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  1. Ariadne Rossetti Rispondi

    Essendo una studentessa universitaria sono completamente d'accordo all'iniziativa. Può veramente aiutare giovani a portare a compimento i propri obbiettivi. Ma, prima di tutto mi sorge spontanea la domanda "Da quando potrà essere utilizzata?" Certo ho letto che le banche associate hanno firmato il 19 maggio di questo anno, ma praticamente nessuna di queste sa ancora come mettere in atto la proposta avanzata. Sono ben tre settimane che le banche continuano a dirmi che non sanno ancora nulla. E' una cosa possibile? Aspettare si... ma come tutti sappiamo le scadenze vanno rispettate e le università sono intransigenti riguardo i pagamenti delle rette. Non vorrei rischiare, come sta accadendo, di perdere un anno per una proposta ottima in parole ma molto scadente a fatti. Qualche informazione in più a questo punto sarebbe molto utile. prego di rispondere.

  2. Francesco Russo Rispondi

    Non sono d'accordo con l'autore quando dice che il ragionamento secondo cui il prestito favorisce l'aumento delle tasse "trascura il fatto che lo studente che ha preso un prestito dovrà rimborsarlo, e quindi non sarà disposto a pagare delle tasse universitarie più elevate se non avrà motivo di credere che a esse corrisponde un'università migliore". Non è così. In Inghilterra il sistema dei prestiti ha portato un aumento generalizzato delle tasse praticamente ovunque, tanto la domanda è quasi inelastica. Il commento della ragazza che dice di apprezzare il sistema dei prestiti inglese è ingenuo, e confonde la causa con l'effetto. È proprio a causa delle tasse alte che la studentessa non aveva la possibilità di studiare e si è dovuta indebitare! Se le tasse fossero state basse, ce l'avrebbe fatta da sola senza prestito. Lo studente medio, infine, non ha la minima idea su quali saranno le opportunità di lavoro dopo 5 anni di formazione. Fare l'università non è come comprare un'auto. Se compro l'auto sbagliata, al massimo la rivendo, e alla prossima occasione cambio marca. Ma il tempo perso non si può recuperare.

  3. Paolo Manzini Rispondi

    "....la qualità dell'università italiana e il reddito che essa garantisce ai suoi laureati sono così bassi che ...." Sul secondo punto concordo pienamente, ma il primo è tipico delle persone che credono a false notizie generate da una campagna di stampa, divulgate persino dal ministro dell’Iur e forse involontariamente, avallate da Terlizzese. La ricerca italiana si colloca fra il sesto ed il settimo posto fra i paesi Ocse come produttività pro capite degli addetti. Se si tenesse conto delle risorse investite, si collocherebbe ancora meglio. Se fosse vero che l'università italiana è così scadente, come potrebbero i suoi “prodotti”, laureati e dottori di ricerca, trovare così facilmente all’estero le posizioni che da decenni una dissennata politica sull’istruzione superiore nega loro in Italia? Il problema del sistema universitario è l’assoluta mancanza di programmazione e controlli e la assurda pretesa che tutte le università siano pari fra loro (come i titoli che conferiscono) e che tutte debbano occuparsi di tutto: ricerca, applicazioni della ricerca, dottorati di ricerca, didattica sia specialistica che delle lauree triennali. Nel mondo civile non è così.