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LETTERA APERTA AI LEADER EUROPEI

La crisi dell’Eurozona è giunta al suo apice. Questo testo è una lettera aperta ai leader europei per esortarli a prendere provvedimenti decisivi nel vertice di Bruxelles di questa settimana. Decidere ancora una volta di non decidere potrebbe rappresentare la fine dell’Eurozona così come l’abbiamo conosciuta finora. Il testo di questo appello con numerose firme di economisti europei è pubblicato anche su Vox, Nada es Gratis e Me Judice.

La crisi del debito ha raggiunto il cuore dell’area euro.

  • Italia e Spagna sono ora direttamente coinvolte in una seria crisi di credibilità.
  • Viene messa in dubbio la sostenibilità di più di un terzo del debito sovrano dell’Eurozona.

Per la prima volta la sopravvivenza stessa dell’euro è in pericolo.

I leader europei che si riuniscono giovedì a Bruxelles hanno una responsabilità storica.
È essenziale che si giunga a un accordo su un piano in grado di prevenire un ulteriore aggravarsi della crisi.

Noi economisti impegnati nel dibattito di politica economica abbiamo suggerito varie proposte per affrontare la crisi. Il comune denominatore di queste proposte è la necessità di ampliare il raggio d’azione della European Financial Stability Facility (Efsf) per consentire un rafforzamento delle banche sufficiente a far fronte a un default della Grecia. Si dovrebbe inoltre permettere all’Efsf di operare sul mercato secondario dei titoli di stato e gli si dovrebbero riconoscere flessibilità d’azione e indipendenza. Queste proposte si possono declinare in molte varianti e con vari dettagli tecnici. È essenziale che i leader europei riconoscano che siamo ormai fuori tempo massimo. Decidere ancora una volta di non decidere potrebbe rappresentare la fine dell’Eurozona così come l’abbiamo conosciuta finora.

Angelo Baglioni, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Richard Baldwin, Graduate Institute, Geneva and CEPR
Samuel Bentolila, CEMFI, Madrid
Tito Boeri, Università Bocconi di Milano and CEPR
Agar Brugiavini, Università Cà Foscari di Venezia
Andrea Boitani, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Massimo Bordignon, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Francesco Daveri, Università di Parma
Daniela Del Boca, Università di Torino
Paul De Grauwe, University of Leuven and CEPR
Juan Dolado, Universidad Carlos III de Madrid and CEPR
Marzio Galeotti, Università di Milano
Luis Garicano, London School of Economics and CEPR
Francesco Giavazzi, Bocconi University and CEPR
Daniel Gros, Centre for European Policy Studies, Brussels
Maria Cecilia Guerra, Università di Modena e Reggio Emilia
Luigi Guiso, European University Institute
Marco Onado, Università Bocconi di Milano
Marco Pagano, Università Federico II di Napoli
Jean Pisani-Ferry, BRUEGEL and Université Paris-Dauphine
Richard Portes, London Business School and CEPR
Carlo Scarpa, Università di Brescia
Fabiano Schivardi, Università di Cagliari
Guido Tabellini, Bocconi University and CEPR
Beatrice Weder di Mauro, University of Mainz and CEPR

LA LETTERA APERTA SULLA STAMPA INTERNAZIONALE

EFSF Should Be Free To Buy Bonds, Support Banks, WSJ/Dow Jones, 20 July 2011
Experts: Fix crisis now or lose euro, The Sun, 20 July 2011
Euro debt crisis pain can ‘rip through the Continent‘,  This is Money (Daily Mail), 20 July 2011
EU leaders urged to take ‘decisive action’
, Reuters, 21 July 2011
Angela Merkel and Nicolas Sarkozy reach ‘joint position’ on Greece after crisis talks, Daily Telegraph, 25 July 2011

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Leggi anche:  Non c’è Europa senza beni pubblici europei

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POLITICA MONETARIA COMUNE, MA TASSI DIVERSI

  1. Enrico Geretto

    Speriamo che non sia troppo tardi, lo stesso.

  2. Marco Trombetta

    Do il mio totale appoggio al testo della lettera. Condivido totalmente il suo contenuto. É sufficiente leggere il resoconto della crisi finanziaria del 1931 fornito da Liquat Ahmed nel suo splendido libro “Lords of Finance” per capire che siamo in una situazione molto simile. É necessaria una reazione chiara, determinata, globale e coordinata e il tempo é ormai al limite. É in gioco il benessere economico futuro di milioni di persone che dipende dalle decisioni prese in questi giorni. Marco Trombetta IE Business School Madrid (Spain)

  3. Francesco

    Questa ulteriore lettera di autorevoli economisti tocca una questione urgente, ma non credo che l’ampliamento dei poteri dell’Efsf sia sufficiente a risolvere la crisi dell’eurozona. I problemi principali a mio avviso sono stati colti dalla preveggente lettera degli economisti keynesiani dell’anno scorso: http://www.letteradeglieconomisti.it, alla quale si è aggiunta la proposta di ‘standard retributivo europeo’ di Brancaccio (recentemente inserita nel Programma nazionale di riforma del Partito democratico e che sarà oggetto di discussione nel PSE). Cordiali saluti e complimenti per l’ottimo sito

  4. Fiorello Cortiana

    Non decidere non metterebbe in discussione solo l’Eurozona, così come si è venuta a definire negli anni, ma l’idea stessa di Europa come progetto politico in evoluzione, capace di un’azione multilaterale nel mercato globalizzato e nella politica internazionale con i suoi nuovi protagonisti e nuove tensioni.

  5. mirco

    Europa delle origini, nata per evitare la guerra, per unire le forze dei popoli, per evitare nuovi fallimenti di stati e nascite di nuove dittature (Repubblica di Waimar) se ci sei batti un colpo. Mi meraviglio della Germania che non ricordi come era e che nessuno le venne incontro. Vuole rifarsi sulla Grecia? Vuole che i Greci odino i tedeschi come i tedeschi vennero indotti a odiare gli altri (ebrei e soci) fino a creare lo stato Hitleriano? Economia e politica per favore non finanza..

  6. Pier Giorgio Visintin

    Non mi pare di vedere tedeschi, fra i firmatari. O sbaglio? PG

  7. Massimo GIANNINI

    Dalla seconda lettera ai Corinzi: “Cari Corinzi, potevate almeno rispondere alla prima”. Trattasi della lettera pubblicata su http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000650.html del 01.10.2008. Non si vede come l’approccio e l’appello odierno sia compatibile con quello di allora! Ma i problemi odierni vengono esattamente da quelli non risolti del 2008 e si continua a voler gonfiare il debito senza che le banche prendano l’ormai dovuto haircut. Ponzi era più bravo.

  8. rino baldini

    Il pensiero che il contribuente tedesco sostanzialmente paghi per gli sprechi, le caste, le municipalizzate e i vari imboscati dell’europa del sud (considerando che ha già pagato molto con i vari “fondi europei” con in quali molti qui si sono fatti l’appartamentino a colpi di “corsi di formazione” fantomatici) mi mette francamente i brividi. Avendo molte conoscenze tedesche, osservo come stia montando una certa insofferenza. Attenzione che molti lì esprimono il desiderio di un bel “colpo liberatorio” (infondo così è stato anche negli anni ’30…), creando disastri ma almeno resettando il tutto a favore delle prossime generazioni (irrazionale e criminale nel breve, ma molto razionale nel lungo).

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