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IL PATRIOTTISMO ECONOMICO È UN’ALTRA COSA

Grande impatto mediatico ha avuto l’annuncio a pagamento sul Corriere della Sera alcuni giorni fa dal signor Giuliano Melani, che invitava gli italiani a comprare i titoli di Stato del nostro Paese, al fine di ridurne il tasso, giunto ormai a livelli quasi insostenibili per la nostra economia. “Compriamoli anche a tasso zero”, arriva a dire l’imprenditore toscano, in un impeto di patriottismo. Non dubitiamo che sia solo l’amore per l’Italia a muovere Melani, ma il suo patriottismo è male orientato.

Il tasso di rendimento richiesto dal mercato sui titoli italiani è alto non per colpa della speculazione internazionale, non per colpa degli gnomi di Wall Street o dei “poteri forti”, ma perché l’Italia viene percepita dagli investitori, in primis dalle famiglie italiane, come un debitore rischioso. Rischioso perché, con un rapporto debito/Pil intorno al 120 per cento non riesce a tagliare le spese ed è arrivata ad una pressione fiscale che si avvicina pericolosamente al 50 per cento del Pil. Rischioso perché ogni norma che potrebbe stimolare la crescita viene bloccata. Rischioso perché il suo capo del governo va ai meeting internazionali non con dei provvedimenti approvati,  ma con letterine contenenti promesse peraltro dimenticate appena tornato a casa.
Patriottismo allora non significa dare ulteriore spazio di manovra a chi non vuole fare nulla per cambiare la situazione attuale. Non c’è bisogno né è opportuno donare oro alla patria sotto forma di acquisto di titoli sotto il rendimento di mercato e nemmeno sotto forma di  disponibilità ad una patrimoniale una tantum per abbattere il debito. Patriottismo economico oggi vuol dire innanzitutto fare le pulizie a casa propria mettendo a posto i conti pubblici. Patriottismo economico oggi vuol dire criticare chi dopo molteplici fallimenti vuol restare al suo posto ugualmente. Patriottismo economico oggi è non dare un credito illimitato a chi dovrà sostituire Berlusconi, ma chiedere loro cosa vogliono fare una volta al governo. Patriottismo è essere vigili e critici, oggi più che mai.

P.S. L’appello di Melani è stato subito raccolto da Corrado Passera, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo e da Antonio Vigni, Direttore Generale del Gruppo Montepaschi, che si sono detti  disposti a rinunciare alle commissioni sull’acquisto dei titoli italiani nella “giornata del debito comune”. Non è chiaro che quello di Passera e Vigni sia patriottismo o semplice interesse. Le banche italiane hanno bilanci appesantiti dai titoli di Stato italiani (banche e assicurazioni detengono circa il 43% del debito pubblico italiano contro il 13% di imprese e famiglie italiane per cui ogni apprezzamento del valore dei titoli stessi e una loro redistribuzione verso le famiglie è un’ottima notizia per le banche. E per i loro manager, inamovibili malgrado il valore delle banche stesse si stia riducendo giorno dopo giorno in modo inesorabile.

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LE RIFORME A COSTO ZERO

19 commenti

  1. Alex

    Servirà anche poco ma è forse una delle poche cose che materialmente un piccolo cittadino possa fare per il proprio paese …. e poi a questi tassi non sarebbe neanche male.

  2. Giacomo

    Giustamente il segretario del Pd Bersani insiste molto sul principio di equità nel fare i tagli per risanare i bilanci pubblici dissestati. Uno dei temi più “caldi” in questo senso è quello delle pensioni, dove per pensioni si intende dare qualche sforbiciata alla pensione di chi deve ancora andarci. Ma non si parla mai di chi in pensione c’è già : e non sono tutti poveracci! Recentemente leggevo che Giuliano Amato percepisce 2 pensioni per oltre 30.000 € mensili. Certamente le percepisce in base a delle leggi. Tuttavia da alcuni anni si dice che le pensioni basate sul sistema retributivo , cioè in base agli ultimi stipendi percepiti, sono troppo generose, nel senso che si percepisce di più rispetto ai contributi versati. E’ proprio per questo motivo che le nuove generazioni avranno solo pensioni contributive. La domanda è : perché mantenere il retributivo ( in pratica lo stato gli regala dei soldi) solo per chi è già in pensione? Capisco questo regalo nel caso di basse pensioni, mettiamo fino a 1500 o 2000 € mensili. Ma oltre queste cifre non si potrebbe ricalcolare le pensioni in atto con il sistema contributivo? Sarebbe un elemento di giustizia e porterebbe un recupero di somme

