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  1. giorgio valgolio Rispondi

    una curiosità che nulla ha che vedere con il rock 'n roll; la categoria professionale con il tasso più alto di suicidi, almeno in Italia e Regno Unito, è quella dei Medici Veterinari.

  2. Giuseppe Pistilli Rispondi

    Il colpo d'occhio della mappa del tasso d'incidenza dei suicidi mi ha ricordato di aver sentito ipotizzare una relazione di causa-effetto con i prolungati periodi di buio, o poca luce solare, che caratterizzano le regioni del pianeta collocate alle alte latitudini. Nonostante tale idea possa sembrare piuttosto bizzarra, la mappa sembra indicare che una debole associazione ci sia, ma sarebbe necessario esaminare i dati e vedere se i suicidi si concentrano nei mesi meno luminosi, o anche in quelli appena precedenti, ovvero caratterizzati da un repentino accorciamento delle giornate. Mi sembra abbastanza intuitivo che lunghi periodi bui possano aggravare depressioni già severe di per sé; e se ciò si rivelasse fondato, sarebbero ancor meno convincenti le teorie che tentano di dare una spiegazione di tipo economico del fenomeno.

  3. Emiliano Rispondi

    Mi sembra verosimile il fatto che la Winehouse abbia accelerato il proprio disfacimento e l'avvento della propria fine con lo scopo di rientrare nella mitologia dei talenti ventisettenni prematuramente scomparsi. Bisognerebbe fare un ragionamento a parte su questo discorso della creazione di miti. Il valore (o la forza d'attrazione) di immaginarsi Mito era per lei maggiore della sua disposizione a rimanere faticosamente in vita trascinandosi fra una depressione e l'altra. Credo che questa interpretazione abbia una certa plausibilità.

  4. Cla Rispondi

    Io posso testimoniare, da appassionato e da musicista (nel mio piccolissimo) che il sottobosco musicale, dai garage della musica indipendente fino a, credo, le grandi star è letteralmente stracolmo di droghe di ogni tipo. L'uso di droghe caratterizza la sottocultura rock fin dalle sue origini (e anche prima, ricordiamoci di Birdy, di Ray Charles, eroinomane per lunghi anni). Dunque1) ambiente di partenza 2) una possibile tendenza dell'artista a soffrire di depressioni miste o bipolari, associate alla creatività artistica (che rilassano i freni inibitori e che sono quelle che sono maggiormente caratterizzate da pensieri suicidari) e 3) fattore Economico: se sono una rockstar, ho molti soldi, e con molti soldi, compro molta droga, molto pura, e magari me la regalano anche. Io direi che è più il fattore droga/ambiente, favorito dalle disponibilità economiche a influenzare le scelte suicidarie(consce o inconsce), che un fattore puramente economico di calcolo costi benefici. Se sei tossico, questo calcolo diventa semplice. Più droga possibile.

    • La redazione Rispondi

      Credo anch’io che in ambienti artistici il cosiddetto “peer effect”, l’effetto imitazione/gruppo sia molto importante.

  5. gianpiero dalla zuanna Rispondi

    Suggerisco anch'io all'autore la lettura di "Congedarsi dal mondo" di Marzio Barbagli (il Mulino 2009), magari dando prima un'occhiata alle recensioni pubblicate nel 2010 (mi sembra) sulla rivista Polis. Alcuni suoi interrogativi trovano risposta. Viene inoltre "demolita" l'ipotesi di relazione fra anomia e suicidio messa in campo da Durkheim. La relazione più forte - in Occidente almeno - sarebbe invece fra secolarizzazione e suicidio. Credo che su questi temi - come per altri che hanno a che fare con l'antropologia etc. la scienza economica dovrebbe stare un po' più attenta a quanto prodotto da discipline diverse. Cordialmente. Gianpiero Dalla Zuanna

    • La redazione Rispondi

      Grazie per il suggerimento bibliografico, concordo sul fatto che altre discipline, tra le quali immagino anche la psicologia, abbiano sin qui prodotto lavori molto più interessanti dei pochi tentativi fatti dagli economisti.

