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LA PAPI’S TAX

A metà giugno lo spread fra i Btp decennali e i bund era di quasi 70 punti inferiore a quello dei titoli di stato decennali spagnoli. Oggi è di oltre 40 punti superiore. I due paesi sono stati colpiti dagli stessi shock e hanno goduto entrambi degli acquisti della Bce. I punti accumulati sembrerebbero riflettere ritardi nella reazione del nostro governo almeno rispetto a quello spagnolo, pur dimissionario. Uno spread simile implica a regime una spesa aggiuntiva per interessi di circa 20 miliardi. Ma potremo riacquistare credibilità con questo governo?

A metà giugno lo spread fra i Btp decennali e i bund con la stessa scadenza era di quasi 70 punti inferiore a quello dei titoli di stato decennali spagnoli. Al momento di scrivere lo spread dell’Italia è di oltre 40 punti superiore a quello della Spagna. L’andamento dei due spread è visualizzabile qui.
Dato che i due paesi sono stati colpiti dagli stessi shock esterni e hanno goduto entrambi dall’8 agosto degli interventi di acquisto della Bce, i 105 punti persi rispetto alla Spagna sono probabilmente attribuibili ai ritardi con cui il nostro governo ha reagito alla crisi. Per verificare questa spiegazione nel grafico qui sotto riportiamo i due spread e la differenza fra i due mettendo in evidenza (con indicatori verticali) gli eventi economici e politici più rilevanti specifici dei due paesi, selezionati sulla base di una lettura dei giornali negli ultimi tre mesi.

QUANDO PARLA BERLUSCONI

Degno di nota il fatto che la situazione relativa dell’Italia è drammaticamente peggiorata dopo che Giulio Tremonti, messo sotto accusa per la vicenda di Marco Milanese, per difendere la sua posizione ha sostenuto che era lui il garante dei conti pubblici “chi mi attacca, attacca il Paese”(punto 4 in nero nel grafico).
In effetti è stato il segnale peggiore che si potesse dare ai mercati. Un ministro con un minimo di senso dello Stato avrebbe dovuto sostenere che, indipendentemente dall’evoluzione della sua situazione personale, i conti pubblici sarebbero stati tenuti comunque sotto controllo. Un altro evento che ha fatto aumentare considerevolmente lo spread italiano rispetto a quello spagnolo è il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera e Senato il 3 agosto. Era stato annunciato come un discorso fondamentale, ma in realtà era privo di qualsiasi novità rilevante per gli investitori: come sempre questi discorsi sono molto peggio dei non discorsi. Poi ancora la decisione di tenere chiuse le Camere per 6 settimane nel mezzo della tempesta, proprio mentre il da poco dimissionario José Luis Zapatero annunciava che avrebbe rimandato le sue ferie. Tutti gli eventi muovono lo spread nella direzione che, a priori, si ritiene plausibile. L’unica eccezione è l’annuncio di Berlusconi circa il fatto che sarebbe stata varata una nuova manovra entro il 18 agosto. Questo annuncio (punto 9 in nero) non sembra avere avuto alcun effetto sulla posizione relativa dell’Italia. A quanto pare contano i fatti più che gli annunci soprattutto quando gli annunci sono del nostro presidente del Consiglio. La rapida approvazione della prima manovra a inizio luglio sotto la pressione di Giorgio Napolitano (punto 5 in nero) ha, invece, migliorato la posizione relativa dell’Italia.
Guardando alla Spagna, l’approvazione della riforma delle pensioni (punto 3 in rosso), l’introduzione di nuove misure di contenimento fiscale (punto 6 in nero) e la decisione di includere nella Costituzione il pareggio di bilancio (punto 9) sembrano essere stati efficaci nel migliorare la posizione relativa della Spagna. L’annuncio a fine luglio da parte di Zapatero dell’anticipo a novembre delle elezioni (punto 4) rispetto alla loro scadenza naturale non sembra aver peggiorato lo spread spagnolo che era invece aumentato dopo che il quotidiano El Pais aveva chiesto le sue dimissioni dieci giorni prima (punto 2 in nero).
Quindi quei 110 punti di ritardo accumulati sin qui rispetto alla Spagna sembrerebbero proprio riflettere ritardi nella reazione del nostro governo almeno rispetto a quello (pur dimissionario) spagnolo. Significativo il fatto che siano state organizzate visite di ministri e banchieri spagnoli a New York e nei grandi centri finanziari per promuovere i titoli di stato iberici e che il sito del Tesoro spagnolo, a differenza del sito del Tesoro italiano, pubblichi sistematicamente informazioni utili agli investitori e metta in rilievo ogni riforma varata in quel paese.
Durante una crisi di credibilità conta invertire le aspettative e per questo la comunicazione è fondamentale. Nonostante il nostro presidente del Consiglio abbia grande competenza in merito non sembra certo averla messa al servizio del paese. Forse aveva altre cose da fare….

