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  1. Omar Rispondi

    Un semplice saluto da u giovane ingegnere all'estero ... Singapore. Non mi addentro neanche nel discorso delle 1000 problematiche italiane, giovani etc.. Una cosa e' sicura non si torna indietro quando si lascia l'Italia!

  2. SAVINO Rispondi

    Mi si dica cosa altro può fare un giovane, se non emigrare, quando uno gruppuscolo di avvocati-parlamentari si mettono di traverso contro l'interesse nazionale per impedire provvedimenti per la liberalizzazione delle professioni, perchè, cito testualmente Di Pietro, pensano ai fatti loro. Mi sapete dire che differenza c'è tra un black block infiltrato tra i no-Tav in Val Susa e questi pseudo-avvocati? Secondo me, nessuna. Fanno entrambi azione di terrorismo contro l'interesse nazionale.

  3. Vincesko Rispondi

    Il livello di propensione all’innovazione è parente stretto del livello di propensione al rischio, che, secondo me, ha due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e, soprattutto, l’educazione ricevuta in famiglia (in senso lato). Che poi determinano o almeno concorrono a determinare fortemente le propensioni e le scelte future, anche, ad esempio, sul corso di studi o sul tipo di lavoro o sulla decisione di rendersi autonomi o, appunto, sull’accogliere il nuovo e diverso. La soluzione, quindi, è investire nell'educazione in famiglia (e nella scuola, ma dopo), innovando il paradigma educativo-culturale materno-femminile-protettivo-conservativo, influenzato storicamente e profondamente dalla Chiesa cattolica italiana.

  4. Claudia Villante Rispondi

    Purtroppo chi va all'estero è anche chi riesce a costruirsi una formazione robusta con una approfondita conoscenza delle lingue e lo sviluppo di competenze trasversali in grado di confrontarsi con un mercato sempre più agguerrito anche sulla valutazione dei "cervelli". Insomma elementi che la scuola pubblica trascurano abbondantemente con il risultato che i soliti figli di genitori socio-economicamente forti sono facilitati ad espatriare. Vogliamo fare una ricerca sul profilo familiare di quelli che studiano e vivono all'estero? La mia ipotesi è che esiste un "mercato di élite" anche su questo fronte. Inoltre di quale fascia di età stiamo parlando? La generazione dei ventenni, trentenni, quarantenni? Questi ultimi che una professione se la sono più o meno costruita ma che sperano in una maggiore stabilità occupazionale e un'adeguata opportunità di crescita professionale (vista la stagnazione di questo paese) non riescono nemmeno più a sognare....

  5. fabrizio Rispondi

    Sarebbe stato bello avere anche sugli altri puntini nel grafico il nome degli stati in modo da capire bene, dove emigrare.