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  1. Lorenzo Lusignoli Rispondi

    A me pare che dal punto di vista tributario il nuovo provvedimento abbia una sua giustificazione. Se il valore dell'immobile viene tassato con un'imposta sul patrimonio (l'Imu o ieri l'Ici) non ha molto senso tassare lo stesso valore anche con un'imposta sul reddito. O meglio si tratta di una sorta di doppia tassazione. Se invece l'immobile produce un flusso di guadagno perché è locato allora ha senso che questo guadagno venga tassato con un 'imposta sul reddito (irpef o cedolare). Ho l'impressione che il mantenere l'assoggettamento del valore dell'immobile ad Irpef, dopo l'introduzione dell'Ici nel 1993, sia stata una scorrettezza (forse per ragioni di gettito) e che questa venga oggi in realtà sanata nell'ultima manovra. Imporre l'irpef anche sul valore dell'immobile rispondeva alla concezione della "comprehensive income tax" degli anni '70, poi ampiamente superata (nel bene e nel male) con la progressiva esclusione di molti redditi dalla base imponibile irpef. Era un modo per tassare il patrimonio immobiliare senza introdurre un'imposta patrimoniale. Il decentramento fiscale contempla una razionalizzazione del sistema con una tassazione locale di tale patrimonio. La questione equitativa può essere analizzata confrontando il vecchio sistema progressivo col nuovo proporzionale. Da questo punto di vista sembra che il nuovo sistema sia meno equitativo del precedente, anche se potrebbe permanere il dubbio che sia più equo imporre sugli immobili una forte imposta sul patrimonio (l'Imu) piuttosto che una debole imposta progressiva (L'Irpef). Se si volesse migliorare l'equità sembrerebbe preferibile e più razionale, piuttosto che reintrodurre l'Irpef, rendere maggiormente progressiva l'Imu. La possibile differenza di aliquota per gli immobili non locati sembra vada in un'analoga direzione. Mantenere le opzioni al livello locale rispetta l'autonomia tributaria di un'imposta che dovrebbe avere vincoli minimi al livello centrale per operare a dovere (opinabile quindi la prevista ripartizione del gettito). Infine, purtroppo, con riguardo al nero, la scomparsa dell'Irpef sugli immobili è poca cosa rispetto al mancato controllo sull'uso degli immobili. La scommessa della cedolare secca era di ridurre la tassazione, rinunciando alla progressività e facilitando i controlli, in cambio dell'emersione. Il tempo ci dirà se verrà vinta o persa.

  2. AM Rispondi

    L'autore sembra non aver chiara in mente la fondamentale differenza fra imposisione sul reddito e imposizione sul patrimonio. Se un'abitazione è sfitta non produce reddito, ma solo costi, e sarebbe scorretto ed iniquo assoggettarla all'IRPEF è giusto invece assoggettarla all'imposta patrimoniale. E' vero che in precedenza in questi casi si applicava comunque l'IRPEF, ma si trattava di una delle tante "furbate" del Fisco italiano che hanno contribuito a creare quel clima di diffidenza tra i contribuenti che non ha giovato al contrasto dell'evasione. Mi pare infine improponibile l'ipotesi applicare comunque l'IRPEF alle case sfitte per colpire chi affitta in nero. Sarebbe come applicare l'IRPEF ai disoccupati per colpire chi lavora in nero.

  3. Paolo Manzoni Rispondi

    Uno spunto per la riflessione. Un cittadino con 200.000 euro faticosamente risparmati decide di comprare una casa da 300.000 euro con un mutuo di 100.000 euro. Da questo momento questo cittadino paga piú imposte. Finché le norme portano a questo risultato, a mio avviso non sono eque e sono recessive.

  4. carlo ardizzone Rispondi

    L' autore sembra dimenticare che ci sono molte abitazioni, regolarmente censite, che non si riescono ad affittare, soprattutto nei piccoli centri. Non si capisce perchè aggiungere ulteriori balzelli. Le autorità tributarie centrali e locali, verificando gli allacciamenti e i consumi possono, se vogliono, scoprire eventuali affitti in nero.

  5. michele Rispondi

    Sotto il,profilo del gettito, niente da dire, ovviamente. Sotto il profilo dell'equità, la tesi mi sembra un po' semplicistica e forse appesantita da una punta di pregiudizio ideologico. Ma non c'è spazio per parlarne qui. . E' sotto il profilo pratico, oltre l'equità, che chiedo come distinguere chi non vuole affittare, da chi non riesce a farlo, per scarsità di domanda o perché dovrebbe accettare forti rischi di danneggiamento e perdita di valore dell'immobile. Penso anche a chi dspone di immobili deteriorati, locabili solo affrontando oneri che non si può permettere. O a chi ha una proprietà agricola comprendente immobili, che è già passiva. So ovviamente che a tutti questi dubbi c'è una risposta: ridurre la richiesta per affittare a qualunque prezzo, cedere la propriatà, indebitarsi e simili. Ma, a parte l'impatto psicologico disastroso e politicamente costosissimo (credo sia questa la ragione dell'esenzione), credo che il suggerimento avrebbe un altro valore se inquadrato in un intervento più ampio sul mercato immobiliare, che tenga conto anche della più che settuagenaria normativa vincolistica sugli affitti.

  6. serlio Rispondi

    L'assunto base è che si debba pagare una imposta sui beni posseduti, ma perchè mai? Trattasi di invidia sociale nella migliore delle ipotesi o di comunismo becero in quella più verosimile. quei beni sono stati acquistati con i soldini scampati ad una tassazione perversa, e sin tanto che non vengono venduti (per gli immobili) non generano reddito, anzi. perché incrementare la tassazione sulle seconde case? Che male hanno fatto le poverine? Vengono utilizzate saltuariamente e nella maggior parte dei casi si tratta di un investimento in perdita, ma questo al massimalismo fiscale non interessa. d'altronde gli estensori delle note di lavoce.info, saranno anche economisti di vaglia, ma sono anche dipendenti pubblici, che vivono a carico del sistema produttivo e dal quale prelevano i loro emolumenti. pertanto qualsiasi ricchezza che sfugga alla tassazione viene, da questi vista come qualcosa che viene tolto loro e non come un impoverimento complessivo del sistema economico come in realtà è.

  7. Lettore attento Rispondi

    I conti qui si fanno subito e non c'è nulla da eccepire. Io ho ereditato un piccolo appartamento dai miei genitori e da 20 anni è affittato regolarmente allo stesso inquilino. Già oggi tra Ici e Irpef giro allo stato 5 mesi di pigione, così passiamo a 7. Già così devo chiedere un affitto che mi sembra mostruoso per quel buco di casa, con che coraggio scaricherò questa cifra sull'inquilino (pensionato a basso reddito) al prossimo rinnovo? Mi accorgo che l'appartamento vale, secondo lo Stato ai fini Imu, ben 74.000 euro. Se trovo uno che me ne offre 60.000 glielo vendo di volata.