  6. Sergio Ascari Rispondi

    Non ero un fan della Winehouse, ma la storia della vita breve dei rockers è ben nota, da qualche parte ho visto citato uno studio che riferiva di una vota media di 42 anni, su un campione ampio di rockstars. Mi pare difficile riportarsi al problema del suicidio in generale, che è diverso e ben più complesso. Del resto i rockers muoiono spesso di droga o vite spericolate, ma raramente di suicidio esplicito. Vero invece che i soldi non sono tutto: l'economia ci insegnava a massimizzare l'utilità non i soldi. Forse non è politicamente corretto - ed è sgradevole per gli economisti - ammettere che qualcuno possa massimizzare la propria utilità con una vita "breve ma intensa" invece che lunga, noiosa e dedita all'accumulazione del capitale, magari a beneficio di altri.

    • La redazione Rispondi

      Sono d’accordo, un economista direbbe che alcune persone hanno un “tasso di preferenza intertemporale” molto elevato, e cioè vivono molto intensamente volendo “ tutto e subito”.Consiglio a questo proposito il bel reente film sulla vita di un grande pianista jazz da poco scomparso, Michael Petrucciani.

  7. AZ Rispondi

    ... sul fatto che un'analisi quantitiva del fenomeno possa spiegarlo. Se vogliamo parlare di musica, a proposito di Bon Scott, primo cantante degli AC/DC (morto di alcol), un suo amico chiosava "Il riscatto della gloria di paga seduti al bar". Lo stress dell'artista di successo, che evidentemente soffre i meccanismi del music-biz (tendenzialmente disumanizzanti, come la maggior parte dei meccanismi dell'economia "corporate"), ha spesso conseguenze tragiche, e questo fin dall'inizio della musica pop moderna.

    • La redazione Rispondi

      Non credo che la vita di una rock star sia assibilabile a quella dell’economia”corporate” almeno per quello che la conosco. Ma probabilmente c’entra la giovane età delle rock star e lo stress della loro vita.

  8. antonio gasperi Rispondi

    Una spiegazione semplice potrebbe partire dalla considerazione che forse giovani e donne sono i soggetti meno propensi a considerare le aspettative di reddito come l'unica ragione di vita, secondo i principi della teoria economica utilitarista. l'alternativa all'abbandono di quella teoria economica è rivolgersi a teorie alternative: credo che una strada sia stata indicata chiaramente da Amartya Sen quando, distinguendo fra imparzialità chiusa e aperta, ammette motivazioni non egoistiche all'azione umana, sia a livello micro che macro. Cosa c'entri tutto questo con la povera Winehouse e i suoi fans è tutto un altro paio di maniche un saluto Antonio Gasperi

    • La redazione Rispondi

      Credo che la bontà delle ipotesi si giudichino sia dal loro “realismo” , che è difficile da verificare/confutare, sia dal successo delle teorie che su esse sdi fondano. Nel caso in esame il successo mi sembra effettivamente non elevatissimo.

  9. Dina Labbrozzi Rispondi

    Un contributo molto interessante ed anche emotivamente coinvolgente. Sul tema ho trovato stimolante - e molto ben documentato - il testo di M. Barbagli "Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente", edito nel 2009 da Il Mulino di Bologna. Il volume prende in considerazione trend storici, l'impatto di fattori economici, culturali e sociologici (per esempio la relazione inversa fra tassi di suicidio e di omicidio nell'Europa moderna) nonchè le reazioni culturali al suicidio.

  10. Arturo Robertazzi Rispondi

    Per favore non paragonatela a Jimi, Jim, Brian o Janis!

    • La redazione Rispondi

      Beh, allora non andrebbe neppure paragonata a Chet Baker (de gustibus..)