LE CONSEGUENZE DELLO SPREAD

Cosa significano 110 punti base in più di interessi da pagare.? A regime implicano una spesa aggiuntiva per interessi sul debito superiore a un punto di Pil, circa 20 miliardi. La spesa per interessi cresce per fortuna gradualmente, man mano che i titoli vanno a scadenza e vengono rinnovati con nuove emissioni. Circa quattro miliardi in più nel primo anno, poi otto nel secondo anno fino a raggiungere venti miliardi nell’arco di sette-otto anni. Quindi siamo ancora in tempo se vogliamo evitare di pagare questa tassa legata all’inadeguatezza del nostro governo. Ma il tempo stringe perché diventa ogni giorno più difficile invertire le aspettative, che tendono a consolidarsi quando lo spread rimane alto così a lungo.
C’è anche un problema di credibilità personale del nostro presidente del Consiglio nella dinamica dello spread relativo. Ci sono studi tra l’economia e la psicologia, basati su tecniche di priming, che documentano come gli individui messi a conoscenza di particolari poco edificanti sulla vita privata dei leader politici rinuncino a comprare i titoli di stato di quei paesi. Questo spiegherebbe il nuovo allargamento dello spread dopo la pubblicazioni delle nuove intercettazioni sulla vita privata del nostro premier. Per capire quanto sia rilevante, ponetevi la seguente domanda: comprereste un auto usata da chi, ne avete la prova, in pubblico dice una cosa e, in privato, ne fa un’altra? Finché rimane a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi è, volenti o nolenti, il primo venditore dei nostri titoli di stato e non vi è dubbio che il mercato ci fa pagare un prezzo anche per la sua scarsa credibilità personale. Dato che ai nostri ministri piacciono i termini inglesi per denominare i nuovi balzelli, diciamo che una parte non piccola di quei 110 punti potrebbe essere una …. Papi’s tax.

Grafico: Differenza Spread Italia-Spagna (in rapporto ai bund tedeschi decennali)
(valori positivi indicano che lo spread italiano è più alto di quello spagnolo e viceversa)

Legenda principali eventi degli ultimi tre mesi

L’articolo è disponibile in versione inglese su Vox.eu e in spagnolo su nadaesgratis

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Un tunnel scavato alla velocità della luce

29 commenti

  1. Philip Michael Santore

    Prof. Boeri, Nel suo articolo Lei ha definito per due volte Zapatero “dimisisonario”, e nel riassunto in calce in rosso ha scritto al punto 4 “Dimissioni Zapatero”. Zapatero non si è dimesso, ma ha esercitato il suo diritto di capo del governo (diritto previsto esplicitamente dall’art. 115 della costituzione spagnola) di anticipare le elezioni. Non è una mera tecnicalità costituzionale ma una bella differenza sostanziale: nell’estate del 2010 (uscita di Fini dal Pdl) Berlusconi si disse disposto ad elezioni anticipate. Gli fu risposto che Napolitano non avrebbe sciolto le camere su sua richiesta (la nostra costituzione non esplicita questo diritto, ma nemmeno lo nega, pur subordinandolo al parere -non vincolante- dei presidenti delle camere), e che anzi avrebbe cercato di “salvare la legislatura”, “portandola al suo compimento naturale”. Se non gli sono vengono permesse le elezioni anticipate, ma lo si obbliga a difendersi da ribaltoni vari, che non ci si lamenti oggi se questa maggioranza resta arroccata al potere fino al 2013.

