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  1. AM Rispondi

    I concorsi non garantiscono affatto le scelte migliori. Forse sarebbe meglio lasciare libere le università di chiamare chi vogliono facendosi tuttavia carico dei costi. Se alcune università preferiscono chiamare figli, mogli e nipoti peggio per loro. Ma poi a ben vedere il nepotismo non è l'unico e neppure il più pericoloso elemento di disturbo nell'arruolamento dei docenti. Vi sono infatti altri legami interpersonali di varia natura, comune appartenenza a sodalizi palesi e occulti, militanza politica.

  2. Pasquale Mancino Rispondi

    … e se… se per collaborare alla rigenerazione del nostro sistema-Paese gli enti che già strategicamente hanno avviato la partecipazione al job market, muovendosi in una logica win-win cooperativa e di sistema si offrissero di fare a loro spese da collettore per (un numero contenuto di) altri enti (che magari per reputazione potrebbero farlo ma per risorse no), operando anche in loro nome all’ASSA per il secondo step selettivo (e, magari, sostenessero le spese per far sostenere lo step finale in Italia ad un certo numero di candidati presso gli enti interessati)… magari solo per un quinquennio, per avviare una logica meritocratica e competitiva… e poi, poter contare, lato politica, alla possibilità di ottenere la cittadinanza almeno un attimo prima dell’assunzione, laddove questa fosse prevista presso enti pubblici ove la cittadinanza almeno in Stati membri dell’UE fosse vincolante…: è un’Italia quasi vicina o troppo lontana…?

  3. Paolo Todeschini Premuda Rispondi

    Due questioni: - Se la mancata partecipazione ai Job Market internazionali è dovuta non solo a motivi finanziari ma anche legislativi non sarebbe il caso che venga preparata una proposta (Prof. Terlizzese l'EIEF potrebbe essere l'istituzione più adatta per questo) a "costo zero" da presentare al Ministro Profumo e da inserire in uno dei prossimi decreti "Cresci Italia"? - Se le Università italiane sono poche, quanti sono invece i dottorandi italiani che partecipano ai Job Market internazionali? e cos'è che gli impedisce di partecipare: mancanza di fondi per la trasferta o backgroud scientifico non all'altezza? Grazie e buona giornata

  4. michele Rispondi

    La ormai ben nota legge Moratti sul rientro dei "cervelli in fuga" all'estero, dovrebbe essere limitata ai soli atenei di rilievo internazionale..alias università di Canada, Europa, Stati Uniti, e qualche polo di eccellenza in Cina e India. Certamente non a università parificate in posti balneari; altrimenti basta stare parcheggiati due anni all'estero per avere l'ennesimo pezzo di carta che dà diritto a un posto ben pagato a casa.

  5. Franco Mastrandrea Rispondi

    Le risorse finanziarie sono scarse, d'accordo, ma manca la possibilità di utilizzarle per il mercato: come è possibile reclutare qualcuno all'ASSA (o anche ai Job Market europei - quello spagnolo e quello inglese) se poi tocca far loro fare un concorso scritto e orale? All'utente valigiadicartone dico che il sistema delle references non c'entra molto con lo sviluppo scientifico: è utilizzato (de jure o de facto) in molte altre discipline scientifiche, nonchè in maniera informale funziona anche per le materie umanistiche all'estero. Le mancanze sul fronte scientifico sono forse dovute a coloro che si autodefiniscono con orgoglio "eterodossi" solo per nascondere la sostanziale mancanza di un metodo di indagine strettamente scientifico. Non parlo di *tutti* gli eterodossi, ovviamente, ma di alcuni economisti (molti in Italia) che pensano che il materialismo dialettico possa avere status scientifico.

  6. Daniele Terlizzese Rispondi

    Scrivo da Chicago, nel pieno del Job Market efficacemente descritto da Fausto Panunzi. Concordo in pieno con le sue osservazioni. Aggiungo che un altro intervento da parte del governo che favorirebbe la capacità concorrenziale delle istituzioni italiane in questo mercato è quello di rinnovare, e possibilmente rendere permanente, la legge che offre un beneficio fiscale temporaneo ai ricercatori che dall'estero vengano a lavorare a tempo pieno in Italia. Ancora meglio sarebbe se il governo estendesse, da 3 a 5 anni, la durata di quel beneficio. Si tratta di un intervento che, secondo le valutazioni effettuate dalla stessa ragioneria generale dello Stato, non comporta un onere per la finanza pubblica, poiché i minori introiti fiscali si riferiscono a redditi che, in assenza dell'incentivo, verosimilmente non sarebbero stati generati. Speriamo che il ministro Profumo si faccia promotore di questa iniziativa.

