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  1. Marco Rispondi

    errata corrige: nel precedente commento non si tratta di percentuali, ma di punti percentuali di distanza tra "Si" e "No". la distanza maggiore inoltre è meno di 78 punti percentuali. Resta vero che la distanza è maggiore quando il referendum ha meno partecipazione, e viceversa, ma è interessante fare esercizi empirici anche un minimo più sofisticati su questo, Il raggiungimento del quorum inoltre dimostra (se confermato) che il trend alla caduta della partecipazione politica non è affatto una necessità storica o una tendenza indipendente dal comportamento di governi, informazione, regole, etc.

  2. mirco Rispondi

    Io per i referendum abrogativi sono favorevole all'abrogazione del quorum. Il quorum in questo tipo di referendum è un controsenso che non protegge tanto la decisione del potere legislativo in quanto tale ma i partiti e i loro giochini. Una legge infatti può passare anche con maggioranza dei presenti in aula senza richiedere sempre la maggioranza dei parlamentari. Se vale per il popolo allora non vedo perche non debba valere la stessa regola in fase di approvazione delle leggi in aula . Molte volte fingendo, approvano o non chiedono la verifica del numero legale anche se non c'è. Una finzione appunto. La fiducia dei governi perfino passa senza che il governo raggiunga la metà più uno della camera. Qualcuno invece dovrebbe sapere che per i referendum costituzionali il quorum non c'è. Invece nel caso dei referendum costituzionali il quorum lo introdurrei. La costituzione è troppo importante. In Italia comunque i problemi nel funzionamento del sistema democratico e delle istituzioni sono dovuti al fatto che molti cittadini non si sentono tali e non si rendono conto di cosa significhi esercitare la cittadinanza. Moltri, troppi, si accontentano della libertà dei servi.

  3. Marco Rispondi

    Grazie per l'allegato. Calcolando la differenza media tra SI e NO, nei referendum dove si è raggiunto il quorum, e poi in quelli dove il quorum non si è raggiunto, si ha che i primi (quelli che funzionano), sono quelli dove c'è stata molta più competizione (la differenza media tra vincitori e vinti è del 43%). Al contrario il referendum non è giunto al quorum quando la differenza media tra vincitori e vinti è molto più ampia (78%). Se uno dei due giocatori (il si o il no) non scende in campo, il referendum come strumento di esercizio di sovranità popolare su scelte ben definite, ben bilanciato nel suo disegno originario, fallisce. Invitare a non votare invece di "giocare la partita" in modo trasparente non è quindi affatto un'azione neutra. Si tratta di una mancata accettazione, di un boicottaggio, della norma costituzionale istitutiva del referendum abrogativo. L'esito è delegittimarne l'utilizzo, riducendo le possibilità di esercizio della sovranità popolare diretta. Chi non vota quindi di fatto usa un'arma che, pur non essendo illegittima, non è affatto fair, non è politicamente corretta. E perdere questo tipo di referendum può essere un grande errore.

  4. ag Rispondi

    La proposta del prof. Bordignon punta all'aggiustamento del quorum, visto che è fisiologico nelle democrazie occidentali l'aumento dell'astensionismo. Come si vede anche nei commenti, ci sono ragioni pro (fondamentalmente la responsabilizzazione dell'elettorato) e contro il mantenimento del quorum (soprattutto l'avversione alla partitocrazia). Va precisato però che il numero dei votanti comprende schede bianche e nulle, particolarmente numerose nelle tornate con molti quesiti come la prossima. Considerato che in base al numero elevato di voti non validi ancora oggi qualcuno sostiene che l'Italia non dovrebbe essere una repubblica, ecco una ragione a favore di uno scorporo dei voti non validi da un quorum ragionevolmente abbassato. Cordialmente Antonio Gasperi