo ancora di alimentare corsi per apprendere l’italiano: tutti i fondi europei ormai sono solo per l’integrazione degli immigrati, e la quantità di risorse messe a disposizione dal FSE non è neppure utilizzata tutta, causa mancato interesse degli immigrati stessi, che magari imparano l’italiano e la cultura italiana nella vita quotidiana.

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