  7. Guest Rispondi

    Ho contato otto istituzioni italiane a Chicago: Bocconi, Luiss, Carlo Alberto, Eief, IMT Lucca, Banca d'Italia, EUI, JHU Bologna. Onestamente credo ci siano dipartimenti di economia in università pubbliche (penso a Bologna e Torino) che potrebbero fare relativamente meglio di alcune (non tutte) tra le suddette.

  8. marco Rispondi

    Speriamo che si riesca a capire l'importanza della ricerca e di aver un sistema più competitivo di altri paesi. Francamente sono un po' scettico: Profumo è da anni dentro al sistema dal quale ha mangiato e nel quale ha molti amici che difficilmente toccherà nei loro interessi. Di solito la rivoluzione la fa chi viene dall'esterno e non ha nulla da perdere. Con la scuola non abbiamo incominciato molto bene: tornare al concorso pubblico sarebbe un grande sbaglio e un ritorno al passato. Gli insegnanti vanno scelti anche in base alle attutidini al mestiere, (comunicative, relazionali, educative ecc.) non solo in base al profitto durante un episodico e non trasparente esame....

  9. AG Rispondi

    Il meccanismo descritto funziona perfettamente e si conclude in sei mesi, con tutti che conoscono l'esito prima di completare il dottorato. Il confronto con il sistema italiano dei concorsi che richiedono anni la dice lunga sull'impossibilità del sistema univeristario italiano di funzionare a livello modiale. Meglio abolire del tutto i concorsi, lasciare libera ogni università di fare come vuole, ma eliminando anche ogni finanziamento garantito alle università e fare dipendere tutte le risorse (non il 3%-7%) dalla qualità dell'attività di ricerca e di formazione. Il problema non è se due professori sono fratelli o marito e moglie, ma se sono bravi o no. Conosco casi di negoziato negli USA in cui marito e moglie (sufficientemente bravi) dicono apertamente all'univeristà che gli offre il posto che loro accettano solo se l'offerta è per entrambi. Se è vero mercato la contropartita è anche funzione della scala di valori personali. L'unica cosa che non funziona comunque è il meccanismo delle regole rigide e dei nostri assurdi concorsi.

  10. Germano Rispondi

    Eh si, mi auguro che presto qualcosa si faccia. Lavoro a Chicago da diversi anni. Dopo la laurea in Italia ho conseguito un MBA in Chicago alla Loyola University. Alcuni miei professori ovviamente sono presenti al meeting che non potrò seguire ma che sarà interessantissimo. Ho conservato con loro un legame di stima profonda oltre che semplicemente umano. Sono sempre stato sensibile al tema e da anni sono attivo nel sostegno a NOVA, un'associazione di MBA USA Italiani il cui scopo è quello di sensibilizzare i governi Italiani ad adottare politiche di incentivo al rientro rivolte ai talenti come noi specializzati in USA ma con l'Italia nel cuore. Vi seguo con stima ed attenzione e spero riusciate a portare l'attenzione dei governanti verso temi come questo estremamente importanti. Carissimi saluti.

  11. valigiadicartone Rispondi

    Manca in questo articolo un minimo cenno alla questione delle references. Non vorrei essere frainteso, secodo me una reference (una raccomandazione) è auspicabile in ogni campo, soprattutto se a raccomandare sono persone competenti e con piena conoscenza del candidato. Il problema è che per accedere sia ai programmi di PhD di alto livello, e sia per trovare posizioni nel job market decenti, servono delle robuste motivation letter da parte di professori refenziati, diciamo pure "famosi". Secondo me questo non fa altro che incrementare l'autoreferenzialità di una disciplina, l'economia politica in particolare, che si allontana sempre di più da un mero concetto di scienza. Basti pensare che da uno stesso fenomeno economico, e dai dati sullo stesso, è possibile arrivare a più conclusioni tra loro opposte, e io non definisco questo come "scienza". Il punto è l'autoreferenzialità di questo mondo, che continua ad autoalimentarsi con queste "fiere" sfornando risposte e soluzioni economiche palesemente sbagliate. Sbagliate perchè si dibatte da almeno un secolo su misure di politica economica efficaci, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti...