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LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio per i commenti. Come noto, anche grazie ai vari articoli che mettevano in luce problematiche nella normativa, il governo ha apportato modifiche nell’’ultima versione della manovra. In particolare, la nuova normativa prevede per le auto immatricolate da più di 5 anni una maggiorazione del 60% (12€/kW), le auto immatricolate da oltre 10 anni del 30% (6€/kW), quelle immatricolate da più di 15 anni del 15% (3€/kW) mentre per quelle con oltre 20 anni si azzera. In tal modo si risolve, almeno in parte, uno dei problemi messi in evidenza nell’articolo pubblicato da LaVoce, e cioè il fatto che autovetture usate dall’alta potenza e basso valore avrebbero pagato lo stesso aumento di bollo delle medesime autovetture nuove.
Tuttavia, come sottolineato da diversi lettori, rimane il problema che la proposta del governo, presentata sempre sotto forma di patrimoniale, non tassa il valore dell’auto ma la potenza. Rimangono pertanto irrisolti altri due problemi sottolineati nell’articolo:- autovetture dal valore commerciale molto diverso potranno pagare lo stesso bollo. Tornando al gioco degli esempi, una Chevrolet Camaro coupé dal costo di € 39.900 con 318kw pagherà più o meno lo stesso bollo di uno dei simboli del lusso, la Rolls Royce Phantom, che costa più di 10 volte tanto (€ 475,000, 338kw). Se si tratta di patrimoniale, questo non deve accadere: nel tempo gli acquirenti e le case automobilistiche aggireranno la nuova tassa rinnovando il parco auto con autovetture di potenza vicina ai 185 kw, mantenendo pressoché inalterato il livello di lusso. La diminuzione dei Kw può avere risvolti positivi per la questione ambientale, ma è un’altra cosa. Inoltre, a questo riguardo è anche utile sottolineare come questa normativa potrà essere più facilmente aggirata da produttori di auto di lusso come Mercedes, BMW, AUDI, Jaguar, mentre sarà più difficilmente gestibile dal lusso made in Italy, ad esempio Ferrari e Maserati, autovetture che devono il loro fascino alla potenza ed alla sportività più che al lusso. Oltre il danno anche la beffa per la nostra economia e per gli occupati nel settore delle auto di lusso che vedranno aggravarsi una situazione di mercato già decisamente negativa a causa della crisi internazionale. Un’ultima precisazione. Il signor Paolo R. anticipava la possibile detassazione al passare degli anni di vita degli automobili, sostenendo inoltre che fosse inutile impelagarsi in complicate banche dati, come proposto dall’articolo. A parte il fatto che come evidenziato questa correzione non incide sul problema principale che risiede nell’identificare il lusso con la potenza, è importante precisare come il governo non dovrebbe fare nulla di complicato per utilizzare le banche dati, in quanto esse sono aggiornate in tempo reale dagli agenti di mercato, assicurazioni e riviste specializzate, nello svolgimento del loro lavoro, ad esempio per valutare l’usato o per quantificare il valore da assicurare. L’unica cosa che dovrebbe fare il governo è certificare l’’utilizzo di tali banche dati. Non sembra essere cosa molto difficile.

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COEFFICIENTI: TUTTO DA RIFARE

  1. Paolo R.

    Mi permetto di tornare sull’argomento, dato che nella replica l’autore mi cita direttamente. Credo che quando si dice che bisogna colpire il “lusso”, piuttosto che i “ricchi”, sia sempre difficile dire cosa sia lusso o essere ricchi. Tenendo conto che l’Italia è un paese molto presente nelle produzioni di lusso, occorre trovare qualche meccanismo che garantisca meglio la progressività del sistema fiscale, più che del singolo tributo, senza per questo penalizzare interi settori produttivi (auto, barche, abbigliamento, ecc. ). A me pare che la potenza delle auto, nonostante non sia sempre indicativa del valore commerciale, sia comunque affidabile, in quanto, anche la vettura Chevrolet Camaro citata, che costa 39.000 €, ha sicuramente costi di esercizio tali da richiedere redditi elevati. Anche se, mi si permetta, non ne ho mai vista una per strada. I “ricchi” spesso non ottimizzano, ma preferiscono beni di lusso molto costosi, più come “status symbol” che per le utilità effettive che un certo bene fornisce. Perciò non avrei molte timidezze.

  2. Fabrizio I.

    La tassa in oggetto è senza alcun senso, mi dispiace per i suoi tanti sostenitori. Si giustifica solo perchè siamo in rovina. Tassare un’automobile sulla base della potenza è un assurdo all’italiana, giacchè è evidente che l’unico sistema accettabile per intercettare il lusso in modo equo senza addentrarsi in complicati sofismi è… il valore del bene. Tutto questo poi, nel paese che ha come UNICO asset mondiale d’eccellenza i produttori di auto supersportive è veramente un suicidio; semplicemente improponibile in qualsiasi altro paese governato da gente che vive nel mondo reale. Come se in Corea penalizzassero i produttori di semiconduttori, o di LCD, o di acciao, siamo alla follia. Pazzesco che ci sia chi non lo capisce, ma non sorprendente, perchè altrimenti non saremmo messi così male. Francamente da Monti & Profs mi aspettavo di molto meglio che queste mosse da italietta di sempre. Buone feste a tutti i lettori e scrittori del sito.

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