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UN NOBEL AL METODO SCIENTIFICO IN POLITICA ECONOMICA

Il premio Nobel per l’economia è stato assegnato quest’anno a Thomas Sargent e Christopher Sims. Hanno contribuito fin dall’inizio alla rivoluzione delle aspettative razionali. Soprattutto, però, dietro ai modelli astratti e alle tecniche macroeconomiche che hanno sviluppato, ci sono due scienziati sociali che hanno sempre cercato soluzioni ai problemi che affliggono la nostra società.

Parlare di metodo scientifico nell’economia politica sembra un ossimoro, spesso lo è e lo è ancor di più in questi anni di crisi economica e di manifesto scontento verso gli economisti. Tuttavia, penso che sia il modo migliore di riassumere il lavoro di Thomas J. Sargent e Christopher A. Sims, sia per il contenuto sia per il metodo.

LE ASPETTATIVE RAZIONALI

L’interazione tra agenti economici (famiglie, imprese, eccetera) e decisioni di economia politica è l’oggetto centrale della macroeconomia e del disegno delle politiche economiche e istituzionali. In questa interazione, giocano un ruolo cruciale le aspettative degli agenti, di cui i politici devono tenere conto. Per esempio, le nostre aspettative sulla possibilità o meno che l’Europa stia entrando in recessione influenzano le nostre decisioni di risparmio e di investimento e, nel loro complesso, determinano se effettivamente entreremo o meno in recessione.
La comprensione di questa “causalità” è alla base di quella che è stata definita “la rivoluzione delle aspettative razionali”, alla quale Sargent e Sims hanno contribuito fin dall’inizio, insieme ad altri premi Nobel, come Robert Lucas, Edmund Phelps, Finn Kydland e Edward Prescott. In questo senso, il premio Nobel di quest’anno è il giusto riconoscimento ai due nomi che ancora mancavano.
Fa parte del metodo scientifico non solo riconoscere i problemi cruciali e sviluppare modelli teorici che diano rigore analitico alle idee e alle intuizioni, ma anche sviluppare metodi e strumenti che ci permettano di confutare questi modelli con i dati, in questo caso, ad esempio analizzando l’effetto delle diverse politiche fiscali e monetarie attraverso le serie temporali macroeconomiche. Sargent e Sims si distinguono per aver sviluppato nuovi metodi econometrici per l’analisi dei modelli dinamici delle aspettative razionali, che sono oggi parte integrante della cassetta degli attrezzi dei macroeconomisti empirici, in contesti accademici, nelle banche centrali o altrove.

RISOLVERE PROBLEMI

C’è un principio che non tutti i contributi scientifici devono soddisfare, ma quando lo soddisfano assumono un valore speciale. Il principio è una ricerca di base che in ultima analisi tenta di risolvere i problemi che affliggono la nostra società. Dietro ai modelli astratti e alle tecniche macroeconomiche sviluppate da Sargent e Sims, ci sono due scienziati sociali che hanno sempre seguito questo principio. Non è un caso che, al di là delle “origini della rivoluzione” entrambi abbiano lavorato su modelli nei quali gli agenti formano le loro aspettative attraverso l’apprendimento e la razionalità è limitata, o nei quali i politici sono incerti circa ciò che costituisce il modello adeguato per l’economia (e queste caratteristiche possono aiutarci a spiegare meglio i dati); né è un caso che il lavoro pionieristico di Sims che ha introdotto le Var non fosse intitolato “Introduzione alle regressioni auto vettoriali”, ma “Macroeconomics and Reality” (Econometrica, 1980). Non è neanche un caso che Sargent abbia lavorato su problemi che ci riguardano direttamente, come la disoccupazione in Europa o con Neil Wallace su quella che hanno definito l’aritmetica spiacevole (poi ulteriormente sviluppata da Sims nella teoria fiscale del livello del prezzo). “Spiacevole” perché ci rende consapevoli di come la politica monetaria e fiscale – e, dobbiamo aggiungere ora, il settore finanziario – siano intrinsecamente integrati; per esempio, se non risolviamo i problemi di solvibilità della seconda, la prima pagherà con un deprezzamento dell’euro. Lezioni purtroppo spesso dimenticate da coloro che prendono le decisioni di economia politica, con disprezzo della teoria.

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  1. piero

    La svalutazione dell’euro, è un problema? Non deve spaventare la svalutazione dell’euro, si deve invece pensare che uno stato senza moneta fallisce, così come fallisce una moneta senza stato.

  2. Michele Razzini

    che ne pensate di questo articolo? E’ corretto o è fuorviante? E’ vero che Sargent considera i sussidi di disoccupazione alti una causa della disoccupazione? Grazie e complimenti per il sito.

  3. marzia

    L’articolo di Brancaccio sintetizza in modo chiaro le posizioni dei due premi nobel. Non sono però d’accordo con le sue conclusioni. “il principio secondo cui l’occupazione, la produzione e il reddito reale dipendono in ultima istanza dai fattori ‘strutturali’ ” non implica direttamente “che in linea di principio la BCE avrebbe dovuto lasciar fallire la Grecia”. piuttosto, implica la necessità di intervenire su quei fattori strutturali (ricerca e sviluppo, regolamentazione del sistema bancario ecc…) con programmi di lungo periodo in grado di prevenire situazioni limite come il caso greco.

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