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L’asta senza pluralismo

Quasi quattro miliardi incassati dallo Stato nell’asta appena conclusa per un pacchetto di frequenze. Se le sono aggiudicate gli operatori telefonici, che le utilizzeranno per le future generazioni di comunicazioni mobili a elevate velocità. Un ottimo risultato. Che avrebbe potuto essere ancora migliore se le televisioni non continuassero ad avere troppe frequenze, assegnate oltretutto a prezzi irrisori, con una moltiplicazione di canali privi di contenuti. E senza che si realizzi un vero pluralismo.

Si è conclusa l’’asta per le frequenze iniziata un mese fa. (1) È stato messo a gara un “pacchetto” di 255 MHz, collocati in vari punti dello spettro elettromagnetico e in parte provenienti dal cosiddetto dividendo digitale. Le frequenze più appetibili sono risultate quelle nella banda intorno a 800 MHz, seguite da quelle nella banda a 2600 MHz: entrambe sono finite nelle mani degli operatori telefonici, che le utilizzeranno per le future generazioni di comunicazioni mobili a elevate velocità (4G e Lte). L’’incasso totale è vicino ai 3,95 miliardi di euro, che – con nostra buona fortuna – è esattamente quello che avevamo previsto in un articolo su Lavoce.info nel giugno del 2010.

UN RISULTATO A DOPPIA FACCIA

Il risultato è ottimo, perché genera incassi e soprattutto perché libera risorse frequenziali sottoutilizzate. Indica, però, anche uno squilibrio inaccettabile tra operatori televisivi e altri soggetti (operatori telefonici in questo caso), da noi denunciato ancor prima. Le frequenze intorno a 800 MHz sono pressocché identiche a quelle che stanno per essere assegnate agli operatori televisivi. Gratuitamente e tramite un “concorso di bellezza” (beauty contest).
Fare due conti è utile. Le frequenze 4G, da sole, hanno incassato 2.962.300.000 euro, ovvero poco meno di 50 milioni per MHz. Nel penultimo rilancio, H3G, poi battuta definitivamente da Wind dopo più di trecento tornate di gara, aveva messo sul piatto 467.500.000 euro per 5MHz accoppiati. Di frequenze di quel tipo non ce n’’erano più, per cui Wind offrendo di più ha vinto e H3G ha perso. E sfilarne qualcuna alle reti nazionali? Ogni multiplex televisivo occupa lo stesso spazio frequenziale che H3G non è riuscita a ottenere. Ci sembra che H3G abbia perlomeno segnalato che aveva in mente di farne qualcosa di quelle frequenze: adesso invece è un operatore azzoppato rispetto ai suoi rivali e si parla anche di una sua uscita dal mercato. Oppure, senza discriminare nessuno, non sarebbe ancor meglio fare una gara aperta a tutti, sia agli operatori telefonici sia a quelli televisivi e, come si dice, “vinca il migliore”?
E invece no. Le Tv continuano a pagare zero o cifre irrisorie per le frequenze. Moltiplicano a dismisura i canali che possono trasmettere, con contenuti che a dire il vero non si vedono. (2)
Resta il nodo del pluralismo. Noi di “bellezze” al beauty contest ne abbiamo viste ben poche. Oltre ai soliti noti, c’’è Prima Tv di Tarak Ben Ammar e soprattutto c’’è Sky Italia, che è ben posizionata per ricevere un multiplex. Ci sembra una magra e ironica consolazione salutare Rupert Murdoch, visto come il fumo negli occhi da Mediaset, come il salvatore del pluralismo nazionale, ben sapendo i seri problemi che il suo giornalismo sta causando nel Regno Unito.

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(1) Gara Frequenze 4G
(2)
Ricordiamo che sono già stati dati gratuitamente quattro canali a Rai, quattro a Mediaset, tre a Telecom Italia, due a ReteA e uno a Europa TV. Il “beauty contest” riguarda cinque restanti canali.

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BANCHE ITALIANE, PIÙ DEBOLI E COSTOSE

  1. marcello

    Qualche anno fa le licenze per le frequenze 3G furono allocate a prezzi ritenuti dagli operatori eccessivi. Fatto sta che in meno di un decennio si è assistito alla saturazione di quelle reti, grazie alla killer application (ovvero agli smartphone), e alla necessità di passare al 4G. Vale sempre la risposta che Binmore e Klemperer, autori del design dell’asta inglese, la madre di tutte le aste telefoniche, hanno fornito a suo tempo ai critici: con i soldi degli operatori telefonici sono stati costruiti ospedali e quanto altro. Ora meno di 4 mld di euro sono un prezzo giusto per le nuove frequenze, considerato il numero di telefoni in circolazione? Per avere un’idea seppure vaga basterebbe un’analisi del valore implicito delle licenze basata sulla metodologia delle opzioni reali! E poi cosa dire della richiesta di dilazione della revisione di prezzi di terminazione e di uso del servizio telefonico avanzata da alcuni degli aggiudicatari all’AGCOM con la motivazione di dover recuperare i costi sostenuti per le frequenze appena acquistate? Certo 4 mld sono meglio di niente (frequenze regalate alle TV), ma se alla fine paga sempre il consumatore dov’è il guadagno?

  2. Fabrizio Freddo

    Visto il chiaro intento del parlamento, di cui conosciamo i conflitti di interesse, non sarebbe possibile lanciare una specie di “class action” nei confronti dei singoli parlamentari che hanno creato un danno patrimoniale nei confronti dello Stato per i mancati introiti e per il rimborso delle eventuali (ma quasi sicure) multe o infrazioni che arriveranno dall’Europa? Fabrizio Freddo

  3. ltamagno

    Se in azienda si prendessero decisioni come questa si prenderebbe anche la porta a stretto giro. E’ possibile denunciare e chiedere i danni in solido ai responsabili? Se poi, come sembra, si è anche in presenza di un palese conflitto di interessi, l’imputazione non può che aggravarsi.

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