  3. Lochis Michael

    Il commento di Melani vuole indurre le famiglie italiane ad acquistare le obbligazioni di Stato col fine dell’abbassamento dell’interesse sulle stesse. L’aggiunta “Compriamoli anche a tasso zero” penso proprio sia solo un eufemismo simboleggiante si il patriottismo, ma quello critico. Il significato dell’esagerazione è volto alla salvaguardia della finanza pubblica con il ragionamento “Investo nel futuro investendo nei titoli italiani”.

  4. Luigi

    Mi sento patriottico perchè sta succedendo qualcosa che non riesco a capire e mi sembra estremamente grave. Le borse oggi sono salite all’annuncio che Berlusconi avrebbe dato le dimissioni ed hanno ritracciato quanto la notizia è stata smentita. I mercati quindi non vogliono Berlusconi e per il bene dell’Italia si è in attesa delle sue dimissioni. Io sono un elettore di sinistra e chiaramente non vedo l’ora che il governo cada. Ma a farlo cadere voglio essere io con il mio voto. Chi sono i mercati che mi impediscono di esercitare il mio santo diritto di esercizio del voto? Io non partecipo ai mercati, non sono un trader e anche se lo fossi avrei una forza economica limitata tale da non influenzare il loro andamento. Allora domando: chi sono e quanti sono coloro i quali stanno limitando il mio costituzionale diritto alla scelta politica?

  5. SAVINO

    Sono perfettamente d’accordo. Oggi il bene dell’Italia è fare un gran bagno di umiltà, è guardarsi allo specchio e capire perchè siamo un problema nel problema, perchè un Paese dalle risorse umane talentuose è imbrigliato in questa deriva quartomondista, è individuare chi, nel passato ed oggi, ci ha condotto in questa palude ed inchiodarlo alle proprie responsabilità politiche e morali, imputandogli le colpe e facendogli materialmente pagare il conto salato che milioni di onesti cittadini, lavoratori, produttori, consumatori e risparmiatori stanno subendo dall’ umiliazione di questo nostro Paese, generata da chi scimmiotta l’arte di governare.

  6. carlo

    Ieri la borsa ha seguito l’andatura altalenante delle dichiarazioni e smentite circa le dimissioni del più Grande Statista apparso sulla scena politica negli ultimi tre o quattro secoli. Quando la radio diffondeva la notizia ero dal barbiere il quale ha subito sentenziato con una fragorosa risata. Dopo aver riso assieme a lui senza sapere bene perché ma trascinato da tanto buonumore fuori posto, gli ho chiesto il motivo e la risposta è arrivata come una secchiata di acqua e fango: “ma non lo capisci? è l’ulteriore e spero l’ultimo infame giochino di quella gente. Danno la notizia delle dimissioni e poi la smentiscono sapendo che i titoli in borsa oscilleranno in modo che lor signori ne acquistano una miliardata a prezzi stracciati e la rivendono appena dopo aver diffuso la notizia”.

  7. Giorgio A

    L’autore dimentica il caso del Giappone, che con finanze pubbliche agghiaccianti non vede tassi d’interesse sul debito sovrano pari a quelli italiani. E perché? Per due ragioni: 1) i cittadini giapponesi investono la gran parte del loro risparmio in buoni del Tesoro nipponici; 2) la Banca del Giappone può stampare moneta ad libitum, rendendo quindi inutile ogni speculazione: anche se un’asta di titoli di Stato andasse deserta, essi sarebbero comunque sottoscritti dalla Banca centrale. L’Italia è sotto attacco della speculazione internazionale perché non rispetta questi due punti, ciò che scrive l’autore non c’entra niente.

    • La redazione

      La Germania, come noi, ha titoli sottoscritti non solo da residenti e non può stampare moneta. Eppure riesce a vendere i suoi titoli decennali ad un tasso di interesse intorno al 2 per cento. Come mai la “speculazione” non attacca la Germania? Perché ha i conti in ordine contrariamente a noi.

