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  1. Mirko Prezioso Rispondi

    Articolo sicuramente interessante, soprattutto perché sposta l'accento sul bilancio netto dei flussi, più che sulla "fuga dei cervelli". Penso però che le citazioni di articoli non siano un buon indicatore della circolazione delle idee. La scelta di chi citare nell'articolo può certamente essere basata anche sul legame che abbiamo con il "citato", ma che da questo ne discenda uno scambio di idee mi pare perlomeno azzardato. Temo che l'unico contributo verso l'Italia che i "cervelli fuggiti" possono dare sia solo a livello di prestigio internazionale. La circolazione delle idee si ha solo con la circolazione delle "Teste", a mio parere ovviamente.

  2. Fabio M Rispondi

    Concordo con molti punti del commento precedente. Per avere un'idea del gap di trattamento fra la ricerca pubblica italiana e gli standard internazionali, rimando alle attuali condizioni di assunzione di personale scientifico del JRC di Ispra. Ebbene, queste condizioni, pur faraoniche rispetto a quello che si può aspettare normalmente un assegnista di ricerca / ricercatore /prof associato, a volte non sono sufficienti a convincere un nord-europeo a trasferirsi in un paese a difficile occupabilità per i partner come e' l'Italia.

  3. Alessandro Figà Talamanca Rispondi

    Primo: I salari iniziali sono troppo bassi. Il primo stipendio netto di un professore di prima fascia non è sufficiente per mantenere una famiglia monoreddito non proprietaria di casa ad un livello medio-borghese. In pratica, ad esempio, a Roma, sono necessari almeno 1.500 euro per l'affitto di un appartamento in periferia. Restano 1000 euro netti per tutte le altre spese.
    Secondo: Per diversi anni il coniuge straniero di un docente straniero avrà difficoltà a svolgere una professione o a trovare un impiego adeguato. Sono complicatissime ed incerte le procedure di riconoscimento dei titoli accademici stranieri. Per molti impieghi e professioni è irragionevolmente richiesta la cittadinanza comunitaria, a volte anche quella italiana. Le procedure per il conseguimento della cittadinanzia italiana sono lunghe ed incerte. Persino il permesso di soggiorno e la copertura sanitaria di un docente straniero possono non essere facili da ottenerei. L'Italia è un paese che è ostile alla immigrazione, che è sospettata di "rubare il lavoro" agli italiani..
    Terzo: Le università e i dipartimenti praticano lo "inbreeding" (assunzione e promozione di locali)

  4. SAVINO Rispondi

    Perchè mai un genio incompreso in Italia e, di conseguenza, costretto a fuggire all'estero dovrebbe aiutare questo paese, soprattutto quando il messaggio lanciato da chi lo governa è esattamente l'opposto? Ricordo, per chi se lo fosse dimenticato, che il premier ha raccontato barzellette sporche in una cerimonia con studenti modello, ha suggerito ad una bella ragazza disoccupata di sposarsi con un ricco e ci propone (soprattutto propone ai giovani) ogni sera con le sue tv e i suoi comportamenti modelli errati. E un genio dovrebbe pure aiutare lui e i suoi passivi sudditi?

  5. antonio greco Rispondi

    Sciatteria sociale/istituzionale (definizione): motivazione minima e impegno ridotto (nelle istituzioni), criteri per la selezione degli uomini pubblici “al peggio”, assenza di binari e di paletti, come di certezze (per l’enfasi sul lavoro di terza qualità), interpretazione ad personam di regole e leggi (anche per informazione inadeguata), comportamento dei pubblici funzionari orientato sul tornaconto personale (invece che sull’imperativo del proprio dovere per il Paese), assenza di valori positivi nella società, lassismo diffuso, diffusa incapacità di gestione, assenza di strategie sugli interessi nazionali, tornaconti di clan o privati nella vita parlamentare + lottizzazioni e raccomandazioni diffuse. Un Paese puo’ suicidarsi con la sola sciatteria! La dimostrazione ne è l’Italia sociale nel primo decennio del secolo! Si tratta di un suicidio che non richiede coraggio. Basta lasciarsi andare e proseguire cosi! Antonio Greco angrema@wanadoo.fr

  6. Michele Costabile Rispondi

    Complimenti per la rassegna che finalmente sfata il falso mito della fuga dei cervelli, concentrando l'attenzione sul vero tema critico: la circolazione dei cervelli. E se le evidenze non più aneddotiche sul ruolo della prossimità sociale possono consolare la comunita' accademica, resta critico il problema per la business community. L'attrazione di talenti professionali e imprendittoriali ad alta intensità di conoscenza è il vero problema. E sui driver di questa capacità attrattiva di immigrati ad alto potenziale che dovremmo concentrarci. Programmi master, Graduate School competitive, PhD in applied hard sciences, centri e laboratori di ricerca industriale? E' possibile pensare a una policy volta a creare livelli ottimali di prossimità spaziale fra i componenti dell'ecosistema della business innovation?