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CONSOB: INDIPENDENZA È CREDIBILITÀ

Ieri la Consob ha convocato i rappresentanti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s Italia per chiedere delucidazioni su un report diffuso dall’agenzia lo scorso primo luglio sulla manovra correttiva varata dal governo. Il report sosteneva essenzialmente, l’inefficacia della manovra ai fini della riduzione del rischio sul debito. Due erano i punti sollevati dalla Consob, che ha il potere di vigilanza sulle agenzie di rating, insieme all’Autorità per i mercati e le borse europee (Esma). Il primo era quello relativo alla tempistica del comunicato di S&P, arrivato a mercati aperti. Il secondo riguardava l’affidabilità del report, dato che il testo della manovra non era ancora ufficiale al momento della diffusione del report. Non è ovvio che la prima obiezione sia corretta. I titoli di Stato italiani sono trattati su tutti i mercati mondiali e pertanto è difficile che tutti i mercati in cui essi sono trattati siano chiusi. Più fondata sembra la questione dell’affidabilità delle informazioni su cui S&P ha basato il suo report. Questo episodio si aggiunge alla lunga lista di critiche che le agenzie di rating hanno ricevuto in questi anni. Giudizi su società rimasti positivi fino a pochi giorni prima di insolvenze o scoperta di gravi irregolarità, conflitti di interesse e, come denunciava ieri il Corriere Economia, scarsa trasparenza sulla struttura interna.
Ma, al di là della fondatezza delle obiezioni sollevate,  la decisione della Consob lascia spazio a interpretazioni meno che nobili sulla sua reale motivazione. È difficile resistere alla tentazione di pensare che l’ex sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, adesso Presidente della Consob, abbia voluto spezzare una lancia a favore del ministro Tremonti e della sua manovra correttiva. Ed è anche difficile non ricordare come l’ultimo gesto di Vegas prima di diventare Presidente sia stato quello di votare la fiducia al governo Berlusconi. Insomma, un’azione che potrebbe avere una interpretazione perfettamente plausibile può essere vista in una luce meno favorevole a causa del passato di chi compie tale scelta. Sarebbe bene tenere in mente questa considerazione anche nella scelta del futuro Governatore della Banca d’Italia.

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  1. Felice Di Maro

    Che il Presidente della CONSOB abbia fatto una convocazione delle agenzie reputo che sia stata una cosa positiva. Però tempistica e testo non noto non sono ragioni sufficienti. Le ragioni della manovra sono evidenti e sarebbe stato il caso di offrire pubblicamente un quadro di riferimenti in modo che gli investitori in borsa possono fare valutazioni equilibrate da dati di valutazione. Questi non ci sono stati, chi ne guadagnerà sarà alla fine l’incertezza che è già alta.

  2. Raffaello Morelli

    Il pezzo sconcerta. Prima, le considerazioni sui rilievi all’agenzia di rating, discutibili (i mercati aperti erano quelli italiani, perché è il compito Consob) ma che inquadrano fatti e critiche internazionali al sistema (nel frattempo si è aggiunta quella UE). Dopo, l’elitarismo tipico per cui l’indipendenza è l’essere asessuati politicamente. La democrazia viene distorta, chi è stato vice ministro all’Economia o ha votato la fiducia al Governo Berlusconi sarebbe di per sé non indipendente. Nella realtà democratica, una struttura va giudicata per l’indipendenza nei comportamenti, non per le presunte motivazioni non nobili. Quello Consob non è stato estemporaneo perché ha attivato una riflessione essenziale. Chi, se non gli interessi speculativi nascosti, attribuisce ai giudizi delle agenzie di rating un peso superiore a quello dei governi e dei parlamenti, nonostante le indiscutibili prove di incapacità da esse fornite negli ultimi anni? E poi, spetta solo alla Magistratura sanzionare dopo anni le agenzie infedeli o debbono farlo pure altri organi pubblici, così da bloccare subito gli effetti sui mercati dei giudizi dati dalle agenzie prima ancora che esista il testo giudicato?

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