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I NUMERI DEI CONSIGLIERI REGIONALI

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Nel dibattito sui costi della politica in Italia un ruolo rilevante lo giocano le rappresentanze politiche locali; non tanto quelle comunali, che per quanto numerose sono generalmente pagate miseramente, quanto quelle regionali, che invece sono in genere profumatamente retribuite. Sugli stipendi dei consiglieri regionali e sulla loro strana distribuzione per territori e funzioni abbiamo già discusso; qui guardiamo all’altra faccia della medaglia, cioè alla numerosità dei consiglieri regionali rapportati alla popolazione. E anche qui qualche sorpresa non manca. Per l’effetto costi fissi della politica, ci si sarebbe potuto aspettare un rapporto consiglieri/popolazione più elevato nelle regioni più piccole: e in effetti, il Molise ha un consigliere ogni 10.000 abitanti, mentre la Lombardia ne ha uno ogni 120.000 abitanti. Ma altre differenze appaiono poco spiegabili e poco giustificabili. Per esempio, la Toscana, con una popolazione minore ha più consiglieri dell’Emilia Romagna; la Sicilia, benché abbia poco più della metà della popolazione della Lombardia ha dieci consiglieri in più, mentre il Lazio ha più o meno gli stessi consiglieri della Lombardia con una popolazione poco superiore a quella della Sicilia. E in genere tutte le Regioni a statuto speciale appaiono molte generose in termini di rappresentanza politica; addirittura la Valle d’Aosta ha un consigliere ogni 3.600 abitanti. È vero che la numerosità della rappresentanza è parte dell’autonomia riconosciuta alle Regioni; ma qualche razionalizzazione, in periodi di vacche magrissime, andrebbe perseguita.

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MA LA CREDIBILITÀ NON È TUTTO

13 commenti

  1. davide

    Sarebbe stato piu’ utile visivamente rappresentare il numero di consiglieri per regione a parita’ di popolazione…

  2. P. Magotti

    Nel caso del Trentino Sudtirol, i consiglieri provinciali delle 2 province formano anche il consiglio regionale riunendosi insieme. Sarebbe bene quindi per un confronto ragionevole, inserire nelle altre regioni anche il numero dei consiglieri delle province.

  3. Renato Cocchi

    Non è vero che il compenso dei consiglieri comunali, almeno per i comuni più grandi, sia sempre miserevole. A Modena il gettone di presenza per Consiglio e Commissioni è attorno ai 100 euro. E la media è di 8-10 riunioni al mese che fa una somma non trascurabile. Dai giornali si legge poi che in altre città il gettone è anche maggiore, così come il numero di riunioni e in qualcuna di esse è stato trasformato in un fisso mensile. Si tenga infine conto che le riunione si svolgono di giorno con permesso retribuito dal lavoro per i consiglieri.

  4. Tarcisio Bonotto

    Si dice “non è la quantità ma la qualità che vale”. Sarebbe il caso di dirlo anche per i consiglieri regionali. Facciamo un esempio: il Veneto, quasi 5 milioni di persone con 65 consiglieri regionali – 1 consigliere ogni 77.000 abitanti Andiamo a Vedere lo stato della California: quasi 36 milioni di persone – 105 consiglieri nel parlamentino statale. 1 consigliere ogni 343.000 abitanti. Differenza: quasi 4,5 volte di più il Veneto rispetto alla California. Nonostante il numero dei consiglieri, non si riesce a risolvere pienamente tutti i problemi regionali. Meglio pochi ma buoni.

  5. bob

    tanti anni fa in uno scmbio di idee con Ilvo Diamanti sostenni che non c’entrava nulla la buona amministrazione con il “federalismo”. Mi ha fatto molto piacere in una puntata di Report della Gabanelli riguardo la follia della “bufala federalista” sentire chiudere il servizio con testuale” non si poteva fare una buona amministrazione invece di questa babele di sprechi”. Nel corso della mia vita , ho 56 anni e sono un imprenditore, non sono mai riuscito a capire cosa facesse un ” funzionario regionale”. Poi nel corso degli anni le cose mi sono state più chiare. Il “funzionario regionale” è colui che decide di aprire i saldi per date diverse in ogni regione, e colui che moltiplica uffici e competenze inutili, e colui che, insieme alla spassosa figura tutta italiota del “Governatore”, gioca a “riprodurre una stato nello stato (come i monopoli auto blu, scorte, segretarie, etc). Il gruppo Coin in periodo di saldi preferiva prendere le multe e partire con le stesse date su tutto il territorio piuttosto che crearsi danni logistici nella gestione dei magazzini per la follia della politica. Allora mi domando Lei Bordignon è esperto di cosa?

  6. Alessandro Pagliara

    Anch’io come tutti, sono dell’idea che i costi della politica sono alti, ma non sono d’accordo per nulla sull’idea di abbassare il numero e spiego perché: come in tutti i gruppi di lavoro in genere c’e’ chi comanda, chi esegue e chi non fa niente! tutti i compiti posso essere fatti in maniera più o meno democratica, ma dalla mia esperienza universitaria direi che vale il principio di pareto: l’80% del lavoro la fa il 20% del gruppo ! Se riduciamo semplicemente il numero non è detto che miglioriamo la qualità…quindi secondo me dovrebbero passare delle regole non del tipo 1 consigliere ogni X mila abitanti, ma del tipo €. 1000,00 ogni X mila abitanti, con un numero maggiore di consiglieri si ha più probabilità di avere quel 20% di “lavoratori” che fanno bene. Un’ultima considerazione andrebbe fatta sulla premialità economica di chi arricchisce il proprio paese (nella media e nella varianza!) e sull’ineligibilità di chi fa palesemente del danno accordandoci su indici OGGETTIVI ! Provate ad immaginare il parlamento con 100 deputati e 100 senatori che ogni giorno vanno in televisione…alla fine chi lavora…non peggiora la situazione???

