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  1. Andy Rispondi

    Appare sempre più evidente e anche per tale motivo non sono stati precisati gli scaglioni di reddito di applicazione dell'Irpef, che la cosiddetta riforma altro non è che un aumento della pressione fiscale per la fascia di redditi medi. Ma quale è la fascia di reddito medio, alcuni studi, sottostimando per definizione il sommerso, parlano di circa 26.000 euro lordi. Risulta quindi evidente che per i contribuenti dai 20.000 ai 35.000 tale riforma rischia di avere impatti per così dire regressivi. Vorrei ricordare al Sig. Ministro che la vera riforma non è far pagare più imposte a chi già da un forte contributo alla macchina pubblica, ma allargare la base imponibile, ovvero studiare e dare attuazione a misure efficaci per il recupero dell'evasione, solo con tali considerazioni è possibile procedere ad un abbassamento della pressione fiscale per i contribuenti.

  2. Jacopo Machnitz Rispondi

    Chi mai ritiene che la semplificazione del fisco voglia necessariamente dire riduzione degli scaglioni di imposta? Sinceramente, la struttura a scaglioni dell'imposta mi sembra il dato meno critico, tanto più che con tale operazione si rischia di spostarsi sempre più verso un modello di tassazione proporzionale a differenza di quello progressivo garantito da un maggior numero di scaglioni. Peraltro è risaputo che una modifica in questa direzione contribuisce a rendere più iniquo il sistema di contribuzione, creando una situazione in cui tutti, indipendentemente dal proprio livello di reddito contribuiscono allo stesso modo alla copertura delle spese dello stato. Tale "distorsione" verrebbe anche più accentuata grazie all'aumento della tassazione indiretta, come l'iva, che ricade su tutti,indipendentemente dal proprio reddito. Personalmente preferisco avere un sistema che cerchi di tener conto anche delle disuguaglianze nella capacità reddituale e tuteli i meno fortunati,e che semplifichi il proprio funzionamento senza necessariamente toccare il numero di scaglioni contributivi.

  3. pietro Rispondi

    Stiamo vivendo in un'epoca dove trionfa, volutamente, il pressapochismo nell'informazione economica (e non solo) che finisce per alimentare un chiacchericcio senza fine con i media a farla da padroni -Al contrario i fatti, le realizzazioni, le proposte serie ed articolate latitano tanto che prima di arrivare ad una qualsiasi decisione passano anni, semprechè si concluda qualcosa. In questo caso specifico, delle aliquote fiscali, come è stato chiaramente illustrato dal vostro articolo mi sembra che il Superministro si diverta a "dire qualcosa" tralasciando la sostanza. Un modo di scherzare col fuoco, cioè con i nostri redditi da lavoro sempre in prima fila quando c'è da "tappare qualche buco". Posso dire di essere indignato di fronte a tanta "furberia" da basso impero.

  4. Raffaele Greco Rispondi

    Mi sono imbattuto, per motivi accademici, sull'elenco delle detrazioni applicabili all'imposta lorda Irpef. In particolare la serie di detrazioni al 19% consistenti in spese sanitarie, funebri, restauro di immobili etc. Sappiamo tutti che i maggiori evasori del bel paese sono i liberi professionisti. Mi chiedevo perchè, prima di tutto, non sviluppare dei meccanismi tali da rendere appetibile all'utente chiedere la fatturazione delle prestazioni fruite? Perchè, ad esempio, per le spese sanitarie, non far lievitare l'ammontare delle detrazioni dal 19 al 40, 45%? Colleghi hanno obiettato: ma così i costi delle prestazioni lieviteranno. Questo è vero, ma quel 40-45% per il contribuente è sempre conveniente, qualsiasi sia il prezzo delle prestazioni. Per non parlare dei controlli che devono continuare ad essere fatti sulle tariffe applicate dai professionisti sulle prestazioni.