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  1. AM Rispondi

    Continuo il mio commento, sempre da persona incompetente in questo tema. Sarebbe stato forse opportuno, in un'indagine di questo tipo, tenere separati i cittadini italiani da quelli strarnieri per ottenere risultati maggiormente significativi. Ho saputo che vi sono cingalesi che in Italia vivono in abitazioni misere e che costruiscono con i loro risparmi dei bungalow in riva al mare da affittare ai turisti in Sri Lanka. Probabilmente anche molti tunsini, marocchini, egiziani hanno i medesimi progetti.

  2. AM Rispondi

    Dal testo della risposta si ha l'impressione che gli immigrati registrati all'anagrafe siano inclusi nel computo. Si tratta di milioni di persone che in gran parte, pur avendo un recapito, vivono in condizioni di indigenza. Ne risulta che all'impoverimento di molte famiglie italiane (anche nel ceto medio) si accompagna l'effetto immigrazione che ingigantisce i risultati. Vorrei anche ricordare che una quota non trascurabile degli stranieri che in Italia risultano nullatenenti in realtà possiedono proprietà immobiliari nei paesi d'origine. Se poi il progetto migratorio è temporaneo, gli immigrati tendono a contenere al massimo i consumi in Italia per poter effettuare rimesse (anche via canali informali) e aumentare così il loro patrimonio immobiliare nei paesi d'origine. In questi casi si tratterebbe di una povertà transitoria e volontaria durante la permanenza in Italia decisa al fine di potenziare il patrimonio della famiglia nel paese d'origine. Non tutti gli stranieri che in Italia vivono da poveri sono tali se reinseriti nel contesto sociale dei paesi d'origine. Di contro gli italiani che vivono da poveri difficilmente possiedono il gruzzolo in Svizzera.