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DECALOGO PER UN CALCIO SENZA TRUCCHI

Sembra serpeggiare un’aria di rassegnazione tra i vertici dello sport italiano di fronte alle partite truccate dagli stessi calciatori per favorire gli scommettitori. Eppure qualcosa si può fare. soprattutto dall’interno del mondo del calcio. Ecco dieci proposte che potrebbero essere immediatamente sperimentate. Dalle sanzioni più severe per chi commette illeciti ai premi per chi ne denuncia il tentativo. Dalla riforma dei campionati alla revisione della ripartizione dei diritti tv, passando per autorità di controllo davvero indipendenti.

 

 

C’è una certa aria di rassegnazione fra le autorità sportive e non solo. Come se le caratteristiche nuove, e in un certo senso più internazionali, dell’’ultimo scandalo delle partite di calcio truccate al fine di favorire gli scommettitori rendessero vana qualsiasi contromisura. L’’appello lanciato da Coni e Federcalcio al governo perché collabori al contrasto del fenomeno lascia una sensazione di impotenza. Eppure qualcosa si può fare. Dall’’interno, soprattutto, non solo dall’’esterno del mondo del calcio. Ecco dieci proposte, articolate in varie aree di intervento regolamentare, che potrebbero immediatamente essere sperimentate.

DIPARTIMENTO ANTIFRODI SPORTIVE

Istituzione, per iniziativa di presidenza del Consiglio, ministero degli Interni, ministero della Giustizia, ministero dell’’Economia, Coni e Federcalcio, di un Dipartimento antifrodi sportive, composto da magistrati, reparti specializzati di forze dell’’ordine (la task force proposta da Maroni da sola non basta), dirigenti sportivi, rappresentanti dei Monopoli e delle agenzie di scommesse autorizzate, nonché da rappresentati dei consumatori (tifosi di calcio e scommettitori). Il Dipartimento potrebbe essere finanziato dagli stessi concessionari, che oggi sfruttano i marchi dei club e le competizioni sportive gratuitamente, destinandovi una quota percentuale fissa dei ricavi generati dalle scommesse, sulla falsariga di quanto previsto dalla legislazione francese.

MODELLI DI ORGANIZZAZIONE SOCIETARIA EX DECRETO 231

Rendere immediatamente obbligatorio per tutte le società calcistiche professionistiche l’’adozione di modelli di organizzazione, gestione e controllo che facilitino la prevenzione di atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità sportiva, secondo le direttive del decreto legislativo n. 231 del 8 giugno 2001. Si tratta di una disposizione inserita nello Statuto della Federcalcio riformato dai commissari straordinari dopo l’’esplosione dello scandalo di Calciopoli. L’’articolo 7 dice che i modelli societari “devono prevedere: a) misure idonee a garantire lo svolgimento dell’’attività sportiva nel rispetto della legge e dell’’ordinamento sportivo, nonché a rilevare tempestivamente situazioni di rischio; b) l’’adozione di un codice etico, di specifiche procedure per le fasi decisionali sia di tipo amministrativo che di tipo tecnico-sportivo, nonché di adeguati meccanismi di controllo; c) l’’adozione di un incisivo sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello; d) la nomina di un organismo di garanzia, composto da persone di massima indipendenza e professionalità e dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, incaricato di vigilare sul funzionamento e l’’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento”. A quattro anni dalla sua approvazione, la disposizione statutaria rimane lettera morta, perché il Consiglio federale Figc non ha approvato i regolamenti di applicazione, neppure quello interno. L’’ha fatto finora soltanto la Lega di serie B, che però ha dato tempo ai club di adeguarvisi entro il prossimo 31 dicembre. Finora soltanto le società quotate hanno dovuto mettersi obbligatoriamente in regola con il 231. Un simile modello organizzativo, oltre ad aumentare le possibilità di controllo sul comportamento dei tesserati, verrebbe considerato, come accaduto alla Juventus nei lodi arbitrali post Calciopoli, circostanza attenuante nell’’applicazione della responsabilità oggettiva.