  7. Roberto C.

    La valle d’Aosta conta 127.991 abitanti (31-12-2010). Se a questa regione si applicasse il rapporto della Lombardia, risulterebbe che avrebbe titolo ad un solo consigliere regionale. Con questa organizzazione regionale il rapporto abitanti/consiglieri è e sarà per forza squilibrato. Altra cosa è chiedersi se abbia senso l’attuale suddivisione amministrativa. Che il Molise torni ad essere tutt’uno con l’Abruzzo? Lo chiede addirittura il molisano Di Pietro. Ma ci sarebbe molto più da spremere: l’Italia potrebbe essere amministrata con al massimo 8 regioni suddivise in 30-40 province, alcune delle quali autonome sull’esempio delle province di Trento e Bolzano. Questi numeri mi vengono dalla geografia della vecchia ENEL suddivisa appunto in 8 compartimenti e conseguenti distretti. Mi sembrava molto equilibrata. Un esempio da seguire?

  8. Maurizio Bovi

    Gentile Prof. Bordignon, spero scuserà l’autoreferenzialità, ma forse troverà di qualche interesse il mio articolo sugli stipendi dei Segratario Generale (SG) delle province (scaricabile da: http://www.imille.org/2011/08/le-retribuzioni-dei-dirigenti-delle-province/). Sfruttando la Legge Brunetta, ho raccolto in tabella detti stipendi evidenziando popolazione e territorio amministrato. Ne sono uscite delle belle. Giusto per stimolo, pare che il SG della provincia dell’Ogliastra e quello della provincia di Roma guadagnino cifre simili….Grazie per l’attenzione.

  9. enzo

    il problema principale credo sia di aver generato negli anni 70, probabilmente inconsapevolmente, enti autonomi nella spesa ma non nelle entrate, cosa alla base del principio dell’irresponsabilità causa non ultima dei dissesti finanziari. Sarebbe opportuno in italia , alla luce dell’esperienza avuta, una riforma degli enti locali e delle regioni. Per i comuni si dovrebbe imporre un costo standard per dei servizi base (anagrafe, polizia municipale, rifiuti ecc) in proporzione al numero di abitantie alla superficie (ovviamente bisognerebbe standardizzare anche il numero del personale) .Il finanziamento di questi servizi avverrebbe da parte dello stato. gli stessi comuni attraverso imposte proprie o trasferimenti speciali sarebbero liberi di fornire ulteriori servizi ai cittadini. per le regioni bisognerebbe fare anche qui un regolamento nazionale che stabilisca il numero di delegati, il loro stipendio, il numero del personale. comunque la base del discorso è: i soldi girati dallo stato centrale vanno spesi in base a parametri fissati da legge dello stato. le entrate proprie (?) gestite in autonomia .

  10. Enrico Martial

    La qualità risiede dunque nel numero. Poiché la “buona pratica” da trasferire è quella della Regione lombardia, un buon esercizio potrebbe essere prevedere un consigliere regionale ogni 120.000 abitanti. In questo modo la Valle d’Aosta avrà un solo consigliere, il Molise due (un presidente e un vice-presidente). E’ proprio vero che in questa fase spira un vento di pensieri incomprensibili … Alla direzione innovazione e ricerca della Regione Piemonte saranno impiegati forse un centinaio di persone, addette al poco e niente. In compenso, il controllo degli alvei dei fiumi e torrenti manca di risorse umane. E intanto nell’analisi spira un vento davvero strano.

  11. giuliano

    Non solo il numero di consiglieri e’ sovente sovradimensionato, e qui bisognerebbe intervenire ridisegnando i confini delle regioni in modo da renderle molto piu’ omogenee, ma anche i compiti dei consigli regionali avrebbero bisogno di un severo controllo. Infatti, ormai, sono delle libere repubbliche che duplicano le competenze delle giunte arrivando addirittura a erogare contributi per iniziative gia’ finanziate dagli assessorati competenti, in questo modo aumentano i costi a dismisura.

  12. Di Giano Francesco

    Penso che sappiate che anche per i consiglieri regionali esiste un vitalizio molto simile a quello dei parlamentari. Io vivo in Basilicata e abbiamo avviato una petizione popolare per richiedere al consiglio regionale la sua abolizione. Le racconto un aneddoto: quando è stata avviata la petizione, i giornali locali ne hanno parlato e al prima riunione degli ex consiglieri regionali ne hanno discusso e hanno ribadito che quel vitalizio non deve essere abolito!

  13. Claudio Martinelli

    I Consigli Regionali producono in genere una quantità limitata di norme e regolamenti che sarebbero da valutare in relazione ai concreti effetti di politica economica, sociale, sanitaria ecc. A mio parere, infatti, la “produzione” normativa regionale è costituita per lo più da norme di “principi” che da norme effettivamente regolative delle politiche. A questo proposito, sarebbe interessante (è un’idea così assurda e irrealizzabile?) valutare, su singole materie (ad esempio le politiche del lavoro, dei trasporti, energetiche ecc.), effetti, costi e benefici portati in primis dal decentramenti amministrativo di fine anni 90′ (leggi Bassanini), che ha fatto riprendere vita alle Provincie, e successivamente dalla riforma del titolo V della Costituzione. Siamo sicuri che l’efficacia e l’efficenza della pubblica amministrazione abbia guadagnato da queste riforme? Per concludere, a me pare che i Consigli Regionali svolgano sopratutto una funzione latente di assegnazione di ruolo e identità (e stipendi!) a persone che un tempo (molto tempo fa) avrebbero fatto lo stesso mestiere ma in qualità di funzionari di partito, pagati dal partito.

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