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QUANTO CAPITALE UMANO STIAMO SPRECANDO?

I test per l’ingresso nei corsi di laurea di medicina, biotecnologia, veterinaria, professioni sanitarie, architettura e scienze della formazione primaria si svolgono tutti lo stesso giorno, ma anziché avere un’unica graduatoria nazionale, ogni sede universitaria stila la sua graduatoria. Se un candidato non riesce a entrare nell’ateneo in cui ha sostenuto l’esame di ammissione, perde così il diritto a iscriversi in un altro, anche se magari il suo punteggio è tra i migliori e, in una ipotetica graduatoria nazionale, figurerebbe ben prima del limite fissato dal numero di posti disponibili.
In questi giorni sono state pubblicate tutte le graduatorie del test di medicina nelle varie sedi e abbiamo così potuto calcolare, limitatamente a questa facoltà, quanti sono gli studenti ingiustamente esclusi (e quanti ingiustamente inclusi) nell’anno accademico 2011-12 da questo perverso meccanismo di selezione. Si tratta di 1.320 persone che hanno immeritatamente soffiato il posto ad altre che al test avevano fatto meglio di loro. Mediamente i loro punteggi erano del 10 per cento inferiori a quelli degli esclusi che invece sarebbero stati ammessi con la graduatoria nazionale. I test hanno complessivamente portato ad ammettere 7.719 studenti; quasi uno su cinque di questi ha avuto un posto che non si meritava. Se applichiamo la stessa percentuale agli iscritti alle altre facoltà (riguardo alle quali non avevamo i punteggi nelle diverse sedi) giungiamo a una stima di circa 9.312 persone ingiustamente escluse da facoltà in cui aspiravano iscriversi. È uno spreco di capitale umano ingente, che davvero non possiamo permetterci.

Distribuzione del punteggio totalizzato dall’ultimo studente ammesso in graduatoria, per facoltà.

Il grafico mostra la distribuzione degli studenti all’interno delle facoltà in cui hanno effettuato il test di ammissione, se la graduatoria fosse stilata a livello nazionale. Si può vedere come la gran parte degli studenti proverrebbe da Milano, la minor parte dall’università del Molise.

Il grafico mostra il numero di studenti addizionali, per facoltà, che sarebbero stati ammessi (o esclusi, se il numero è negativo) se il test fosse stato implementato su base nazionale.

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  1. Fabio Checchi

    Il ragionamento dell’articolo, se capisco bene, sembrerebbe privilegiare una graduatoria nazionale degli aspiranti nuovi medici; in verita’ io ci vedo un vizio nel ragionamento degli autori, che non tiene conto della situazione “reale” delle nostre università e delle considerazioni che ogni studente fa, prima di iscriversi al test di ingresso. Supponendo infatti che sia vero il fatto che uno studente di Milano escluso per pochi punti, avrebbe tranquillamente superato il test in Molise, secondo voi, avrebbe quello studente accettato di studiare e laurearsi in Medicina in Molise (con tutto il rispetto per la facolta’ di Medicina del Molise) ? Il test non piace a nessuno, ma se deve essere numero chiuso, per tanti motivi, qualcosa bisognera’ pure inventarsi per selezionare gli studenti da iscrivere: e se tantissimi scelgono Milano per il test, ci sara’ pure un motivo, o no ?

    • La redazione

      Obiezione senza dubbio legittima: tanti sono i fattori che entrano in gioco quando uno studente decide dove iscriversi. Nella nostra analisi non intendevamo certo ignorarli, ma solo mettere l’accento su un’altra questione. L’obbligo di dover scegliere la sede del test ex-ante, senza un minimo di flessibilità, porta chiaramente all’emergere distorsioni in tale scelta. Come interpretare lo scarto di dieci punti tra l’ultimo ammesso a Milano e l’ultimo ammesso in Molise? Esso sta forse ad indicare che i diplomati lombardi sono più bravi o dotati dei loro colleghi al sud? O forse che alcune sedi sono ritenute più “facili” per qualche motivo, sia pure per la loro collocazione geografica, ed attraggono quindi i candidati peggiori? E’ facile intuire come queste distorsioni si auto-alimentino, aumentando il divario che già esiste fra alcune delle sedi universitarie italiane. Inoltre, come dimostrato nell’articolo, questo meccanismo porta ad un inevitabile spreco di cervelli, dato che le chances di un candidato di essere ammesso o meno sembrano dipendere più dalla sede della prova che dalla reale performance nel test.
      Una soluzione per niente utopistica (visto che viene già utilizzata per le selezioni del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria già da 5 anni) e dal sapore un po’ più equo consiste nello stilare una graduatoria nazionale, e consentire ad ogni candidato di esprimere la propria preferenza su dove studiare: i migliori vengono accontentati, nei limiti del possibile. I rimanenti ammessi dovranno adeguarsi. Coloro che non rientrano fra i primi 7719 a livello nazionale rimangono esclusi. In questa maniera si consentirebbe ai meritevoli di poter studiare, si aumenterebbe la qualità degli atenei che attraggono gli studenti nella fascia bassa degli ammessi, e si creerebbe qualcosa che somiglia a dei centri di eccellenza pubblici, in questa disciplina.

  2. Marcello Graziano

    Bel post/studio. Comprendo le obiezioni espresse dal precedente commento, ma credo che si tratti di problemi facilmente risolvibili e comunque al di fuori dello scopo dello studio stesso (seppure, si badi, concordo con la risposta degli autori).

  3. federico vitelli

    Avevo già esaminato i risultati dei test e avevo notato le enormi differenze tra le varie facoltà. Ma vi sono due imprecisioni serie nelle vostre tabelle: a)mancano i dati di Roma policlinico, cioè della più frequentata facoltà di medicina b)considerando le cose con obiettività e, pur con campanilismo sabaudo, i dati da voi presentati non sono giusti in quanto a Torino quest’anno si é entrati con punteggi sotto al 46 cioé ben inferiore da quanto voi riportato, il livello a cui si é entrati é pressoché pari a quello di Vercelli (tra l’altro perché Vercelli e non Novara?) Per dare una spiegazione all’estrema variabilità nei risultati si potrebbe anche ipotizzare che in alcune facoltà ci sono più iscritti (la proporzione tra candidati ed entrati é simile tra le varie facoltà)perché si sa già che si entra con un minor punteggio. I dati della Sardegna (dove verosimilmente pochi andrebbero da esterni) peraltro smentiscono questa mia ipotesi e sono inoltre significativi perché evidenziano una netta sproporzione di posti a medicina per esempio con il Piemonte. Difatti 300 nuovi iscritti in Sardegna e 480 in Piemonte (con 2.8 volte più abitanti) non é molto giusto.. grazie

  4. federico vitelli

    mi scuso: Roma la Sapienza c’é quindi la mia seconda obiezione non é valida.

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