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  1. bellavita Rispondi

    Chissà se Ifrs è arrivato a definire un metodo per dare un valore ai pacchetti di rate di mutui subprime, quelli mischiati secondo regole di alta matematica e dei quali nessuno sa dire cosa c'è dentro e dove stanno i titoli delle relative ipoteche.

  2. Claudio Cintioli Rispondi

    Giusti tutti i giudizi relativi alla, ormai indispensabile,comparabilita' di rappresentazioni contabili di realtà, per loro natura diverse, come sottolinea l'autore, per difficoltà di confronto dovute anche a differenze geografico/legislative. Ma il principio del fair value, in particolare quando il riferimento è un mercato (il mark to market è un pilastro del fair value, ma non è l'unico) dovrebbe potersi applicare con "intelligenza" soprattutto in fasi di perturbazioni di mercato. E' di oggi (sul Sole 24 ore) l'intervento del presidente IASB che sostanzialmente censura svalutazioni del debito greco da parte di banche transalpine giudicate contenute (il 21%). E' come dire che il piano di salvataggio UE non esiste e/o non avra' effetti (prima ancora che sia definitivamente ratificato!). Il confronto con i comportamenti dei principali rater internazionali pare evidente. Non siamo in presenza di azioni di tutela dei mercati ma di azioni che, personalmente, reputo al limite dell'agiotaggio per le perturbazioni che inducono in un mercato dei capitali, che, bisognerebbe al fine riconoscerlo, e' men che perfetto e bisognoso di regole sui suoi meccanismi e non solo sugli operatori.

  3. Amedeo Pugliese Rispondi

    Leggevo pochi giorni fa un'interessante analisi di Laux and Leuz (2010 J. of Economic Perspectives) sul presumibile impatto degli IFRS e Fair Values sulla crisi. La conclusione (ben supportata) è che poter contabilizzare rapidamente le perdite di valore (long term) degli asset delle banche ha addirittura un effetto benefico sugli investitori che si sentono più protetti non dovendo attendere impairment o riduzioni di valore. Quello che manca all'analisi contemporanea è una sistematica indagine empirica per comprendere se le regole di bilancio hanno ex-ante giocato un ruolo (incentivi verso leverage elevati?) nel provocare un'assunzione dei rischi fuori controllo. Senza considerare che fair value ha effetti drammatici sulla liquidità (Allen- Carletti, 2008 J.of Accounting and Economics).

  4. Paolo Quattrone Rispondi

    E' interessante che l'articolo riproponga, dopo il fallimento di vari tentativi che vanno indietro agli anni '60, la chimera di una comparabilità dei bilanci, senza tenere in conto che non si possono comparare cose che comparabili non sono. Gli IFRS sono disegnati per economie di mercato ma non tutte le imprese operano in tali mercati. Il risultato della crescente diffusione degli standards è una maggiore comparazione dei bilanci, non una maggiore comparabilità, con il risultato che si crede di comparare cose che in realtà comparabili non sono anche per la diversità delle operazioni che si vogliono rappresentare. Allo stesso modo l'indipendenza dello IASB (come quella delle agenzie di rating) è semplicemente poco credibile (basti vedere la lista dei finanziatori). Lo stesso vale per l'ideale di trasparenza, che presuppone ciò che si vuole rendere trasparente rendendo perciò opaco ciò' che non viene regolamentato. Sarebbe meglio pensare a sistemi contabili che partano dall'idea di impossibilità di comparabilità, trasparenza ed indipendenza. Ne gioveremmo tutti.