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LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio i lettori dei commenti e mi fa particolarmente piacere che provengano anche da chi ha diretta esperienza nel settore e da chi  ha materialmente partecipato  alla stesura della legge, a testimonianza dell’importanza di un tema che, come  dicevo nell’articolo, meriterà senz’altro ulteriori riflessioni.

A questo proposito mi devo innanzitutto scusare per la necessaria autocitazione. Infatti, nel numero 4.- 2011 della rivista “Il Mulino” ho pubblicato un saggio, Qualche regola per diventare grandi, p. 562.ss. dove in maniera decisamente più ampia cerco di meglio argomentare le mie tesi e dove riprendo molti degli argomenti(ad esempio quelli sollevati da Fabio Palladino sulla  sburocratizzazione) che condivido a pieno e che nell’articolo sul sito, per ovvi motivi di sintesi, non ho affrontato.
In quel saggio citavo anche le parole dei diversi presidenti delle nostre Authorities (Banca d’Italia, Consob, Autorità garante per la concorrenza) che nel corso delle loro ultime relazioni annuali hanno con forza posto il problema della dimensione d’impresa come snodo fondamentale per realizzare l’agognata crescita da tutti inseguita, e citavo anche le parole di un noto economista Fabrizio Onida, che in un libro di  qualche anno fa intitolato Se il piccolo non cresce. Piccole e medie imprese italiane in affanno, concludeva  che “piccolo non è così bello se non ci sono anche molti che crescono”. Fuor di metafora,  penso sia assolutamente necessario un sistema di regole e di incentivi funzionali alla piccola e media impresa. Me deve essere un sistema indirizzato, appunto, alla  crescita e non (devo dire con franchezza che qualche sentore dai commenti ricevuti l’ho avuta) ad una posizione rassegnata per la quale piccoli siamo e piccoli rimarremo in eterno, con il rischio di divenire territorio di conquista di operatori esteri.
La domanda è: si può definire un apparato di incentivi che aiuti le imprese  non in base alla dimensione , ma utilizzando la lente della crescita, della apertura del capitale, del superamento di assetti proprietari troppo incrostati su legami familiari (e a volte familistici). E questo, mi rivolgo in particolare all’On. Raffaello Vignali, non è forse il modo migliore per dire che “impresa è bello”?
Desidero, infine,  ribadire che la legge sullo Statuto d’impresa è ricca di contenuti che non ho potuto ovviamente richiamare nell’articolo: mi riprometto futuri approfondimenti,  anche per riprendere l’interessante dialogo con i lettori.

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  1. Fabio Palladino

    Mi pare che in realtà siamo tutti d’accordo. Vorremmo più crescita dimensionale delle singole imprese, perché troppo, oltre il 90% sono piccole, vorremmo più crescita dell’economia perché siamo stagnanti da tempo. Come fare? Proposte: 1) Introduciamo immediatamente una regola semplice semplice: la pubblica amministrazione non può chiedere all’impresa alcuna informazione già in possesso di un’altra entità della pubblica amministrazione (sapete quante volte al mese devo presentare la mia copia della carta di identità?); 2) Eliminazione dell’Irap a carico delle imprese e riduzione delle aliquote medie irpef del 5% per aumentare la competitività delle imprese e aumentare i redditi disponibili dei lavoratori (tale riduzione dovrebbe essere finanziata da uguali contenimenti della spesa pubblica); Sarebbero provvedimenti che sposterebbero le nostre dissertazioni sul “campo di battaglia” dove quotidianamente le imprese si misurano con un sistema vessatorio perché farraginoso e costoso perché la macchina pubblica anziché assecondare, mortifica la libertà di impresa spesso e volentieri. Grazie

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