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MEDICINA, UN TEST DA RIFARE

La facoltà di medicina sembra essere quella che garantisce migliori opportunità di occupazione ai giovani italiani. Merito della scelta di introdurre il numero chiuso. Ma non per questo il meccanismo del test di ingresso garantisce che siano i candidati più brillanti ad accedere alla facoltà. Perché le graduatorie sono valide per i singoli atenei. Basterebbe una graduatoria nazionale, con la possibilità per gli studenti più meritevoli di scegliere la sede che preferiscono. La bassa crescita del paese dipende infatti anche da una cattiva allocazione dei talenti.

La disoccupazione giovanile a luglio del 2011 è ancora al 27 per cento. Nemmeno i giovani laureati se la passano tanto bene. Secondo l’ultimo rapporto Almalaurea, la disoccupazione tra i laureati triennali è aumentata lo scorso anno dal 15 al 16 per cento. In tempi di crisi e con tassi di disoccupazione così elevati, per un neo diplomato la ricerca di una facoltà che garantisca davvero un lavoro è una scelta cruciale.

IL PRIMATO DI MEDICINA

Tra le facoltà italiane, sembra che medicina sia quella che garantisca la migliore occupabilità tra i giovani, nonostante le risorse del Servizio sanitario nazionale siano scarse e oggetto di tutte le ristrettezze imposte dalla finanza pubblica. Per capire quanto vale oggi una laurea in medicina, basti pensare che a tre anni dalla laurea, il 97 per cento dei giovani laureati in medicina è occupato. Per la laurea in economia, la seconda più appetibile, il tasso di occupazione a 3 anni scende all’85 per cento. Se il laureato è in lettere, il tasso di occupazione a tre anni crolla sotto il 50 per cento.

IL NUMERO CHIUSO

Il motivo principale di così buone prospettive occupazionali della laurea in medicina è legato all’esistenza del numero chiuso: dal 1999, per iscriversi alla facoltà di medicina è necessario superare un test di ingresso. Chi entra nella facoltà e si laurea è quasi certo di trovare poi un posto di lavoro nel settore sanitario nazionale, per il semplice fatto che il numero programmato è calcolato anche sulla base del numero di medici che nei prossimi anni andrà in pensione. L’introduzione del numero chiuso è stata una scelta giusta: negli anni Ottanta e Novanta eravamo pieni di medici disoccupati, oggi i posti a medicina vanno praticamente a ruba.
Nel 2010 i posti disponibili nell’università statale italiana statale erano settemilacinquecento,  mentre i candidati aspiranti medici che hanno “provato” il test erano più di cinquantamila (51mila, per l’esattezza). Il tasso di selezione nazionale è pari al 14 per cento e soltanto uno studente su sette riesce a iscriversi a medicina.

I MIGLIORI STUDENTI VANNO NELLE FACOLTÀ MIGLIORI?

L’esercito dei 50mila aspiranti medici deve rispondere a 80 domande di cultura generale, logica, matematica e fisica, biologia e chimica. Al di là delle polemiche sulla capacità di selezionare un medico in base al test di ingresso, con una tale offerta di candidati dovremmo essere certi che i posti disponibili andranno certamente ai futuri medici che meglio lo hanno superato. Finalmente, si è trovato un modo per far competere gli atenei per i giovani più brillanti e i giovani più brillanti per le facoltà di medicina più prestigiose. Insomma, finalmente in Italia abbiamo un vero e proprio meccanismo di selezione in base al merito?

