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  1. Cinzia Tomasello Rispondi

    Il mio vuole solo essere un commento in qualità di donna. Cogliamo il positivo che è che comunque qualcosa cambierà. Ritengo che ci sia infatti una differenza di genere da far emergere. Noi donne siamo mediamente più lungimiranti e spesso seguiamo la logica del buon senso. Staremo a vedere. Dipende sola da noi.

  2. AM Rispondi

    Se entrano solo le mogli e le figlie non vi è garanzia di un reale cambiamento.

  3. Luigi Sandon Rispondi

    È interessante vedere come tutta l'attenzione sia spostata verso i CdA e le cosiddette "posizioni apicali", cioè le posizioni molto ambite e profumatamente pagate. Ovviamente le posizioni inferiori sono meno interessanti e meno pagate, quindi possono essere ignorate. Ci si chiede pertanto come si possano "formare" questi membri di CdA, in particolare in aziende dove per vari motivi gran parte del personale è (troppo) spesso maschile, basti pensare a buona parte all'IT in Italia (esclusi ovviamente i ruoli come HR o amministrativi). Con che esperienza e competenze questi "membri imposti per legge" sono in grado di apportare vero valore ai CdA? O sì è fatta la solita legge solo per affermare un principio ed avvantagiare qualche amico, ooops, amica?

  4. Gabriella Bettiol Rispondi

    Purtroppo "ancora e sempre dati sconsolanti" per quanto riguarda la partecipazione delle donne nelle posizione di vertice delle aziende! Ma che dire quando anche notissime società di supporto all'innovazione alle imprese si presentano con tavoli composti da 30 persone tutti rigorosamente maschi con completo grigio o blu! Solo contraddizioni visive o anche di contenuto??

  5. Claudio Della Ratta Rispondi

    Auspico un maggior coinvolgimento femminile nei vari CDA, ma sono contrario ad imposizioni di sorta. Sembra siano tutti concordi nel sostenere un ampliamento imposto delle quote rosa. In questo modo però non si considerano le donne al pari degli uomini e non si fa altro che evidenziare "la loro diversità". Per molti, ma a quanto vedo tra questi non figurano i politici, la parità di genere è già raggiunta a prescindere, perché intrinseca nel proprio modo di vedere le cose, e non sarà certo qualche poltrona in più assegnata per legge alle donne che le eleverà, per coloro che ne sentono ancora la necessità, alla discussa parità. I posti di vertice (e non solo) vanno assegnati per merito ed in base alle specifiche competenze e non antidemocraticamente per legge Diverso è l’aspetto del doveroso riconoscimento del ruolo socio educativo delle donne, che è completamente assente nella nostra società. Su questo, che riguarda tutte le donne e non solo quelle “in carriera”, si dovrebbero concentrare gli sforzi e non su inique assegnazioni di genere.

  6. Felice Di Maro Rispondi

    Nel bel mezzo dei problemi cruciali ecco che il tema della partecipazione delle donne ai ruoli alti delle aziende si ripropone come quando dopo la pioggia, e ormai solo in certi boschi, spuntano funghi ma bisogna stare attenti che possono essere velenosi. L'Autrice di certo ne è consapevole e argomenta che le "competenze" dovrebbero essere la nuova bussola. Purtroppo l'articolo è triste perché chi scrive sa che proprio le "competenze" non sono e non saranno altro che un motivo senza peso. Suggerisco una unità d'azione di azione tra donne e uomini a favore delle "competenze".