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NUOVE GARANZIE PER NUOVE BANCHE

L’articolo 8 della manovra prevede la concessione di garanzie pubbliche per la raccolta delle banche. È una garanzia straordinaria perché limitata al tempo strettamente necessario. E con procedure di concessione che, come è giusto, garantiscono rapidità e riservatezza. Soprattutto, però, può essere un’occasione da non perdere per avviare le modifiche e le trasformazioni delle quali il nostro sistema bancario ha bisogno.

È il grande malato al cui capezzale tutti si affannano per trovare la medicina giusta e possibilmente non troppo dolorosa: la liquidità delle banche.

IL GRANDE MALATO

Non è un mistero che il funding sta diventando per molti intermediari un muro invalicabile, non solo per le conseguenze della crisi dei debiti sovrani, ma anche, e soprattutto, perché nessuno si fida più di nessuno: si preferisce depositare risorse e finanziarsi presso la Bce, mentre il mercato interbancario è di fatto congelato, a meno di non sottostare a interessi salatissimi. I risultati già si vedono con la materializzazione del fantasma del credit crunch: un dura selezione degli affidamenti e la disperata ricerca di rientro per quelli già concessi. La Bce si dà da fare con provvedimenti straordinari, quale la riduzione della riserva obbligatoria, ma la Comunità ha demandato ai singoli stati l’adozione di ulteriori misure, con la stessa straordinaria lungimiranza di inizio secolo quando (molti lo hanno dimenticato) le gelosie dei singoli paesi hanno a lungo impedito la creazione di controlli comuni sui mercati.
Così, il decreto salva Italia cerca anche di salvare il sistema creditizio, con una norma, l’articolo 8, che impegna lo Stato a garantire le obbligazioni emesse dalle banche.

UNA GARANZIA UTILE E RISERVATA

È una garanzia straordinaria perché, secondo il sesto comma, “limitata a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine delle banche beneficiare”, ma vista la situazione dei mercati, non c’è da farsi eccessive illusioni sulla temporaneità dell’intervento.
Opportuni sono, allora, i paletti che vengono messi, non soltanto per le tipologie di obbligazioni garantibili (devono essere prodotti semplici e non possono incorporare componenti derivate), ma anche all’uso che se ne fa. Le banche, cioè, non potranno in alcun modo vantare sul mercato la garanzia statale per “conseguire indebiti vantaggi”. Al contrario, per la procedura di concessione delle garanzie è assicuratala “rapidità e riservatezza” (comma 25) poiché la richiesta segnala qualcosa di cui c’è poco da vantarsi e cioè che da soli non si riesce a raccogliere e quindi l’effetto “stigma” potrebbe essere elevato.
La garanzia ovviamente non è gratis ed è prevista, a seconda della durata delle obbligazioni (fino a un anno), una commissione composta da una parte fissa, rispettivamente 0,40 e 0, 50, e una variabile. Per la determinazione della componente variabile si usano anche parametri riferiti alla valore dei credit default swap relativi alla banca emittente o alla capogruppo. I tanto bistrattati Cds diventano adesso un metro di misurazione, probabilmente più affidabile del rating, anche per le autorità di vigilanza, a testimonianza che non tutti i derivati vengono per nuocere…