 UN MECCANISMO DI SELEZIONE BIZZARRO E ASSURDO

Purtroppo non è così, poiché i giovani 50mila aspiranti medici sono obbligati a scegliere inderogabilmente prima del test in quale università sostenere l’esame di ammissione e dunque in quale università provare a iscriversi. Se un candidato non riesce a entrare nell’ateneo in cui ha sostenuto l’esame di ammissione, perderà il diritto a entrare in un altro, anche se magari il suo punteggio risultava tra i migliori settemila e quindi potenzialmente rientrava nel numero di posti disponibili.
Guardando con attenzione le statistiche del test si capisce che è davvero una situazione bizzarra. L’ateneo dove è più difficile entrare pare essere quello di Milano, dove il punteggio minimo tra gli ammessi è pari a 48 risposte esatte su 80. Ma i primi esclusi a Milano, probabilmente perché hanno risposto a 47 domande (i candidati a Milano nel 2010 erano più di 2000 per 330 posti) su 80 non potranno iscriversi nel Molise, a Sassari, a Foggia o a Messina, dove il punteggio minimo degli ammessi è inferiore 42 risposte su 80. Avendo scelto di fare il test a Milano, non avranno diritto di iscriversi in nessuna altra università statale.
Nella situazione attuale i giovani sono costretti a calcoli assurdi: mi conviene provare a Milano (dove è difficile entrare) o provare a Foggia (dove la soglia minima è più bassa)?

 COME RIMEDIARE E RIFORMARE LA STORTURA

Per rimediare a questa assurda stortura, senza alcun costo, sarebbe sufficiente permettere agli studenti di scegliere la facoltà in cui immatricolarsi dopo aver sostenuto il test. Il test viene già oggi fatto nello stesso giorno in tutti gli atenei e i risultati sono a disposizione del Miur. Basterebbe pubblicare una graduatoria nazionale dei primi settemilacinquecento studenti. Dopodiché basterebbe obbligare i migliori 7500 studenti a scegliere la sede in cui immatricolarsi entro qualche giorno dalla pubblicazione. I posti andrebbero via riempendosi nei diversi atenei e saremmo certi di un’allocazione alla facoltà di medicina puramente competitiva. La scelta della sede sarebbe comunque una libera scelta dell’individuo. Se il miglior studente non vuole trasferirsi a Milano (una delle facoltà più prestigiose) per motivi personali, avrà comunque la possibilità di scegliere qualunque altro ateneo.
Non si capisce perché le facoltà stesse non spingano per una riforma in questo senso. Forse solo per il fatto che non gradiscono vedere il loro ateneo scelto da studenti meno bravi?
Ovviamente la riforma proposta è un piccolo esempio nella scelta della professione. Ma lo consideriamo davvero un esempio significativo di come nel nostro paese si finisca spesso per scegliere meccanismi di selezione bizantini e bizzarri. E la bassa crescita è anche legata a una cattiva allocazione dei talenti. In questo caso, è davvero una scelta di amministratori, rettori e politici. 

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10 commenti

  1. alessandro mereu

    La strategia qui proposta è molto simile nella forma a quella adottata in Francia per entrare nei corsi di specializzazioni mediche o chirurgiche. Test nazionale standardizzato ed unico al quale partecipano tutti gli studenti, il primo classificato può scegliere qualsiasi località (parigi, nizza, marsiglia,…), il secondo sceglie tra tutti i posti possibili meno quello già occupato dal primo e così via fino a esaurimento posti. Oltre alla formula però è da criticare anche il test stesso, chi ha deciso che questo mix di ottanta domande sia il metodo migliore per la selezione degli studenti in medicina? Come è stato predisposto, con che criteri? Credo il problema alla base di questi due aspetti sia unico. il fatto è che il test di ammissione non è competenza né di studenti liceali, nè di competenza degli universitari. E’ terrà di confine, pertanto chi gestisce questo test è solo il ministero senza potervoler ascoltare quella popolazione che è soggetta al test, questa popolazione come detto non esiste. Quindi da chi arrivano proposte alternative, se c’è solo un attore in capo cioè il ministero? A.M.