ORGANI DI CONTROLLO INDIPENDENTI

Istituzione nel calcio italiano di un sistema di organi di controllo, realmente efficaci e indipendenti. La Covisoc, la Commissione di vigilanza sui conti delle società, è l’’unico strumento di controllo non completamente in house, per l’’indicazione di due membri su cinque riservata al Coni. Poteri di nomina esterni sono poi previsti per alcuni organi di giustizia sportiva. Per il resto vale il fai da te. Addirittura, la regolarità delle operazioni di calcio mercato è vagliata dalla Lega, e cioè dall’’associazione dei club interessati. Non esiste un’’autentica Autorità indipendente, in grado di vigilare e di individuare le criticità del sistema. Non c’’è niente di simile alla Football Regulatory Auhority inglese, composta in parte da rappresentanti del calcio professionistico e dilettantistico e in parte da membri esterni, e della quale si sta studiando, su pressante richiesta del Parlamento, una modifica della sua composizione in senso ancora più indipendente.

DIRITTI TV: PIÙ VALORE ALLA CLASSIFICA

Rivedere, sulla base di quanto previsto dall’’articolo 25 della legge Melandri, il meccanismo di distribuzione della quota del 30 per cento delle risorse assicurate dalla cessione collettiva dei diritti televisivi relativa ai risultati sportivi. Attualmente è determinata per il 10 per cento sulla base dei risultati conseguiti dalla stagione 1946-47 ad oggi, per il 15 per cento sulla base dei risultati delle ultime cinque stagioni sportive e per il 5 per cento sulla base del risultato conseguito nell’’ultima stagione. Calcolando invece l’’intera quota del 30 per cento sulla base della sola classifica dell’’ultimo campionato disputato, si verrebbero a determinare possibilità di ricavo supplementari consistenti (nell’’ordine di qualche milione di euro) anche piazzandosi al nono anziché al decimo posto, ad esempio. Un incentivo di questa portata di sicuro aumenterebbe la vigilanza dei club sul comportamento dei giocatori anche nelle partite della parte finale del campionato, quelle più esposte alla possibilità di frode.

RIFORMA DEI CAMPIONATI

In Italia i club calcistici professionisti sono ufficialmente 132, diventati nell’’ultima stagione 127 per la mancata sostituzione di squadre che non hanno ottenuto l’iscrizione ai campionati di competenza. In Inghilterra i club prof sono 92, in Germania 56, in Spagna 42 e in Francia 40. Nel Nord America (Usa più Canada) il totale delle società professionistiche che danno vita ai campionati di football, baseball, basket e hockey è di 122. I calciatori professionisti tesserati per la Federcalcio italiana nella stagione 2009-2010 erano 3.517, 1.608 dei quali impegnati in serie A o serie B. Tra serie A e serie B i sono 42 club, e dunque una media di oltre 38 giocatori per squadra (superfluo ricordare che a calcio si gioca in 11). È evidente che si tratti di un sistema insostenibile, come testimoniato anche dalla analisi della situazione economico-finanziaria delle società professionistiche appena pubblicata da Arel, PricewaterhouseCoopers e Figc in ReportCalcio 2011. In Lega Pro, ma anche in serie B e in serie A, vi sono società che pagano gli stipendi con ritardo o non li pagano affatto. Una situazione che favorisce le cattive tentazioni dei giocatori più “deboli”, oltre che di quelli a fine carriera. L’’orientamento di Federcalcio è quello di proseguire nella politica della non sostituzione dei club professionistici falliti. Ma si tratta di una misura timida e inadeguata. È necessaria una riforma dei campionati immediata, che porti subito a una consistente riduzione dell’’area professionistica.

SANZIONI PIÙ SEVERE

Ferma restando la difficoltà di far rispettare ai tesserati il divieto di scommettere sulle partite di calcio, va previsto un inasprimento delle sanzioni a carico dei trasgressori. Le vicende di questi giorni pongono inoltre in evidenza il diffuso clima di omertà che pervade il mondo del calcio. Dalle intercettazioni emergono anche numerosi tentativi di corruzione non andati a buon fine e tuttavia mai i personaggi che hanno respinto le offerte di combine si sono rivolti alla giustizia sportiva per segnalare l’accaduto. Anche le sanzioni per “omessa denuncia” vanno perciò rese più afflittive. E almeno su questo sembra che Coni e Federcalcio si stiano muovendo tempestivamente.

