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  1. Marco P. Rispondi

    Frequento un'università privata. Le famiglie di molti miei compagni hanno redditi alti, ma la maggior parte redditi medi, qualcuna bassi. In 4 anni penso di aver conosciuto solo 1-2 persone "fuori corso" e chi si rendeva conto di trovarsi nella facoltà sbagliata abbandonava già dal primo semestre. Lì lo studio è considerato da noi studenti un investimento e un impegno serio. Ci sentiamo responsabilizzati e motivati sia dalle rette elevate, sia dalle prospettive di lavoro. Il punto è che l'istruzione, che deve comportare benefici sia privati sia collettivi, ha un costo. Se i miei amici di università pubbliche impiegano 4-5 anni per una laurea triennale, oppure abbandonano dopo 2 anni con un solo esame all'attivo, mi sembra scorretto che sia lo Stato (= tutti) a pagare l'80% delle loro rette. Mi sembra anche scorretto che le famiglie con redditi bassi non possano assicurare un'istruzione di qualità ai figli volenterosi. Da molto prima di leggere questi articoli, o altri di Ichino, mi sono convinto che un sistema di prestiti tipo quello proposto sia una buona soluzione per aumentare il numero e la qualità dei laureati, nonché permettere una distribuzione della spesa più equa.

  2. VITO SVELTO Rispondi

    Le reazioni agli articoli sull'argomento mi spingono a sottolineare qualche aspetto. Nei paesi anglosassoni il prestito per studio universitario è molto diffuso; fui molto colpito, prima delle ultime elezioni inglesi, al notare come i tre partiti principali avessero prodotto uno studio accurato della proposta; erano tutti d'accordo sul principo, naturalmente cambiavano i dettagli sulla restituzione delle somme percepite. Se in Italia non innoviamo, gli studenti resteranno a casa anche quando vogliono muoversi da casa. L'importante è stabilire una restituzione delle somme percepite che sia graduale (meno del 10% dello stipendio percepito) e solo se il reddito sia superiore ad un determinato importo (2000 € mensili rivalutabili) e per un periodo di tempo limitato (25 anni). Ho indicato cifre e dati che possono variare secondo le modalità di restituzione; non bisogna dimenticare, che in ogni caso, occorre un forte contributo dello stato perchè il sistema si regga!! Ed è questo il vero problema! Pensate ai vantaggi di un sistema adeguato. Lo studente comanda, scegliendo l'Università!! Le Università non intristiscono nella miseria e sono incentivate a formare persone valide!

  3. Tiziano Gentile Rispondi

    Trovo la proposta del tutto inaccettabile. I giovani di oggi non hanno lavoro e se ce l'hanno hanno redditi bassi e da precari. Faticano a uscire dal nido dei genitori, non possono neppure sperare di comprasi una casa. E cosa vogliamo fare per aiutarli? Schiacciarli di debiti fin dalla giovinezza. Poi è un gioco a somma nulla. Le università aumeteranno le rette e sarà sempre più oneroso inscriversi all'università (tanto paga pantolone). Lo stato dovrà concerere prestiti sempre più alti, in una spirale senza fine. Mi chiedo a che serva. Tanto è sempre lo stato che paga (adesso con le tasse, domani coi prestiti). Dov'è la differenza? E chi lo dice che le università si faranno concorrenza? Sapete come finirà? Che gli studenti italiani poveri finiranno per a studiare in Germania in inglese, tanto là l'università è buona e gratis. Cioè emigreranno, come i loro nonni...

  4. Chiara Bedetti Rispondi

    Sinceramente l'idea del prestito, per quanto agevolato, non mi sembra particolarmente appetibile considerando la situazione lavorativa dei neo laureati italiani. Cosa potrà mai fare un laureato squattrinato a cui propongono solo contratti a progetto di 6 mesi, con un debito da restituire? Non mi sembra un'iniziativa che tiene conto della realtà dei fatti. Probabilmente chi pensa a certe proposte non è stato uno studente lavoratore con l'incubo del conto in rosso... e poi un neo laureato sottopagato ... e poi ancora un professionista con il reddito di un'operaio (non specializzato)...