  2. Ezio Magi

    Se tutti, anche gli elettori del centrodestra, sono oramai convinti che sarebbe meglio voltare pagina e smettere di parlare di leggi ad personam, escort, barzellette e quant’ altro, più difficile è immaginare la possibile alternativa. La eventuale vittoria di una coalizione che va da Vendola a Casini ci potrebbe dare governi più stabili? Un governo sostenuto da sindacalisti e nostalgici della lotta di classe ci potrebbe dare quelle liberalizzazioni e quelle riforme (previdenza, diritto del lavoro, ecc.) che le agenzie di rating e la Bce vorrebbero veder realizzate per darci fiducia? Oggi gli uomini più preparati e propositivi dalla sinistra (Nicola Rossi, Pietro Ichino, Franco Bassanini e altri) sono oramai voci fuori dal coro ed in tutte le questioni importanti (es. referendum) Bersani si è allineato costantemente con i beceri e i massimalisti. Né è facile immaginare ad una soluzione tipo “larghe intese”, l’ ultima volta in cui ha funzionato esistevano ancora entità adesso scomparse: i partiti. Difficile immaginare come dalla guerra di bande e capibanda che è oggi la politica possa uscire un’alterativa credibile.

  3. stefano

    L’analisi di Boeri è come sempre lucida e circostanziata. Però mi verrebbe da dire: “Troppo facile…”. Il disastro creato da Berlusconi e dalla sua banda di dilettanti (per usare un termine eufemistico) era visibile da anni. Non credo che fosse necessario arrivare a questo. Aggiungo: come mai nei dibattiti nessuno fa notare che il debito pubblico negli ultimi 10 anni, di cui 8 a governo Berlusconi, è cresciuto a dismisura sino agli attuali 1950 MLD e non è stato solo “ereditato dalla DC”?

  4. Giuseppe Merola

    Ritengo che abbiamo perso un treno importante che probabilmente non passerà più. La costruzione di un sistema virtuoso poteva nascere con il varo del primo modulo della riforma fiscale che costava all’incirca i 20 miliardi (detti sopra) che già abbiamo perso in interessi dagli inizi di luglio ad oggi. Probabilmente, ma sono supposizioni, la riduzione della pressione fiscale ed il coraggio che non si è avuto, avrebbero ridato slancio al PIL, ridotto l’evasione, innescato la ripresa. E la cosa più importante avremmo avuto “la fiducia” degli investitori e dei mercati per uno stato che tenta di virare verso la crescita, verso il maggior gettito, verso la possibilità di essere solvibile.

  5. Luciano

    La sua analisi potrebbe essere credibile (ma credibile non è) se non si sapesse che lei è considerato un megafono del Pd…certo è che da lei non ci si potrà mai aspettare una analisi imparziale.

  6. MASSIMILIANO

    Certo sono d’accordo con lei per quanto riguarda le critiche a Berlusconi, che anzi andrebbero estese al governo che ha cambiato in continuazione la manovra di agosto, partecipando non poco a togliere credibilità al nostro paese. Però sono molto distante per quanto riguarda le misure da varare, in primis ci sarebbe da varare una riforma della giustizia molto diversa da quella voluta da Berlusconi, perché la mancanza di certezza del diritto allontana gli investimenti stranieri; in secondo ci sarebbe da varare investimenti che riguardano gli acquedotti, che ci eviterebbero multe europee, e investimenti sulla linea internet, servirebbe anche investire di più sulla ricerca. Servirebbero inoltre delle liberalizzazione di alcuni ordini professionali come quelli di notai e avvocati e medici. Un altra misura potrebbe essere la riforma dei media a cosa servono 15 canali Rai. A mio avviso bastano 5 al massimo 6 il resto delle frequenze si possono affittare facendo entrare nuovi concorrenti, e nuove entrate per lo stato, ovviamente un discorso analogo vale per Mediaset. Inoltre mi chiedo quanto pagano di affitto le aziende per occupare le frequanze.

