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  1. umberto carneglia Rispondi

    Ho sempre pensato che il problema delle Autority sia un problema cruciale per l'economia e per la società intera. Questo problema non ha ricevuto l'attenzione che merita nè dalla politica nè dalla stampa. Sono quindi lieto che venga sollevato da questo giornale, ma bisognerebbe convincersi che la sua importanza va molto al di là di quanto si pensi e che i provvedimenti dovrebbero essere adeguati alla sua importanza. Penso ad esempio che questi provvedimenti dovrebbero avere rilievo cosituzionale e dovrebbero stabilire a priori rigidi criteri per la selezione e nomina di componenti indipendenti, incisivi poteri anche sanzionatori delle Autority ed ampie zone di intervento non solo nel settore privato , ma anche e soprattutto in quello pubblico in cui si manifestano le maggiori disfunzioni italiane. Gli organi politici centrali e periferici non possono rispondere solo agli elettori, che ovviamente non hanno competenza, ma devono rispondere anche ad organi specialistici come le Autority. Se così fosse, forse non avremmo i 500 miliardi l'anno di corruzione, mafia ed evasione fiscale che ci affossano.

  2. marcello Rispondi

    Credo che più che le competenze il vero problema sia l'indipendenza, cioè la libertà di concludere delle istruttorie con dei giudizi che, in caso di infrazione, comportino delle sanzioni. Vorrei fare qualche esempio: calcolare il valore implicito di una licenza per frequenze radio o televisive, non richiede molto di più di una routine di excell. Il calcolo dei prezzi di terminazione telefonica richiede solo l'uso dei costi che devono essere comunicati alle autorità periodicamente. L'analisi dei mercati a più lati richiede al più l'applicazione di regole che si trovano in qualunque manuale di economia (elasticità della domanda, ecc.). Il calcolo del costo per la collettività dei mercati protetti (farmacie, taxi ecc) di cui tanto si parla in questi giorni, niente di più che la formula delle rendite perpetue (una moltiplicazione!). Certo sei poi si pensa agli scenari (giochi cooperativi e non cooperativi) e alle regole ottime di allocazione (aste combinatorie) le competenze necessarie sono diverse, ma mi sembra che allo stato si sia molto lontani da quel tipo di necessità! Quindi si misuri pure la produttività, ma riorientando la premessa.

  3. michele Rispondi

    La legge dovrebbe vietare ai vertici delle autority di assumere incarichi o consulenze da aziende sotto ll loro giurisprudenza nei due anni precedento e successivi al mandato. ma il problema non è tanto nelle persone quanto nei poteri dell'antitrsut. secondo il diritto dell'Unione non è reato in sè la posizione dominante, ma solo l'abuso di questa. La storia recente e passata mostra che i grandi trust sono un pericolo sistemico per la finanza e l'economia per la concentrazione del rischio, non diversificato e non riassicurabile. Si pensi alla compagnia di riassicurazione AIG. I grandi trust sono una minaccia per la democrazia per la loro capacità di falsificare bilanci, costituire fondi neri per la corruzione e per fare lobbying. Si pensi al ruolo delle multinazionali tedesche (farmaci, acciaio Thyssen, ecc.) nell'ascesa di Hitler. Si pensi al TARP americano che era in realtà 10 volte maggiore dei 700 mld di dollari dichiarati al Congresso, che portò dal 2006 al 2010 ad aumentare del 30% il valore degli asset delle prime 6 istituzioni finanziarie americane. L'antitrust deve poter vietare una eccessiva concentrazione del rischio e delle quote nel mercato del credito

  4. Francesco Laudani Fichera Rispondi

    Scusate se entro a gamba tesa nella vostra seria analisi della correlazione diretta tra il funzionamento dell'autorità garante della concorrenza e la crescita dell'economia. Il fatto di scegliere persone incompetenti in materia non è causale, ma intenzionale per lasciare intatti monopoli e conflitti di interessi, dal conflitto n. 1 (B.) agli innumerevoli piccoli e grandi conflitti d'interessi. Tra l'altro non è nemmeno casuale, a parte la competenza, il pedigree di questi presidenti: basta vedere le loro precedenti ed attuali relazioni con i personaggi potenti che, direttamente od indirettamente, li hanno nominati.

  5. andrea goldstein Rispondi

    attenzione. guardando il profilo dei responsabili anti-trust negli altri paesi, non sembra che il caso dell'AGCM sia così differente, veri e propri esperti di antitrust non ce ne sono moltissimi (lo svedese è probabilmente l'unica vera eccezione, il britannico è un economista che si è occupato di concorrenza, ma anche di pensioni), la maggior parte sono alti papaveri della burocrazia, quasi tutti con una formazione giuridica.