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  1. anna Rispondi

    487 € dovrebbero essere troppe per ogni individuo che ha isogno di cure? Occorre ragionare sulla gravità dell'invalidità, occorre valutare il contesto geografico, familiare che incidono fortemente sul "sollievo" dell'invalidità. Cercare di ridurre un'invalidità ad un "costo complessivo" che forse può essere distribuito meglio ( e attenzione a favore degli istituti accreditati!) è un modo di trattare dei problemi veri delle persone che non condivido. Non si tiene conto delle difficoltà psicologiche e delle difficoltà dell'affronatare il quotidiano, non si tiene conto del fatto che un disabile "solo" deve sostenere molti piu' costi rispetto ad altri, non si tiene conto che è impossibile misurare le risorse impiegate da persone che gratuitamente prestano assistenza, non si tiene conto che si vorrebbe prendere il monte di trasferimenti "indennità di accompgnamento" e trasferirlo alle strutture accreditate. I soldi dell'indennità di accompgnamento sono collettivi, non sono delle strutture accreditate. Se fosse così semplice devolvere il tutto facciamo che per € 487,00 al mese si offra tutto, ma proprio tutto a chi versa in condizioni non fortunate.

  2. mauroz78 Rispondi

    magari risparmiando un po' su varie truffe perpetrate ai danni dei cittadini si riuscirebbe a dare assistenza a chiunque.

  3. Carlo Giacobini Rispondi
    Mirabile sforzo di comprendere quanto lo Stato spende per gli anziani ... ma assente completamente ogni considerazione su quanto spendano le famiglie e le persone per la propria "non autosufficienza". L'ISEE (nè quello attuale, nè quello in via di definizione) considera veramente quanto la menomazione (la non autosufficienza è un concetto non definito o troppo definito) sia causa di impoverimento diretto, indiretto, indotto. "non lasciare sole le famiglie con i soldi" è un'affermazione che evidenzia un retropensiero preoccupante e, per molti versi offensivo. Le famiglie sarebbero incapaci o in malafede o vittime di raggiri. Ci si augurava che l'universalismo selettivo fosse crollato finalmente sotto l'evidente insostenibilità tecnica, politica, etica, e invece a vent'anni da Onofri e Zamagni ci troviamo ancora di traverso questo vecchio armamentario. Francamente ci si aspetterebbe di meglio.
  4. Mino Rispondi

    Chi ha scritto questo articolo è evidente che non conosce l'argomento in prima persona. Riuscire a prendere l'assegno di accompagamento, oggi, è veramente molto difficile. Ci si arriva dopo anni di tentativi, quando l'anziano non è più autosufficiente da tanto tempo. E i quattrocentottantasette euro che vengono elargiti sono una miseria, che l'estensore dell'articolo vorrebbe anche ridurre a qualcuno secondo criteri neanche bene esplicitati. Tra quanto si arriverà a "ridistribuire" l'elemosina? Ma per favore....

  5. Afro Formica Rispondi

    Ormai è assodato che l'allungamento della vita porta con sè una scia importante di non autosufficienti, che ormai rappresentano un rilevante problema sociale in continua crescita. Bisogna intervenire, come in Germania e anche nella provincia di Bolzano, introducendo in via obbligatoria la cosiddetta Long Term Care Insurance, che garantisce una rendita mensile alla persona non autosufficiente (secondo parametri codificati) da utilizzare per badante, assistenza sanitaria ed altre esigenze. Una quota supplementare della tassazione viene destinata a tale scopo nell'ambito di un sistema assicurativo ad hoc. Per le persone meno abbienti lo Stato versa direttamente la quota dovuta. Ovviamente per il nostro Paese occorre approfondire bene la problematica a livello tecnico, ma questa è l'unica strada seria da intraprendere. Ciò consentirebbe di ripensare l'assegno di accompagnamento, modulandolo anche in relazione al reddito dell'interessato (sempre al netto di una evasione fiscale colossale come la nostra).

