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  1. Gianleo Frisari Rispondi

    Condivido con l'autore i commenti su una situazione socio-politica attuale se non altro migliore di quella di qualche mese fa (il ScillipotiGate) tuttavia io personalmente imputo l'acuirsi della crisi di mercato dei titoli di stato italiano al venire meno del safety-net europeo che, almeno implicitamente, migliorava il merito di credito italiano agli occhi degli investitori stranieri. Il secondo piano salva Grecia e la riluttanza tedesca a sottoscrivere implicitamente il debito degli altri stati europei hanno, di fatto, messo Italia e Spagna fuori Euro, lasciando che il mercato prezzi il loro merito di credito "individuale" (con l'aggravante del cambio fisso). Ecco, secondo me, noi stiamo oggi vedendo quello che sarebbe dell'Italia al di fuori dell'Euro, enorme volatilità, alti tassi e forse, a seguito di svalutazione, una temporanea illusione di crescita.

  2. bellavita Rispondi

    Si sono diffuse moltissimo anche in Italia e praticano interessi usurai, sopra il 20%. non riesco a capire perchè le banche italiane non partecipino direttamente a questo banchetto, dove intervengono banche straniere di ogni paese. Che i nostri banchieri non siano delle aquile, lo si sapeva anche quando erano pagati meno di adesso...

  3. Daniele Fox Rispondi

    Il progressivo deterioramento del saldo delle partite correnti dal 2006 in poi, ed il conseguente maggior accumulo di passività nette sull'estero, è sicuramente un fattore di crescente fragilità per l'Italia, che si riflette per altro anche sulla crescita del Pil. Come risulta dai dati di bdp pubblicati dalla Banca d'Italia tuttavia, e contrariamente ad altri paesi citati, nel nostro caso esso è determinato non tanto dall'indebitamento per consumi delle famiglie, bensì quasi esclusivamente dalla cosidetta "bolletta energetica", cioè dai crescenti costi dell'energia - petrolio e gas innanzitutto - che dobbiamo importare essendone privi. Il saldo della bilancia commerciale manifatturiera, al netto dell'energia, è positivo e fortunatamente in aumento. Forse anche di questo bisognerebbe parlare quando per ragioni di pura convenienza politica si promuovono, o non si contrastano, referendum per l'abolizione del nucleare...che per altro nemmeno abbiamo.

  4. umberto Rispondi

    Sia o non sia il peggioramento del saldo delle partite correnti la causa principale del nervosismo di mercati nei confronti dell'Italia, si tratta comunque di una pessima notizia, che annerisce ulteriormente un quadro già fosco. Si tratta di un'ulteriore conferma di una politica economica e finanziaria di questo governo sbagliata fin dall'inizio, con l'invito all'ottimismo - leggi : finanza allegra basata sul deficit spending come ai tempi di Bettino. Stessa logica, stesso risultato. Un deficit spending che peraltro non ha nemmeno prodotto effetti a breve di tipo keynesiano espansivo; ha prodotto solo un disastro in un Paese che era riuscito a ridurre il debito/pil a 105 dopo lunghi sacrifici. Forse è il caso di chiedene conto ai responsabili chiamando le cose con il loro nome.

  5. Riccardo Fabiani Rispondi

    L'articolo e' sicuramente valido e condivisibile; tuttavia mi sembra utile notare come il debito estero italiano sia inferiore a Grecia, Portogallo, Irlanda e la maggior parte delle economie europee (grazie al tradizionale basso livello di indebitamento del settore privato - un trend che sta cambiando, effettivamente, per le ragioni illustrate nell'articolo). Piuttosto, mi sentirei di dire che il debito estero in crescita (che si riflette nel crescente deficit delle partite correnti) e' un sintomo del problema di fondo italiano: l'incapacita' di crescere con un tasso di cambio fisso, che porta il Paese ad indebitarsi per tenersi a galla e mascherare la scarsa competitivita'. A differenza del 1992, pero', i nostri margini di manovra sono limitati: all'epoca la svalutazione ci aiuto', oggi?