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  1. prof. ing. michele ciavarella Rispondi

    A Tommaso Nannicini, Gruppo Humboldtiani, Coordinamento Naz. Associati
    Caro Tommaso Nannicini: leggo solo ora il tuo articolo su lavoce sulla gerarchia degli abilitati...
    Hai avuto seguito? E' una delle proposte chiave che faccio anche io, addirittura piu' spinta della tua, in versione graduatoria progressiva, con il mio gruppo Humboldtiani, e con l'appello a Profumo, tramite il blog peraltro proprio di Harvard, dai una occhiata., che sta sbancando interesse su quel blog. Poi ci sono un altro paio di idee, sulle chiamate dirette. Il tuo incentivo e' anche quello in linea con il mio, e anzi dovremmo parlarne. Ma siamo in tempo? Uniamo le forze! Peraltro l'appello e' abbastanza ricco, ha un file allegato, e quindi se avrai pazienza di leggerlo, poi ci sentiamo ok? Il massimo sarebbe che tu, proprio da Harvard, e proprio perche' sei con economisti e con Bocconi, potessi rilanciare le due idee insieme. Leggi anche il mio commento.
    Ciao, Prof. Ing. Michele Ciavarella

  2. mgardni Rispondi

    Questo non sarebbe più un concorso di abilitazione, ma un concorso nazionale per le cattedre. E conoscendo l'Università italiana è facile immaginare che entrerebbe nella fascia dei cattedrabili solo chi fa parte delle cordate giuste. Non credo proprio che cambierebbe qualcosa.

  3. Pino Rispondi

    L'introduzione di tutti questi criteri quantitativi denota la scarsa fiducia verso l'obiettività e la competenza dei selezionatori. A mio avviso non è difficile, all'interno di una comunità scientifica, trovare gli esponenti di prestigio e di rigore metodologico cui affidare il compito di decidere sulle abilitazioni. Basati su criteri obiettivi individuati a priori per ogni area, questa commissione dovrebbe poi decidere sulle abilitazioni in modo autonomo e insindacabile. In fondo non servono mediane e altro ad un occhio competente per stabilire se un candidato merita di diventare professore, secondo me.

  4. Renato Rispondi

    Regole, leggi, commissioni, percentuali... io non sento mai parlare di alcuni problemi che ho riscontrato nella REALTA' dell' università , frequentandola per 5 anni quasi ogni giorno e anche per un periodo dopo la laurea (breve esperienza nella "ricerca").
    1) Chi controlla l'impegno dei docenti nell'insegnamento ? Quante volte mandano i propri "schiavi" a insegnare!
    2) Chi controlla la regolarità degli esami ? Nessuno !
    3) Quali sono le conseguenze per un docente che non fa ricerca ? Nessuna! e si potrebbe andare avanti parecchio ...

  5. Maurizio Rispondi

    Mi fanno sorridere queste proposte esotiche per migliorare la qualità dell'Università italiana, si può dire che bisogna migliorare ma appena si dice che la qualità è scadente subito si portano esempi singoli di eccellenza o supposta tale. Per alzare la qualità media facciamo una bella commissione che licenzi il 10% dei professori senza produzione scientifica ovvero che si macchiano di reati all'interno delle Università (sono reati anche mandare qualcun'altro a fare lezione al tuo posto, bocciare un allievo se non ha comprato il tuo libro, truccare i concorsi ecc ecc). Anche in questo caso alziamo la media della qualità scientifica ma alziamo il livello medio di moralità che è il vero problema dell'Università italiana.

  6. uqbal Rispondi

    Un suggerimento, anche se OT: l'ottica della meritocrazia nell'univeristà è unanimamente accolta da chiunque voglia riformare l'università. Perché non estendere questo principio ai professori delle scuole? Perché l'istruzione primaria e secondaria deve rimanere ancorate ad un sistema da ufficio di collocamento anni '60? Ricordo che non ci potranno essere università d'eccellenza se dalle scuole facciamo arrivare studenti mediocremente preparati.

  7. fabio Rispondi

    Un'altra proposta esotica, ovvero mi sembra sia una ricetta semplicistica per un problema complesso. Ammettiamo, senza concedere, che i 5 componenti della commissione siano in grado di valutare in modo talmente fine da indicare il 10% dei migliori, soprattutto senza mettere in questo 10% gli allievi loro e dei loro “amici” di cordata. Quale Ateneo, con la scarsità di risorse, sceglierebbe di pagare un abilitato nel 90% basso e non di avere gratis un abilitato nel 10% alto? Nessuno, e quindi solo gli abilitati nel 10% alto avrebbero la possibilità di essere assunti, a spese dello Stato. Allora più semplice e onesto sarebbe stabilire che la commissione nazionale abilita solo il 10% dei candidati e che lo stipendio dei vincitori viene pagato dallo Stato. Almeno non si illuderebbero gli abilitati bassi in graduatoria, e si dovrebbe discutere in modo serio dei criteri con i quali il 10% viene selezionato. Peraltro i vecchi concorsi nazionali avevano la stessa logica della proposta. I problemi dell’università sono tanti e seri; non si risolvono con ricette semplicistiche e senza una analisi attenta di quali siano i problemi e le loro cause.

  8. Ajna Rispondi

    Gentile Dottor Nannicini, non trova che valutare sulla produzione accademica sia comunque limitante e con forti rischi di autoreferenzialità? Perché non valutare sul livello di preparazione che ottengono gli allievi, misurabile almeno per il grosso degli insegnamenti con test standard, o vedere come cambia la loro employability entro 12-24 mesi dalla laurea a parità di condizioni? Ancora vogliamo soltanto docenti che siano prima di tutto ricercatori e solo occasionalmente prestati all'aula?

  9. Alessandro Rispondi

    Questo 10% di professori pagati dallo stato su quale fondo gravano? Spero che il sottointeso sia che il Ffo venga ridotto del 10% per provvedere al pagamento di questi stipendi, se no si tratta di nuova spesa pubblica. Se viene pagato da un altro chi controlla l'operato e gli aumenti di stipendio? Se sono per anzianità premiano anche i fannulloni, se sono individuali per merito e giudicati dall'università per cui lavorano, chi mai negherebbe un aumento se tanto lo paga un altro?