  6. Giorgio Rispondi

    La popolazione italiana invecchia e purtroppo gli anziani molto vecchi spesso non sono autosufficienti quindi spesso sono invalidi al 100% ovvero hanno necessità di un accompagnamento. L'indennità di accompagnamento nella sua attuale formulazione è un'integrazione del reddito certo, cos'altro può essere? E ha un unico difetto: è troppo bassa per molte famiglie. Che le famiglie possano impiegarla come meglio preferiscono (punto b) è un vantaggio, pensate che qualcun altro possa sapere meglio delle famiglie come spendere quei soldi? Che non ci siano controlli sull'impiego (punto c) un risparmio. Se ho capito bene invece la vostra proposta ha un duplice obiettivo: far risparmiare lo Stato anche sulle indennità di accompagnamento (punto a) e nello stesso tempo farne un'occasione di profitto. Direi che è in linea con la politica dell'attuale Governo. Cordiali saluti.

  7. Osvaldo Forzini Rispondi

    E' davvero strano che le badanti risultino pagate in nero, visto il rischio che corrono i datori, ed i problemi per le badanti stesse (come ottengono il permesso di soggiorno senza lavoro?). La badante di mio padre è regolare, il costo totale è sui 1300 euro mensili (più il vitto), l'accompagnamento serve ovviamente solo a limitare la decadenza dei risparmi, cui si deve per forza attingere visto che la pensione non è sufficiente anche per la sola badante, e poi c'è casa, bollette, vitto, riabilitazioni e cure extra varie. saluti

  8. Chiara Fabbri Rispondi

    apprezzo l'articolo innanzitutto per aver sollevato un problema grave e crescente con il crescere dell'età della popolazione. La gestione di persone non autosufficienti è lasciata a totale carico delle famiglie, in assenza di servizi pubblici adeguati (pensao ad esempio alla sostanziale inesistenza di servizi di cura domiciliari) ed anche di servizi privati di qualità almeno accettabile. Tuttavia, la proposta avanzata, come molte altre in altri ambiti di spesa, presuppone un sistema fiscale efficiente, in cui le dichiarazioni dei redditi corrispondano grosso modo alla verità. Visto che, purtroppo, come tutti sanno e come recentemente asseverato anche dai controlli della GdF, la maggioranza delle dichiarazioni è mendace, la proposta è di fatto regressiva, facendo pagare il costo pieno dei serivizi a chi di fatto già li paga attraverso le tasse e favorendo con inopportuni sconti chi presenta dichiarazioni false.

  9. Dott. Malerba Fabio Rispondi

    Ho apprezzato l'articolo sulla c.d. indennità di accompagnamento; ma non sono ed a mio avviso non si può essere concordi con l'idea di fondo. Se ad inizio articolo giustamente si afferma che l'accompagnamento è divenuto componente di redditto non si può, a mio avviso, pensare di modularla in base al reddito stesso; e spiego il perché. Il calcolo ISEE oppure qualunque altro indice che servirebbe (sulla carta) a parametrare un qualcosa (nel caso specifico l'accompagnamento) al reddito ha dimostrato in tutti i campi in cui è stato applicato la sua profonda ingiustizia. è evidente che l'ISEE non può e sicuramente non tiene conto dell'inflazione e del costo della vita, laddove un pensionato medio ha un reddito ISEE che corrisponde, secondo i recenti studi, a quello di un gioielliere...Si tenga conto che il reddito c.d. "base" non è sufficiente per pagare i servizi di cui un anziano "medio" ha bisogno. Il costo di una badante per persona autosufficiente si aggira attorno ai 1000 euro al mese (perlomeno nei grandi centri come ROMA). è evidente che l'accompagno viene utilizzato prima di tutto per sfamarsi e poi per integrare altre spese. Non bastano i caratteri per continuare.Dott. Malerba

  10. Gino Ragnetti Rispondi

    Un chiarimento. Siccome nel titolo si parla di "non autosufficienti" e nel testo solo di "anziani", vorrei sapere se questa proposta riguarda solo gli anziani o tutti i non autosufficienti (disabili gravi). Grazie