  7. giobatta

    Condivido l’analisi e le considerazioni sullo spread di questo articolo. Addirittura, si potrebbe realizzare un modello dello spread nel quale distinguere due grandi componenti: quella “materiale”, legata al livello del debito, al deficit, ecc, e quella “immateriale”, legata all’affidabilità del sistema politico e sociale nazionale. Quest’ultima componente potrebbe scomporsi in molteplici parti, quali la coesione della compagine governativa, l’efficacia della sua azione, la responsabilita  delle parti sociali, ecc (con amara ironia si potrebbe suggerire anche la componente virtù/vizi privati delle più alte cariche dello stato). da questo modello concettuale si potrebbe partire per  realizzarne uno quantitativo, attribuendo pesi alle sue componenti e calibrandolo sulle serie storiche. Ma, nella drammatica situazione attuale, questo esercizio intellettuale forse dovrebbe essere accantonato per considerare questo aspetto più urgente:  il premier non è, per sua natura e formazione, adatto per gestire le crisi. egli è l’uomo del marketing, è un venditore, e continua a proporre una narrazione rassicurante affiché gli italiani non pensino troppo e vadano avanti come se niente fosse.

  8. mirco

    Che Dire? Dimissioni…..

  9. Luigi Bernardi

    D’accordo sulla Papi’s tax, cui forse va aggiunta anche una Giulio’s tax. Tuttavia tutti gli spread dei Piigs e non solo si sono impennati a fine luglio – inizio agosto. Il momento critico per l’aggiustamento del bilancio USA e del dowgrade dei Treasury Bond. Nessuna relazione?

    • La redazione

      Negli Stati Uniti non c'è mai stato un problema nel vendere i titoli pubblici. Solo nell'emetterli.
  10. M

    Bell’articolo molto interessante. Direi che il grosso dell’impennata lo abbiamo subito con il caso Milanese e Tremonti e, a fine agosto con i mille cambi della manovra. Quando invece s&p ha abbassato il rating dell’italia, ormai i mercati avevano interiorizzato la scarsa credibilità del nostro paese. Ci sono pero alcune cose che differenziano l’italia e la spagna indipendentemente dalla credibilita dei governi: l’esposizione verso paesi come l’irlanda e portogallo è maggiore in Spagna e anche l’entità del debito/deficit è diversa: la Spagna ha debito relativamente basso e deficit alto mentre è l’iverso per l’Italia. Io sono convinta che la tesi di fondo dell’articolo sia più che giusta ma forse mi convincerei di più se vedessi gli stessi grafici anche confrontando l’italia con altri paesi.

  11. HK

    Prima B&T hanno cercato di negare la crisi e non è piaciuto ai “mercati”. Poi hanno fatto una manovra futura (proiettata nel 2013 e 14), ma anche questa volta i mercati non si sono dimostrati fessi. Poi ancora hanno creato la campagna anti evasione in modo che si potesse far credere che il rapporto def/pil si sarebbe potuto risanare solo con un aumento di imposte. Allora ecco una manovra di tutte tasse (Si anche la parte delle pensioni è un’aumento mascherato di tasse) perché è più facile far crescere il Pil con la crescita nominale delle spese del pubblico. Ma anche questa giustamente non è andata giù. Quello che i mercati (ovvero i nostri creditori) chiedono è la crescita del Pil buono non del Pil cattivo(spese pubbliche improduttive) che un governo così debole non è assolutamente in grado di fare. La vedo dura..

  12. paolo ricci

    Nel caso di dimissioni del premier Berlusconi di quanto potrebbe diminuire lo spread bund-btp?

  13. beppe caravita

    Una misurazione accurata della crisi economica peggio gestita dal dopoguerra ad oggi.

  14. luca cigolini

    Premetto che non sono un economista e che traggo buona parte delle mie poche conoscenze in merito dalla lettura dei quotidiani e del vostro utilissimo sito. Dal grafico emerge un andamento comunque simile dello spread spagnolo e del nostro: in alcuni momenti salgono entrambi, in altri entrambi scendono; presumo che ciò avvenga perché ci sono anche altri fattori, oltre alle condizioni politiche dei due Paesi, che lo determinano e mi par chiaro che ciò che Tito Boeri evidenzia è la maggior “velocità” in salita della Spagna, accanto ad una nostra maggior “velocità” in discesa. La mia riflessione nasce da qui: perché siamo certi che tra tutti gli elementi in gioco quello determinante sia proprio la sventatezza e l’incoerenza dei nostri politici? Che cosa spinge l’autore a scartare altre possibili cause?

    • La redazione

      Certo che ci sono anche altri fattori. per questo nel grafico guardiamo alla differenza fra l andamento degli spread in Italia e in Spagna. Questa differenza serve proprio a controllare per questi altri fattori che hanno interessato sia la Spagna che l’Italia (quindi si elidono nella differenza).