  2. Vito Svelto

    All’avvicinarsi della data del test nazionale per l’immatricolazione al corso di laurea in Medicina, ridiventa notizia la modalità del Test. La critica e la proposta di Garibaldi è, purtroppo, ben nota a chi si occupa dell’argomento. Fare una graduatoria nazionale e scegliere la sede in base al voto conseguito nel test sarebbe immediatamente fattibile. Non lo si fa perchè alcuni, a livello politico, si oppongono e non sono i rettori (almeno ufficialmente). Peraltro la soluzione dello studente che sceglie e, quindi, anche contribuisce a dare un punteggio alle Università, sarebbe molto più valida con una piena attuazione del diritto allo studio. Se si fosse in grado di assegnare al vincitore una borsa di studio, dalla Calabria o il Molise si sposterebbero verso Milano, Pavia, Padova o Roma anche i meno abbienti, che sono i più legati all’Università sotto casa. Peraltro già quest’anno la classifica fra Medicina ed Odontoiatria è unica ed alcune sedi vicine hanno adottato la classifica unica. Le soluzioni liberalizzanti sono ampiamente prospettate e valutate; la volontà politica di adozione langue.

  3. rossana

    Condivido pienamente perchè un ragazzo potrebbe per questo rimanere fermo per più di un anno e anche fosse iscritto ad altra facoltà se gli riconoscessero alcuni esami per medicina alla fine sarebbe sempre uno studente fuori corso perdendo tutti gli altri benefici. Si potrebbe dare opportunità a tutti con obbligo di fare gli esami negli anni stabilit.

  4. giangranca

    sono assolutamente contraria al test di ingresso, e lo dico da medico, per me sarebbe meglio far entrare i ragazzi e se, dopo sei mesi non sono stati rispettati i tempi per gli esami i candidati sono fuori. Una opportunità non si nega a nessuno! Sicuramente perchè non è certo con questo tipo di test che si valuta un futuro medico,mentre con sei mesi di esperienza di studio, sicuramente si…

  5. Anna

    L’Italia non premia i migliori perché’ la selezione è un gioco a quiz. Infatti quelli veramente bravi e preparati e molto portati perla medicina non entrano. GLi ospedali  saranno pieni di persone che hanno studiato una vita sui libri e che non conoscono il mondo che li circonda. Non capiranno mai un paziente perché non si sono mai relazionati con le persone umane ma sono pieni di teorie, concetti e numeri. Bravi,bravissimi ma solo per superare i test e gli esami. I bravi che hanno anche vissuto la loro giovinezza sono tagliati fuori perchè il test spazia su tutte le conoscenze e non solo sulla biologia, chimica ecc cio’ che conta veramente per studiare medicina. Conosco dei ragazzi brillantissimi che hanno superato i test in Spagna,difficilissimi ma specializzati solo sulla biologia, la chimica,ecc. La Spagna ha uno dei migliori sistemi universitari e fanno pratica già dal 1° anno di medicina e vi assicuro che escono dall’universita medici che nemmeno ci sogniamo. Escono dalle università ragazzi veramente preparati che hanno passione per curare e capire i pazienti. Studiare medicina in Spagna è molto costosa ma vi assicuro che non ha confronto con l’italia.

  6. Marcello Battini

    Se si esclude da un segmento del mercato del lavoro, la libera concorrenza, qualcuno acquisisce un maggiore potere contrattuale, riuscendo a portare a proprio vantaggio, il prezzo di scambio. Sia chiaro che, in questo settore, il datore di lavoro pubblico è unico, quindi, teoricamente, dovrebbe comunque essere il domunus del mercato. Ma se, in una confusione di ruoli, anche il datore di lavoro è rappresentato da medici, allora il mercato non esiste più. Al suo posto si sostituisce una corporazione che impone le proprie leggi. Se vogliamo combattere le corporazioni, come io, da buon liberista vorrei, occorre iniziare ad abolire il numero chiuso alle facoltà di medicina. La selezione dei migliori può avvenire altrimenti per altra via, migliore, più equa e non necessariamente più costosa. Una domanda per concludere. Quacuno mi può spiegare razionalmente perchè un medico, dipendente pubblico, deve guadagnare più di un ingegnere dipendente privato? Se si guarda al Valore Aggiunto, è il secondo che dovrebbe guadagnare assai di più.