  8. Enrico

    Qualcuno forse ci cascherà e comprerà titoli di debito italiani, allettato da interessi sempre più crescenti in una spirale. Le banche non vedono l’ora di rifilare titoli tossici alla popolazione che come sempre non è a conoscenza del rischio. In realtà l’italiano che compra titoli italiani con interessi così alti è antiitaliano:le conseguenze sono che da 10-15-30 anni alla scadenza dei titoli ci saranno i nostri figli e pagheranno loro le conseguenze sociali di una società che non riesce a pagare gli interessi sul debito!come sempre i vecchi pensano egoisticamente e i giovani sono costretti a scappare.

  9. Giorgio Di Maio

    Non sono per nulla d’accordo con l’autore. I titoli di stato italiani sono oggi trattati come titoli tossici non perché il debito pubblico italiano sia alto o perché i conti non siano in ordine ma perché l’euro ha perso credibilità grazie alla politica franco-tedesca e della BCE che, a partire dalla Grecia, ha fatto capire a tutti che un fallimento degli stati periferici è accettabile, oltre ad essere possibile solo grazie alla follia di aver ceduto la sovranità monetaria ad un ente irresponsabile che presta a tassi infimi a chiunque tranne che agli Stati. Oggi in Europa abbiamo tutti euro ma, una volta esplosa l’unione monetaria, si salveranno solo gli euro investiti nei titoli tedeschi… ecco perché la Germania non ha problemi e i suoi titoli a dieci anni pagano l’1,75% con un inflazione al 3%. … e chi non va in Germania va in Svizzera. I mercati stanno anticipando l’esplosione dell’euro resa possibile dalla BCE e dalla coppia franco-tedesca.

  10. Giulio

    Patriottismo economico oggi è chiedere a questa classe dirigente che ha fallito di andare via, in blocco. Come in ogni azienda che si rispetti chi fa poco e male va a casa. Sono assolutamente d’accordo con Lei.

  11. rubi

    Se non vengono effettuate riforme strutturali, come si può chiedere prima di comprarsi il debito? Con che prospettive? Gli investitori (ma anche noi cittadini) sanno che la credibilità dei nostri governi è minima da sempre. Se una volta che l’allarme rientra grazie al nostro sacrificio di comprarci il debito, siamo sicuri che poi verranno fatte riforme di sviluppo? Perchè non si possono fare prima o non sono state fatte in passato?

  12. Riccardo

    Sono in completo disaccordo con Panunzi. La classe politica italiana è un completo fallimento, ma il fatto che il paese non si riesca più a finanziare non dipende dal debito ma dal fatto che la moneta Euro è fuori dal controllo degli Stati che la usano ma non la possono emettere. E’ un sistema truffaldino antidemocratico ed insostenibile perchè basato sull’assunto di una crescita economica infinita che non può esistere. E’ fuorviante fare l’esempio della Germania come situazione virtuosa per un paese che ha emesso moneta a debito fino a ieri ed ora pretende ipocritamente austerità ai paesi più deboli solo per vivere di esportazione. Durerà poco. Sarà sempre tardi quando si capirà che il debito è in realtà la ricchezza dei cittadini in un paese con moneta sovrana e una classe politica onesta. Questo doveva essere l’Euro, non quello che è ora, una moneta che ci viene venduta a tassi da strozzini da enti che sono gli stessi che hanno creato la crisi finanziaria mondiale, indipentemente dai governi dalle riforme e dalle situazioni finanziarie di ogni paese. Quando fra un anno, nonostante un nuovo governo e le riforme attuate, l’interesse sarà comunque al 9% cosa direte?

  13. giovanni teneggi

    Certo, siamo d’accordo con Fausto Panunzi, il patriottismo economico è “anche” un’altra cosa” ma che sia anche questo lo condividiamo con Melani. Lo spazio fra cos’è tecnicamente giusto fare dal punto di vista economico e finanziario e cosa è possibile fare dal punto vista dei comportamenti sociali, economici, politici è talmente alto ormai che ritenere alternative le idee di Melani e quella esposta da Panunzi, mi sembra limitare e rallentare l’azione. Perchè nell’area del possibile, di fronte a questa condizione del paese, non solo l’idea di Melani va rafforzata e accettata ma qualunque altre idea e azione che riguardi la corresponsabilità e la partecipazione va colta come opportunità di cambiamento. E’ questa peraltro l’area del fare, di una più ampia e collettiva consapevolezza, che proverà effettivamente il paese nelle urgenze che saranno poste alla nostra tenuta sociale ed economica.