  15. anna

    Pare che il dimettersi , anche per motivi gravi e comprovati, sia un comportamento ignoto ai componenti di questo governo che ci sta rovinando. Non provano vergogna per nulla e non si sentono mai responsabili, anzi arzigogolano sempre un ragionamento contorto alla fine del quale salta fuori che la responsabilità è di altri ( l’opposta parte politica). Finirà prima o poi ma i danni già gravi adesso potrebbero essere riparabili solo a prezzi altissimi per noi.

  16. Anna Paschero

    Non potremo riacquistare credibilità perchè questo governo ha dimostrato tutta la sua incapacità a gestire questa fase delicata del Paese: basta esaminare le due recenti manovre di correzione dei conti pubblici. Gli effetti depressivi sul reddito delle misure fiscali, che anzichè tendere alla redistribuzione del carico lo inaspriscono soltanto, ridurranno ulteriormente il Pil. Le misure per lo sviluppo sono inesistenti e il rischio sarà quello di dover rincorrere un improbabile equilibrio dei conti con ulteriori manovre depressive. E’ tutto questo per non parlare della pessima immagine di cui il paese gode all’estero per le grottesche abitudini del premier. Sarà la fine. Purtroppo, come hanno più volte dichiarato, (anche oggi Tremonti) non se ne andranno. Al Capone è finito in galera non perchè era uno spietato assassino ma perchè era un evasore fiscale.

  17. Piero

    Se si deve un discorso politico, mi deve spiegare il governo Prodi che fece una manovra per entrare nell’euro, come avrebbe fatto a pagare un debito statale pari al 120% del PIL senza l’aiuto della politica monetaria, fu una scelta infelice, dovevamo do ortaggi come l’Inghilterra, che ha fatto una politica di attesa ed oggi è stata premiata, invece oggi noi dipendiamo dai capricci della Germania. Complimenti Prodi, che poi ci fa una lezione sugli eurobond privandoci dell’oro e delle imprese pubbliche. Non penso che queste siano le soluzioni, bene la politica del rigore, ma il problema dei debiti dei paesi euro va risolto in sede bce e nell’Europa, chi dice che si risolve cambiando il governo italiano sta facendo la campagna politica.

  18. Giovanni Barone-Adesi

    Più eclatante è il fatto che il cds italiano é 65 punti sopra quello egiziano. Se avreste trattenuto la nipote di Mubarak al posto di Tremonti avreste fatto meglio. Scherzi a parte, non potrete recuperare la credibilità senza una seria riforma monetaria oltre che economica. La prima è non discutibile, la seconda non attuabile.

  19. Massimo GIANNINI

    Ricordo che tutto ci succedeva già in passato con Tremonti, ad esempio nel 2008 quando lo spread “volò ” a 137 bps da 0.40 che era. Già allora io ebbi a dire che i mercati faranno capire all’Italia quello che i politici e alcuni concittadini non vogliono capire. Fui tacciato di essere antipatriottico…e si facevano gli scongiuri…

  20. SAVINO

    Il punto è la credibilità dell’intera classe politica e dell’apparato istituzionale nel suo complesso. Oggi c’è un solo uomo politico che manifesta chiaramente la volontà di salvare questo Paese e lavora alacremente per raggiungere questo obiettivo, svolgendo un ruolo di supplenza esecutiva in politica monetaria ed estera: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Da questa constatazione di fatto si deve partire per ripensare il nostro assetto istituzionale, che non può più essere una repubblica parlamentare fatta di 1.000 Scillipoti, nè può divenire un sultanato abbagliante ed affarista stile Berlusconi. Ci vuole il presidenzialismo, con pesi e contrappesi, che facilita decisioni rapide ed efficaci. Un sistema nuovo per una classe politica più giovane, più preparata e meno viziata, che sappia fare i conti col mondo che cambia.

  21. psk

    Articolo bello e suggestivo nell’approccio del pricing dello spread. Si concorda sulla tesi che il governo non è adeguato, per non dire altro (tesi politica). Il fondamento scientifico della papi’s tax rientra nel puro divertissement .

