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  1. Roberto Santoro Rispondi

    Mi congratulo per l'analisi e mi chiedo se l'innovazione, quale fattore di successo da voi rilevato, sia ascrivibile alla capacità di riformarsi di imprese storiche piuttosto che all'ingresso di nuovi e valenti imprenditori sul mercato. La risposta non sarebbe indifferente in termini di politiche di sviluppo da proporre a livello nazionale. Inoltre sarebbe interessante apprezzare eventuali concentrazioni geografiche del fenomeno (sono zone depresse che recuperano più velocemente terreno? e che ruolo gioca la vicinanza ai distretti industriali?). Infine avete parlato di capacità selettiva delle banche ma non mi è chiaro se vi sia una correlazione con i risultati conseguiti dalle imprese; d'altronde incrementi dei fidi potrebbero essere alternativamente destinati a finanziare investimenti o coprire debolezze finanziarie. Grazie dell'attenzione, RS PS: Concordo con gli altri commentatori sull'opportunità di indagare più in dettaglio i driver dell'innovazione.

  2. Massimiliano Tornati Rispondi

    Ritengo che la crisi economica che ha investito le Pmi italiane e non solo sia da accreditarsi a un modello industriale in grave crisi culturale. E' necessario lasciare andare concetti di pianificazione arcaici ma è necessario rimodernare e se necessario passare per modelli Lean StartUp se necessario ma è necessario crescere in valori di conoscenza. Oggi a dirigere aziende sono figli di imprenditori costretti a farlo in una mentalità vecchia retrograda formata da interconnessioni che non hanno più nulla da dare, simile alla politica, forse questo vuol dire che la cultura italiana che sia politica che sia industriale ha bisogno di essere rilanciata. Allora partiamo dalle scuole, da organizzazione su social network e quant'altro ...

  3. Paolo Rispondi

    La scarsa propensione agli investimenti si vede macroscopicamente anche nell'industria automobilistica: mentre Marchionne affermava che fare nuovi modelli in tempi di crisi non ha senso, i vari Audi, Volkswagen, Bmw e altri hanno ottenuto risultati importanti anche negli ultimi due anni, seppure in una situazione di calo delle vendite.

  4. Bruno Stucchi Rispondi

    E' da almeno mezzo secolo che ovunque non si parla che di innovazione, ricerca, sviluoppo. Mesta nenia, tiritera, litania, ritornello, mantra, manfrina, psittacismo, eccetera. Come se l'innovazione fosse un prodotto. Già, perché una mattina, un progettista si sveglia e decide: oggi vado a innovare. No. L'innovazione, come la qualità, non sono un prodotto, ma un processo, che non si inventa a tavolino, in accademie, tavole rotonde, congressi eccetera.

  5. francesco pontelli Rispondi

    Al di là delle varie tematiche e risultati emerge in modo inequivocabile come la " sbornia" da ITC sia venuta a bomba. L'innovazione ha senso solo se applicata al mondo industriale espressione della OLD economy in moda da ridurre il Time Market , per ridurre la intensità di mano d'opera per unità di fatturato. In altre parole gli ultimi vent'anni sono stai persi a correre dietro a falsi miti , Francesco Pontelli

  6. l.albertini Rispondi

    il dato è interessante assai. resta un dubbio: cosa si intende di preciso per captiale immateriale? ricerca e sviluppo (innovazione tecnica e/o commerciale organizzativo distributivo)? marchi? e come si misura?

  7. bob Rispondi

    i numeri e le statistiche non fanno la realtà, la fotografano con molta approssimazione! Volete fare un giro nella realtà quotidiana di banche e altro per toccare con mano qualcosa di completamente diverso da quello che dite? Dico una sola cosa: questo è un Paese vecchio soprattutto nelle istituzioni, con le banche al 1° posto! Saluti, titolare di impresa.

  8. gabriella bettiol Rispondi

    Bella analisi che corrisponde con quanto stiamo osservando nelle aziende del Veneto. Riguardo all'investimento negli "intangibles" sarebbe interessante esplodere maggiormente gli indicatori e capire quanto competenze e accurata gestione delle risorse umane oltre che, magari!!, una maggiore connessione con centri di ricerca e/o università abbiano contribuito al famigerato sviluppo nuovo prodotto - che non può essere "un magico apparire" ma frutto di nuove combinazioni delle formule imprenditoriali.

  9. Marcello Battini Rispondi

    Il testo non è da commentare in se. Per fare questo occorrebbe avere dei dsti statistici alternativi, rispetto a quelli presentati. Una cosa, però, mi sento di suggerire alla redazione della "voce": quello di pubblicare, per ogni articolo, le fonti d'informazioni utilizzate. Cordialità.

  10. Giuseppe Cadel Rispondi

    La svalutazione competitiva in voga nel passato ha portato a una scarsa cultura dell'innovazione e della ricerca, con le imprese (grandi o piccole) che, anziché investire con convinzione sullo sviluppo del prodotto, aspettavano semplicemente la svalutazione della Lira per tornare a essere competitive sui mercati stranieri. Riguardo invece alla crescita della quota di "capitale immateriale", mi chiedo se (ed eventualmente quanto) i dati risentano delle rivalutazioni di voci come i marchi e l'avviamento, di recente diffusione proprio per cercare di dare ai bilanci un po' di sollievo.