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QUEL VIRUS CHE ARRIVA DALLA GERMANIA

Se l’euro esiste è perché Mitterrand e Kohl si accordarono su uno scambio: l’unificazione della Germania dopo la caduta della Ddr contro la rinuncia al marco tedesco a dimostrazione dell’impegno per un’Europa non solo unita ma anche coesa. Ora, però, i tedeschi se ne sono dimenticati e non sono più disposti a pagare il prezzo di una Unione monetaria che si estende dal loro ricco e ordinato paese ad altri in condizioni diametralmente opposte.

Concentrata sui problemi dei singoli paesi via via attaccati sui mercati finanziari, la Grecia prima poi Italia e Spagna, l’Europa sembra dimenticare il problema di fondo, quello tedesco. Eppure è proprio per scongiurare anche il minimo rischio di un’Europa tedesca, dopo due guerre mondiali, che si è fatto l’euro. Sembra svanito il ricordo di come si giunse rapidamente alla moneta unica dopo che apparve inevitabile, con il crollo del blocco sovietico, l’unificazione delle due Germanie, tanto temuta che Francia e Inghilterra fecero sapere a Gorbaciov di auspicare un invio di carri armati russi nella Ddr. L’euro origina dallo scambio, concepito da Mitterrand e Kohl, tra accettazione del nuovo grande stato tedesco e rinuncia al marco a dimostrazione dell’impegno per un’Europa non solo unita ma anche coesa. Così concepito, il patto non poteva contemplare la fine dell’euro che, in punto di pura logica, dovrebbe rimettere anche in discussione l’acquisizione dei lander orientali. E infatti, l’ordinamento dell’euro non prevede neppure l’uscita di un paese aderente. Mentre, a garanzia della persistenza della fiducia tedesca nella moneta unica, il suo governo, affidato a una banca centrale indipendente, è analogo a quello del vecchio marco e sono previste, con il patto di stabilità, regole di finanza pubblica che impediscano di profittare, danneggiandolo, del bene pubblico costituito dall’euro.

CHI METTE IN DISCUSSIONE L’EURO

La speculazione che si è scatenata sui mercati finanziari è un attacco alla moneta europea. Motivato, certo, da debolezze specifiche dei singoli paesi e per l’Italia dalla palese inettitudine del Governo, ma al fondo mossa dalla percezione, ben suffragata dai fatti, che la Germania stia mettendo in discussione la stessa sopravvivenza dell’euro. Non si tratta tanto di un contagio tra economie deboli quanto di un virus che viene dal governo dell’economia più forte, dal quale non è immune neppure il mercato dei titoli dello stato francesi nonostante l’asse che lega il suo governo alla Germania nella direzione dell’Europa.
È un’illusione pensare di venirne fuori con l’uscita dall’Unione monetaria del Paese dal quale sono iniziati i problemi, la Grecia. Sarebbe l’inizio della fine dell’euro, una fine rapida perché, una volta registrata la prima uscita, i mercati si chiederebbero se non sarebbe opportuno che anche altri paesi, a cominciare dall’Italia, escano e si comporterebbero di conseguenza esercitando una pressione speculativa insostenibile. Rivedremmo la storia della crisi dello Sme del 1992.

IL PREZZO DI UNA GERMANIA EUROPEA

L’euro ha piuttosto bisogno di un’iniezione di fiducia. Invece, dopo tutte le difficoltà frapposte dal governo tedesco nell’affrontare la questione greca, con il caso italiano si è andati oltre mostrando ai mercati che la difesa dagli attacchi speculativi istituzionalmente esercitata dalla Bce va meritata con l’adozione di precisi e molto articolati programmi di governo. Programmi che, data la perdurante eccitazione dei mercati, potrebbero venir richiesti alla stessa Francia e che non sarebbero divenuti così necessari se il governo di Berlino non avesse fatto precipitare la situazione in nome del virtuoso cittadino tedesco che non vuole pagare per gli altri.

Ma cosa poi dovrebbero pagare i bravi cittadini tedeschi? Nulla se i mercati finanziari fossero convinti della tenuta dell’euro che gli stessi tedeschi mettono a rischio. E poi, la nazione tedesca non si è forse rafforzata con l’unificazione dopo il crollo del muro di Berlino? Non è per caso un furbo comportamento, quasi all’italiana come nel detto “passata la festa gabbato lu santo” quello tedesco che, incassata l’unificazione, ora non è più disposto a pagarne il prezzo di una Germania europea concordato a suo tempo?  

