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  1. Giuseppe Rispondi

    Le pressioni cui è esposto Tremonti la dicono lunga sulla "cultura di governo" dell'attuale compagine politica che definire populista è descrivere solo il lato meno pericoloso.

  2. Roberto Fiacchi Rispondi

    Si perpetua nel tempo la stessa minestra. Si riconosce che i dipendenti e le piccole aziende ( queste ultime quale " ossatura " della economia nazionale ) si fanno carico praticamente della sopravvivenza dello Stato e continuano ad essere puntualmente tartassati, anche per la facilità e la quantità, e non c'è più neppure una convinta e concreta protesta. Si continuano inoltre ad evidenziare sia la dilagante evasione fiscale, ma giustificandola e spesso, addirittura, ritenendola "necessaria ", sia le rendite finanziarie tassate solo al 12,50%. Ma ogni volta si finisce per " tralasciare " ed intervenire dove è più semplice. Ora è inderogabile creare sviluppo: ciò è possibile solo con l'aumento dei consumi delle famiglie " tartassate ". Allora? Occorrerebbero forse Statisti di alto profilo, incuranti dell'andazzo tutto italiano. Ma la cosiddetta volontà del popolo, davvero, data la situazione incancrenita, è convinta di poter fare pulizia? Che sia più facile risollevarsi dai disastri di una guerra? Non è che un putrido malcostume sia entrato troppo profondamente nel vivere quotidiano? Non mi meraviglierei se fra un po' per respirare si chiedesse: " conosci qualcuno? "

  3. Luca Rispondi

    Le proposte della voce.info si trovano a questo link e a questo.

  4. Alessandro Savorana. Consigliere ODCEC di Milano Rispondi

    Affrontare un riordino (più che una riforma), del complesso sistema fiscale imporrebbe più tempo e larga condivisione. Ridurre le aliquote non risolve il problema, perché il nodo è il tax rate effettivo. Se si allarga la base imponibile, il carico fiscale rimarrebbe sostanzialmente inalterato, anzi potrebbe aumentare. Ma se si parte da una deduzione del carico impositivo locale (Irap, Addizionali Irpef) dalle maggiori imposte (Ires/Irpef), unitamente alla re-indroduzione dell'istututo della "no tax area" per i redditi più bassi, già sarebbe un beneficio non indifferente. Non è molto, ma sarebbe, perlomeno, un inizio promettente, avendo poi più tempo per varare una riforma improntata sopratutto su equità e semplicità.

  5. giuseppe catanzariti Rispondi

    Concordo con le tesi esposte sul chiedere meno tasse. Ma la mia domanda e': che fare per sanare il debito pubblico? Quali misure concrete proponete voi de la voce.info? Attendo esuriente e convicente risposta. Grazie.

  6. Marco Montermini Rispondi

    Per la serie "dilettanti allo sbaraglio"....

  7. AG Rispondi
    Negli anni '90 i governi Ciampi-Prodi, con l'adesione all'euro, fecero scendere il costo del debito pubblico italiano dal 14% al 3% (dal 17% al 3% del PIL): una eccezionale (e irripetibile) occasione per ridurre davvero la pressione fiscale che i governi successivi (in primis il lungo governo Berlusconi 2001-2006, con Tremonti ministro dell'economia) hanno colpevolmente sprecato.