  22. FRANCESCO COSTANZO

    Buonasera Prof. Boeri, seguo sempre con immutato interesse le sue dichiarazioni (anche la chiacchierata recente con il ministro Fitto su 8 e mezzo), e condivido completamente il suo pensiero, da lettore non esperto delle questioni economiche italiane. Trovo però che in particolare in questo momento difficile per il Paese un po’ tutti tendano a trovare un colpevole (compreso Berlusconi che ce l’ha con Tremonti), mentre quando occorre fare delle proposte concrete, un po’ tutti si ritirino in buon ordine. A me sembra che le trasmissioni televisive stiano diventando un ottimo veicolo di sterili discussioni in cui i politici sguazzano, invece il mezzo televisivo non dovrebbe essere utile a dare la massima risonanza a proposte in grado di farci superare la crisi?

  23. AM

    I mercati sono indifferenti ai comportamenti privati e all’etica dei governati, guardano ai fatti concreti. L’uscita di scena di Berlusconi senza la nascita di un governo dotato di una maggioranza stabile e deciso a tagliare la spesa servirebbe a poco. Al momento non vedo all’orizzonte un governo capace di resistere alle pressioni della casta politica, dei vari monopoli, delle corporazioni, dei sindacati, della confindustria Del resto, se si vuole, si può portare tutto in politica, anche il recente declassamento del debito di Milano che a mio avviso tuttavia non è certo attribuibile a Pisapia.

  24. Piero

    Oggi il sole 24ore ci da una lezione sull’imposta patrimoniale, con l’articolo di Carlo De Benedetti (residente all’estero e quindi non paga le tasse in Italia, quindi nemmeno la patrimoniale) a sostegno dell’imposta patrimoniale, ritengo che una proposta più sciocca e piu’ recessiva non puà essere fatta, inserire un’imposta patrimoniale su un sistema di imposizione sul reddito e da evitare, spinge il contribuente all’evasione, in quanto lo stesso dopo avere pagato le imposte sul reddito deve essere libero fiscalmente non puo’ pagare le imposte sul patrimonio creato con il reddito gia’ tassato, la duplicazione della tassazione e’ roba da terzo mondo. Una cosa diversa sono i tributi locali legati agli immobili per coprire le spese degli enti locali, il cittadino percepisce l’utilità della tassazione.

  25. Massimo

    Non capisco cosa si aspetti a introdurre un’imposta patrimoniale seria e permanente che consenta di alleviare la tassazione sul lavoro e sulle imprese. E’ l’unico provvedimento che potrebbe consentire di risanare il bilancio agendo da stimolo, e non deprimendo, la crescita economica del Paese. Qualcuno mi sa dare una spiegazione plausibile?

  26. Roberto tessari

    Egregio professore, ritengo sia importante per il momento attuale, nel quale la distrazione di massa sia l’elemento portante della politica del governo oltre allo sport degli Spot (ma tra i dire e il fare c’è di mezzo il mare ), fare i conti sul costo reale dell’aumento dello spread. Occorre determinare i maggiori costi di questi mesi calcolando per ogni emissione di debito pubblico l’onere aggiuntivo. A questo proposito sono andato alla ricerca dei dati nel portale web del ministro del tesoro e vo sono molti dati utili ma occorre del tempo per svolgere una stima approssimativa. Per i Bot l’impatto non è indifferente con circa il 2/3% aggiuntivo rispetto allo sorso anno. Per essi l’impatto è transotorio. Quello che pesa moltissimo sono i titoli a interesse fisso quali BTP a medio periodo: 5 e 10 anni. Al momento dell’emissione il costo aggiuntivo viene a pesare in modo definitivo sulle casse dello stato ovvero l’aumento di 3 punti percentuali per 10 anni significano il 30% aggiuntivosul loro costo totale ! Che poi si paghi in parte al momento dell’emissione o negli anni sucessivi poco importa (sarà l’inflazione a diminuirne l’impatto) le perdita economica c’è ed è notevole.

  27. marco

    Bene. articolo interessante, peccato che il tempo lo abbia largamente smentito. Lo spread con la Spagna sul decennale è quintuplicato, oggi ha raggiunto i 186 basis point. Esattamente dalla data dell’articolo la crescita è del 465%. Papy non c’è più e lo spread con i bund ed i bonos è cresciuto. Dal prof Boeri, che è una persona che stimo e seguo molto, mi attendevo un’analisi più accurata e meno emotiva.

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