 

 

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13 commenti

  1. stefano scardovi

    Posto che la Germania è il vero “grande vecchio” della Bce e fissato che la Bce ha ossessivamente perseguito una politica antinflazionistica assecondando il terrore tedesco per un ripetersi di una seconda Weimar, visto quello che stiamo vivendo in quesi mesi e quello che dovrà ancora accadere (perchè se è vero che la speculazione attacca l’euro in quanto fragile, mal governato, non crediate che la rumba per l’Italia sia finita con queste misure in cantiere), dicevo posto tutto questo, non è che la medicina perseguita dalla Germania e dalla Bce ci ha fatto cadere in un periodo storico ben peggiore di quello che avremmo vissuto con un po’ di inflazione ?

  2. stefano scardovi

    Posto che la Germania ha voluto alzare i tassi di interesse in Europa e poco dopo ha scoperto di avere l’economia in contazione nè più nè meno del resto dell’Europa, non sarà che i tedeschi sono dei grandi zucconi?

  3. Luigi Padula

    Concordo pienamente e calcherei la mano evidenziando i benefici della “svalutazione competitiva ” del marco con l’adozione dell’euro …l miracolo economico tedesco… e se intendessimo il “contributo di solidarietà” dei tedeschi derivante dall’introduzione (auspicabile) degli euobonds come una sorta di pay-back? Aggiungo quanto segue, tratto da un editoriale odierno comparso su bloomberg: Germany can still help its neighbors without losing the AAA rating, said Steven Major, head of fixed-income research at HSBC Holdings Plc in London. “Germany needs its people to start to understand that the country has benefited a lot from the euro zone in the last 10 years, from a trade point of view” Major said. “It’s got the headroom to find a solution”.

  4. Raffaele Piria

    Secondo questa logica, “i tedeschi” si sono trovati costretti ad accettare l’euro sotto il ricatto “dei francesi” che poco prima avevano insieme “agli inglesi” inutilmente chiesto “ai russi” un massacro di tedeschi per evitare la caduta del muro. La Germania era militarmente occupata da queste potenze. In molti paesi, un “contratto” potrebbe essere dichiarato nullo già solo per essere nato sotto questo tipo di pressione. Tanto più se un contraente ha presentato conti falsi prima della firma, causando alla controparte massicci oneri imprevisti. L’analogia tra contratto privato e processi storici traballa in molti punti, e forse aiuta poco. Più importante: questo articolo aiuterebbe a convincere “i tedeschi” ad accettare di pagare di più? Ne dubito. Bisognerebbe convincere ancora più tedeschi (molti lo fanno già, a me che ci vivo pare più che in Italia) a pensare in termini di interesse e destino comune, di fiducia reciproca. Chiedere “loro” di pagare il conto di ricatti nati sotto l’ombra del muro e dell’occupazione militare non aiuta. Chi cerca soluzione dovrebbe pensare, parlare e possibilmente agire in termini europei. Il tono dell’articolo va nella direzione opposta.

  5. lucio sepede

    Penso sia veramente esagerato scaricare tutte le responsabilità sulla Germania colpevole di non aiutare gli altri dopo l’annessione dei lander orientali. I tedeschi sono poco generosi e forse anche poco lungimiranti (senza la UE la Germania perderebbe molti vantaggi commerciali, industriali e finanziari), ma trovo legittimo che coloro, che volenti o nolenti sono costretti ad aiutare, chiedano a chi sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità di cambiare strada e abitudini. Lo stato della propria libertà dipende purtroppo inevitabilmente dalla capacità di saper provvedere autonomamente ai propri bisogni e necessità.

  6. Giorgio

    1) E’ concepibile l’abbandono dell’euro da parte di un paese? In che modo i cittadini di questo paese potrebbero essere forzati a convertire i propri euro in una nuova/vecchia valuta?
    2) Ho letto questa considerazione di un lettore tedesco della pagina di Paul Krugman sul sito del New York Times: Con quale argomento si potrebbe convincere un tedesco che l’Italia, ad esempio, saprebbe approfittare meglio di una seconda chance?