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UN’OCCASIONE DA NON PERDERE

L’intitolazione dell’articolo 8, “misure per la stabilità del sistema creditizio”, tradisce, però, una ambizione che può andare ben al di là del semplice pronto soccorso per riaprire i rubinetti del credito.
Infatti, le banche richiedenti dovranno passare attraverso il filtro della Banca d’Italia circa la adeguatezza della patrimonializzazione e la “capacità di far fronte alle obbligazioni assunte” e occorrerà verificare non solo il rispetto dei coefficienti  patrimoniali (comma 23), ma anche la “capacità reddituale della banca”. In sostanza un attento vaglio della “virtuosità” dei richiedenti per evitare che l’accesso alla garanzia statale non rappresenti una sorta di anticamera del default.
Può nascere, così, il presupposto per uno scambio efficiente tra la protezione pubblica e l’avvio di un percorso, presidiato dall’autorità di controllo, per recuperare solidità e redditività, intervenendo non solo sulla struttura patrimoniale, ma anche su quei fattori organizzativi, di governance, di monitoraggio del rischio, che oggi rappresentano il vero, e spesso sottovalutato, nodo irrisolto per affrontare uno scenario futuro gravido di incertezze e di pericoli per la stabilità del sistema creditizio.
Un’occasione da non sprecare e che apre la strada a un’approfondita riflessione, al di là delle polemiche dei vincoli di capitalizzazione richiesti dalle agenzie comunitarie, sulle profonde modifiche strutturali delle quali il nostro apparato creditizio ha un grande bisogno. (1)


(1)
Per ragioni di spazio rinvio a un successivo intervento per una più articolata riflessione sulle polemiche sui vincoli di capitalizzazione.

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LE CATEGORIE DELL’EQUITÀ

  1. umberto

    In generale le garanzie pubbliche prestate alle banche ed alle aziende sono pericolose. Però in circostanze speciali come ad es. l’attuale sono più che giustificate. Le nostre banche soffrono di alcuni mali, ma – ricordiamolo- sono fra le poche che hanno risentito poco della crisi dei titoli e dei derivati. Sono invece vittime del deterioramento del debito pubblico ( che però è comunque un investimento e va valutato sotto il profilo del rischio e non sottoscritto ad occhi chiusi solo perché è pubblico). Eccellente idea è quella di subordinare la prestazione delle garanzie pubbliche al raggiungimento di certi standard valutati dalla banca Centrale. Magari lo facessero gli USA.

  2. Stefano Scarabelli

    Recentemente la Grecia ha aumentato il plafond destinato alla prestazione di garanzie per obbligazioni bancarie da 30 a 60 miliardi. La misura è dovuta all’esigenza di aumentare gli attivi stanziabili presso la BCE come collaterale per le aste di rifinanziamento. La misura del governo italiano va quindi letta in questo senso: probabilmente molte piccole banche hanno scarsità di collaterale e la semplice emissione di obbligazioni garantite dallo Stato, anche se non collocate, serve a rimediare al problema. Non credo invece il provvedimento possa avere l’effetto di sbloccare il mercato interbancario: da un lato, la garanzia dello Stato italiano vale veramente poco, dall’altro praticamente tutte le banche dell’Eurozona, indipendemente da garanzie esplicite od implicite, sono tagliate fuori dal mercato dei prestiti wholesale di durata superiore al giorno o alla settimana. Distinti saluti.

  3. guido baravelli

    Mi chiedo se, data la garanzia dello Stato, queste garanzie non facciano annoverare i debiti garantiti nel debito pubblico. Se lo stato è garante, queste obbligazioni non fanno dilatare il debito pubblico? Se non sbaglio, una parte delle obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti, proprio perchè garantite, sono appunto conteggiate nel debito statale.

  4. Piero

    Lo stato italiano che garantisce le banche è un provvedimento assurdo che non risolve il problema, anzi produce l’effetto contrario, le banche devono potere smobilizzare i loro attivi che al momento sono illiquidi, perché non c’è la fiducia nel debito statale; si può riconquistare a fiducia nel debito statale solo se a bce ne garantisce il pagamento con l’annuncio del loro acquisto, che non può avvenire se non proporzionalmente per tutti gli stati, altrimenti può essere considerato aiuto di stato, che è un’operazione vietata dal Trattato.

  5. Stefano

    Con le notizie di oggi, si è compreso veramente lo scopo della garanzia statale: si tratta sostanzialmente di una partita di giro, di un surrogato del finanziamento monetario agli Stati. Quindi le voci che gridano allo scandalo per un presunto aiuto statale alle banche sono fuori luogo: chi ci guadagna è il sistema finanziario italiano nel suo complesso, chi si espone è la Bundesbank. Distinti saluti

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