  14. giovanni teneggi

    Certo, ormai tutti percepiscono (a destra e a sinistra, e a prescindere dal voto che sarebbe espresso alla prima nuova opportunità) che il cambiamento della guida del paese dal punto di vista della personalizzazione e dello stile di leadership è il primo atto necessario e in questo sta l’affermazione centrale di Panunzi, ma chiunque assumerà questa guida dovrà o violentare tecnicamente le istituzioni democratiche andando a decidere senza paese e senza consenso, oppure dovrà far appello al paese, al popolo, all’orgoglio nazionale e a quesi principi di mutualità e solidarietà che la prima parte della costituzione non indica solo ai governanti ma anche al primo organo costituzionale che è il popolo. Lasciamo stare se l’acquisto di titoli di stato è tecnicamente giusto, ma esiste un popolo capace di reagire a questa necessità? Esiste un popolo capace di corretteza fiscale? Esisterà un popolo capace di partecipare e non osteggiare una diversa distribuzione dei redditi o di cercarselo il lavoro che non c’è oltre a invocarlo nelle piazze? Sarà questo il sentiero stretto e un leader vecchio e troppo facilmente (e giustamente) accusabile, ci ha disabituato alla democrazia dei comportamenti.

  15. rubi

    Va bene che siamo in un periodo di crisi e forse bisognerebbe svalutare la moneta, ma l’Italia ha storicamente dimostrato di non saper gestire la sovranità monetaria. Servono riforme strutturali volte al rilancio del paese, non soluzioni di breve periodo. Svalutando risolviamo il problema adesso, ma nel lungo periodo si genera inflazione che vanifica tale effetto. La storia dimostra come noi italiani abbiamo sempre concentrato le attenzioni al presente, senza mai guardare al futuro. La proposta di svalutare evidenzia ancora una volta la poca lungimiranza che abbiamo. Le polemiche che ci furono prima della nomina di Draghi alle BCE erano proprio di questo tipo, non erano per Draghi in se come persona. All’estero sanno benissimo come ragioniamo, la nomina di un banchiere centrale italiano fece nascere timori che la BCE potesse intraprendere politiche monetarie espansive, creando benessere oggi ma rinviando i problemi a domani. Forse proprio per questo gli speculatori attaccano l’Italia, perché sanno come siamo fatti e come ragioniamo.

  16. Paolo Manzoni

    Di fronte ad un’azienda in difficoltà perchè la gestione ha portato in perdita il risultato economico, un imprenditore saggio rinnova il manager con uno nuovo, con un piano strategico condiviso e a quel punto sana il bilancio, con nuovi investimenti a copertura delle regresse perdite, per consentire l’attuazione del nuovo piano. Quindi: cambiamo il “manager”, approviamo un nuovo “piano” e poi finanziamolo. Sbaglio? Per ora vedo tutti che vogliono cambiare il “manager” ma non ci dicono come pensano di sanare bilancio! Finiremo dalla padella alla brace? Speriamo di no, ma insistiamo perchè si parli di cosa fare e non solo di chi bisogna mandare a casa, altrimenti ci facciamo prendere in giro e finiremo martiri più che patrioti!

  17. Fabrizio

    E’ tutto vero, ora la ns. svalutazione non è da imputare ad altri se non alla mancanza di credibilità all’estero. E’ anche vero che tutto ha avuto inizio quando le Agenzie di rating USA, al solo scopo di consentire un rialzo del biglietto verde rispetto all’euro, iniziarono ad abbassare le valutazioni di Grecia Italia e Spagna. Non possiamo e non dobbiamo permettere che organismi finanziari operanti a scopo di lucro, in quanto collegati ad aziende private, arrivino ad incidere sulle valutazioni delle economie di un paese o uno stato che gode di una propria sovranità ed indipendenza, sia economica che politica.

  18. Sergio Bondi

    Ricordi lontani di mia nonna che portava una fede di ferro, perchè, mi spiegava, aveva donato l’oro alla Patria. Poi si è saputo in quali e quante tasche è finito quell’oro… Prima occorre fare pulizia da questa classe dirigente inetta e “criminosa”!

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