  7. Giorgio

    Il commento del lettore tedesco: Eurobonds would of course be no solution, quite the opposite […]. Because with the artificially low interest rates, the PIIGS would restart their building up of debt. You know, they’ve been there, they done that: for about 7 years, there were effectively Eurobonds! Check the spread development PIIGS/Germany since the creation of the euro – between mid-2001 and mid-2008, they were permanently below 0.5%, and most of the time even below 0,25%. And look at the result: they used the cheap re-financing to increase their debts by countless billions, and did nada to increase their competitiveness. There is no reason to assume that it would be different next time the PIIGS get via artificially low refinancing the chance to go on a spending spree.

  8. Piero

    Avremmo voglia di pagare per quella massa di raccomandati ultra indebitati nochè ipercorrotti che vanno sotto il nome di Piigs ? … Diciamoci la verità senza giri di parole.. noi scaricheremmo l’Italia esattamente come loro faranno con noi nel medio termine..

  9. luigi zoppoli

    Non ho le competenze per entrare nella profondità di questioni tanto complesse. L’articolo guarda alla realtà come è oggi, è un ex post in effetti. Non posso però evitare di pensare che l’inettitudine italiana , gli sprechi greci ed errori di altri governi dei paesi ‘deboli’ sono cause determinanti della crisi attuale. Non è colpa dei tedeschi se in Grecia c’erano le ‘pensioni zitella’ o in Italia i vergognosi e sprecati sussidi che devastano la spesa. Fossi un tedesco, farei fatica a dimenticarlo.

  10. Mario Rocco Santone

    Il problema Italiano è solo etico. Basterebbe che ogni cittadino onesto, e sono ancora in tanti ad esserlo, alzasse la testa e tutto sarebbe diverso. Il nostro paese è bellissimo e strano, alza la voce chi imbroglia e vive in silinzio chi lavora, questa è la nostra anomalia. Ho provato più volte a farlo notare negli ambienti in cui vivo e percepisco sempre ostilità. Sembra quasi che abbiamo bisogno di sapere che alla bisogna si può trasgredire, è rassicurante e quindi rinunciamo a priori ad esigere etica. M.R. Santone

  11. Piero

    Non capisco come possa sopravvivere la moneta unica quando i paesi euro si sono privati della politica monetaria, o cambia la politica monetaria della BCE, oppure i singoli paesi si dotino di una politica di bilancio comune; gli eurobond, magari solo per la parte oltre la media del debito/PIL europeo (87%), in sostituzione dei debiti sovrani è un segnale forte ai mercati finanziari, che farebbe cessare ogni tipo di speculazione (l’area dei paesi euro diventa un’area forte). L’alternativa per l’Italia e uscire dall’euro ed adottare il dollaro come moneta legale.

  12. Piero

    Se ricordiamo dopo l’uscita dallo Sme del 1992 l’Italia ebbe un periodo di crescita economica, quindi non vedo perché gli economisti non comincino a gran voce consigliare ai governi questa soluzione.

  13. Serge Lewithin

    Caro prof. Boeri, se permette, desidero qualificare quanto ha esposto oggi su radio ‘anch’io’ in merito alla attuale crisi finanziaria iniziate nel 2007-8 perchè questa ha scoperchiato la vulnerabilità del sistema bancario tedesco che è frazionato in una quantità abnorme di banche locali (Landesbanken) nazionalizzate ‘de facto’ per evitare che il sistema bancario saltasse.Le banche regionali hanno crediti inesigibili che superano molte volte la loro capitalizzazione. La Banca Centrale tedesca ha semplicemente assorbito questi debiti pulendo parte dei loro bilanci tamponandoo una falla di dimensioni tali che avrebbe affondato l’Europa e l’Euro. Il prof Boeri critica la debolezza del ns. debito sovrano perchè le ns. riserve bancarie sono in obbligazioni di Stato. Siamo oggettivi: la sua composizione rese immune lo Stato durante le molte crisi che hanno preceduto questa in corso. Per favore, non critichiamo le ns. banche oltre il dovuto.La composizione delle loro riserve è stato ispirato dal volere della Banca d’Italia. Cordialmente. Serge Lewithin

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