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  1. Paolo Rispondi

    Segnalo un recente working paper della commissione europea sulla riforma della disciplina sugli aiuti di stato per R&S&I.

  2. Ivano Urban Rispondi

    Ho letto con molto piacere anche questo articolo. Sotto il profilo formale credo che l'argomento non possa essere trattato meglio di così. Mi occupo di ricerca industriale da circa dieci anni. Il mio settore è L'industrial design che propongo non tanto come modello di utilità, bensì come invenzione industriale prevalentemente di innovazione di prodotto. E vi assicuro che è alquanto difficile ottenere una licenza per brevetto d'invenzione. Solo il 6% dei depositi brevettuali, nazionali compresi, ottiene i requisiti di brevettabilità peraltro per un numero ridotto delle rivendicazioni presentate. La fase di ideazione e progettazione tiene in prima considerazione l'utilità dello strumento (prodotto innovativo) parametrizzato, ovviamente, agli indicatori che convergono sulla competività di prodotto.
    Oltre a tutto ciò, credo di potermi presentare anche come un esperto di marketing. Detto questo, aggiungo che i miei progetti di innovazione industriale hanno suscitato interesse presso le industrie di riferimento, ma, detto con una metafora, si è concepito senza poi arrivare al parto. Insomma, sembra che da confidenze lo scoglio sia il settore della finanza che, per finanziare detti progetti di innovazione industriale richiede delle garanzie fideussorie eccessive e non in linea con altre linee di credito accordate precedentemente all'impresa; bloccando ogni trattativa. Allora, in considerazione alle competenze annoverate dagli autori dello studio qui citato, vorrei porre una domanda: siamo certi che il settore finanziario contempli nella propria struttura organizzativa le competenze per poter valutare un progetto di innovazione industriale?