  7. methodologos

    Sempre più ci si accapiglia sul nome della cosa e non si considera che cosa sia la cosa. In altre parole, che cosa sono queste 80 domandine? A quante risponderebbero correttamente dei bravi medici ormai in carriera? Che valore probante ha il fatto di azzeccare la risposta a 42 o a 48 domande se queste sono relative al peso medio di un pomodoro di Pachino o alle varianti nelle speciazioni del cardellino delle Galapagos? E’ lo stesso discorso delle prove Invalsi: siamo sicuri che abbiano un senso o invece non siano l’espressione razionalizzata dell’ideologia prevalente del momento? Questo non significa che non debbano esserci controlli ed esami. Ma questi vanno gestiti non con prove di massa ma con filtri progressivi, sempre più stringenti. Il numero chiuso significa che chi è dentro ormai è garantito per sempre e chi è fuori è perduto per sempre. Questi prove nazionali valgono come i grandi concorsi di Stato di una volta (e non soltanto di una volta) in cui si vinceva un terno al lotto e la vittoria era, molte volte, ben pilotata.

  8. f.m.parini

    Ho due figlie medico entrambe laureate in medicina; sono entrate facilmente per una serie di motivi. Hanno frequentato il liceo classico… una volta solo gli studenti del classico potevano accedere a medicina, hanno conseguito una preparazione di base buona presso il liceo statale frequentato, hanno avuto la fortuna di avere una ottima insegnante di matematica e fisica, ed una bravissima per biologia, chimica e scienze naturali. 
    Realizzare una graduatoria nazionale sarebbe il massimo degli obiettivi,peccato che in Italia manca la serietà …quindi il primo passo potrebbe essere la creazione di graduatorie di area inter regionali. Gli esiti di esami sia nelle scuole superiori sia in certi corsi di laurea lasciano, spesso, dei sospetti. Troppe baronie,troppe amicizie,troppi conoscenti. Le mie figlie hanno sfondato per merito proprio poichè nessuno in famiglia è medico di parenti diretti. Ho letto recentemente due libri di un famoso citologo belga,premio Nobel,nel testo spiegava l’etimologia di molti termini medici di origine greca e latina;senza una seria preparazione di base, senza uno studio o lo stimolo a capire l’origine etimologica dei termini,molti medici imparano a memoria(spesso dimenticano o non associano)il significato dei termini. Questo medico studiò alle superiori greco e latino,oltre ad eser bilingue(francese ed inglese).

  9. back

    Volete sapere perchè le facoltà non spingono per una riforma in questo senso? Perchè le segreterie non sono in grado di gestrirla. Si dovrebbe creare un sistema informatico di allocazione secondo le preferenze (due, tre preferenze mi sembra ragionevole) oppure si creerebbe solo caos.

  10. Un Laureando in Medicina e Chirurgia a Udine

    Ho frequentato un liceo scientifico e non ho goduto di nessun favoritismo, ma mi sono rimboccato le maniche e sono entrato comodamente dove volevo. Il latino l’ho studiato, ma dove ci sono bravi professori, sono essi stessi a insegnare l’etimologia dei termini. Il liceo classico non è di certo necessario ne imprescindibile. Il test di ammissione è utile perché valuta preparazione superiore, intelligenza, intuito, ma anche tutta una serie di altre qualità che dimostrano la fervente attività intellettuale di una persona, al di fuori della scuola. Questo test secondo me è fatto proprio per escludere i “secchioni” privi di contatto con la realtà. Il test poi ènecessario, così come il numero chiuso è necessario, perché altrimenti voglio vedervi ad organizzare i tirocini in reparto con 700 studenti per ogni anno. Un’ultima cosa, vi rendete conto di quanto tempo occorrerebbe per distribuire gli studenti secondo una graduatoria nazionale? Esempio: supero il test come 1500° italiano e il miur mette fuori le graduatorie. Il primo della lista deve comunicare con un documento con validità ufficiale in quale università vuole andare, poi tocca al secondo, al terzo, e così via. Quanti mesi dite che dovrei aspettare per scoprire che la mia sede universitaria sarà ad esempio Chieti?

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