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  1. cate Rispondi

    il test d'ingresso è giusto, non vedo altro tipo di selezione. Se non ci fosse il numero programmato ci sarebbero migliaia di iscritti e il lavoro lo troverebbero solo i figli dei medici o di chi conta o comunque aumenterebbero i disoccupati che a differenza di altri avrebbero 11 anni di studio sulle spalle.

  2. enzo Rispondi

    Credo che lo spreco più grande sia quello di non aumentare il numero di iscrizioni a medicina sapendo che fra pochi anni i posti liberi saranno superiori ai medici sul mercato del lavoro (interno) . I giovani che oggi si sentono dire dai nostri governanti che non trovano lavoro perché non accettano i lavori che fanno gli extracomunitari domani si sentiranno dire che non possono fare nemmeno lavori che desidererebbero fare perché questo costerebbe troppo al sistema. a parte questo, per quanto riguarda il criterio di selezione credo 1) che la selezione debba essere differenziata per ateneo perchè le facoltà non sono tutte uguali ed è giusto che i criteri di ammissione siano diversi 2) che gli studenti abbiano il diritto di partecipare a più selezioni presso più università perchè se non si è fra i migliori ad una selezione non è detto che non lo si sia per un'altra 3) che l'unico criterio di selezione debba essere quello del merito (test d'ammissione possibilmente sensato).

  3. Giuseppe Raffaele Rispondi

    I test non servono a niente. In un paese liberista, ognuno deve potersi iscrivere dove meglio crede. Se riuscirà, conseguirà il titolo e , a quel punto dovrebbe nascere la vera selezione, attraverso l'eliminazione di ogni sistema di accreditemento del servizio Sanitario che, è naturalmente regolato non dal merito ma dalle conoscenze e dagli agganci con la pliotica che gestisce le Asl. Ogni medico deve poter lavorare liberamente ed il Ssn lo pagherà in base ai pazienti che curerà, i quali saranno liberi di scegliere in base alla qualità del servizio offerta e non in base ai medici proposti per "decreto" dal servizio Sanitario. La stessa regola dovrebbe valere anche per gli ospedali.

  4. SD Rispondi

    Questo parte dal presupposto che "Trieste" e "Udine" siano due università uguali. in realtà il fatto che esistano università migliori di altre porta a una maggior concentrazione di studenti dotati in questi poli (come accade anche nell'esempio, che i PRIMI due scelgano la stessa facoltà). il fatto che uno studente sia escluso da quel polo può significare che, pur essendo migliore di altri candidati, non sia considerato idoneo per qurl polo. soprattutto considerato che su 100 posti e 150 richieste, chi viene escluso è il 101esimo, che non è detto sia poi così dotato.

  5. Raffaele Rispondi

    Cercare di "copiare" (in modo alquanto approssimativo, secondo me) altri sistemi, in questo caso quello americano, non risolve le problematiche e la terzietà dei test a medicina. Non so se siete d'accordo con me.

  6. Ivano Mosconi Rispondi

    La soluzione proposta da Alberto Ferrari sarebbe ideale in un paese normale. Purtroppo siamo in Italia, paese delle consorterie, del familismo, delle raccomandazioni. Possiamo immaginare quali forze scenderebbero in campo per orientare i risultati in modo che chi "deve" andare avanti possa farlo a scapito dei più meritevoli. Ricordiamo che ci sono stati padri che si sono ppresentati alle prove al posto dei figli.

  7. Massimo Felice Abbate Rispondi

    Art. 34 Costituzione Italiana: "O M I S S I S i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concoro."

  8. Marcello Battini Rispondi

    La migliore soluzione per i test d'ingresso nelle facoltà (specie quella di medicina) è la loro abolizione. In un Paese ad economia liberista, concetto sempre richiamato quando serve e regolarmente disatteso quando serve, è un non senso. Contrasta con la libertà di scelta dei singoli, con il principio della concorrenza e con quello della giustizia e dell'equità. La giustificazione che mancano i posti per fare pratica non à sostenibile. Quanto al numeor dei posti di lavoro, c'è sempre la posibilità di emigrare, come già avviene per altri laureati. Serve solo ad alimentare una consorteria. Sinceramente mi dispiace perdere del tempo a trattare questioni dinessun valore come questa. V'invito caldamente a concentrare le vostre energie intellettuali su cose più importanti per il Paese. Queste non sono poche.

  9. alberto ferrari Rispondi

    Ma che senso ha un test di ammissione per Medicina. Non sarebbe più serio rendere libera l'iscrizione al primo anno e assegnare dopo, sulla base della totalità degli iscritti, un numero di posti a ciascuna università per la selezione al passaggio al secondo anno sulla base degli esami effettuati e dei voti ottenuti. Si capirebbe così, dopo l'impatto con un anno di studi, chi ha la necessaria tensione umana e capacità intellettiva per affrontare un corso di studi ed una professione abbastanza particolari ed impegnative e che un test, fatto a dei liceali, sulla base di un generico nozionismo, non riesce sicuramente a far emergere. Per chi non passa il primo anno gli esami sostenuti sarebbero non persi, ma utili per altri percorsi formativi universitari ( scienze infermieristiche, biologia, ecc) .