INCENTIVI SPORTIVI A CHI SVENTA FRODI

Accanto a un sistema repressivo più efficace, va studiata anche una legislazione sportiva “premiale” per chi collabora a sventare tentativi di illecito. Qui non si tratta tanto di “pentiti”, che pure andrebbero incoraggiati con sconti di pena sportiva se collaborano allo svolgimento delle indagini in casi come quelli di questi giorni, quanto di tesserati coinvolti in sede di allestimento della frode e tempestivi nella segnalazione alle autorità competenti. Si potrebbe studiare una forma di responsabilità oggettiva alla rovescia, e cioè garantire bonus magari in punti in classifica alle squadre delle società cui il tesserato denunziante appartiene. Il contrario cioè della penalizzazione in classifica.

ESTENSIONE DI PLAYOFF E PLAYOUT

Sviluppare e allargare il meccanismo dei playoff e dei playout per determinare promozioni e retrocessioni, in modo da limitare il numero delle posizioni in classifica sostanzialmente ininfluenti e quindi tali da predisporre i giocatori a farsi trarre in tentazione. Bisognerebbe applicare il sistema anche alla serie A – magari non solo per decidere chi scende in serie B, ma anche chi acquisisce il diritto di partecipare alle competizioni europee – e comunque allargare il numero delle squadre coinvolte, studiando meccanismi di maggiore tutela nel confronto diretto per le squadre che conquistano più punti nella stagione: si può prevedere ad esempio la necessità di prevalere con più gol di scarto nel doppio confronto. La spettacolarità dell’’evento playoff e playout costituirebbe oltre a tutto per i club un’opportunità di generare ulteriori ricavi.

“ABOLIRE” I PAREGGI IN SERIE B E LEGA PRO

Il pareggio che fa comodo a entrambe le squadre è uno dei terreni più fertili concimati da scommettitori e malandrini. Si avverte la necessità di depotenziarlo ulteriormente, soprattutto nelle serie minori, meno sensibili nel corso degli anni alla rivoluzione dei tre punti per le vittorie. Si potrebbe sperimentare la sua “abolizione” in serie B e in Lega Pro, stabilendo che al termine di ogni partita conclusasi in parità scatti un meccanismo in grado di assegnare il successo a una delle due squadre (calci di rigore, shootout o altro). Naturalmente a chi vince dopo il 90º verrebbero attribuiti due punti e a chi perde uno. In questo modo si costringerebbero gli operatori a introdurre nuove categorie di puntate che disarticolino un po’ il sistema che si è creato negli ultimi anni (pensare di limitare le modalità di raccolta e le tipologie delle scommesse è anacronistico). Una rivoluzione ancora più coraggiosa, per disincentivare gli accordi sul numero dei gol segnati (le famose scommesse sull’’over), potrebbe addirittura portare a una riforma dei punteggi tale da premiare le vittorie con due o più gol di scarto.

RESPONSABILIZZARE IL QUARTO UOMO

Un’’altra criticità emersa dalle vicende degli ultimi giorni è l’’incapacità dell’’organizzazione calcistica di fare tesoro delle segnalazioni di anomalie provenienti dai Monopoli, sulla base delle indicazioni delle agenzie di scommesse. Troppi sono stati i casi, nell’’ultima stagione sportiva, di partite sulle quali erano state bloccate le giocate perché troppo orientate su risultati e punteggi specifici e che poi regolarmente si sono concluse con quei risultati o quei punteggi. La presenza degli organismi di garanzia interna previsti dai modelli organizzativi ex decreto 231 consentirebbe una loro immediata mobilitazione in caso di allarme. Anche gli organi della giustizia sportiva andrebbero sollecitati a una maggiore iniziativa preventiva, con tanto di convocazione pre-partita di dirigenti e giocatori delle squadre coinvolte. Insomma, deve scattare un apparato di controllo che tenga accesi tutti i fari possibili e immaginabili sulla gara sospetta. Ma anche durante la partita occorre un monitoraggio continuo. Storicamente verificata l’’inadeguatezza degli ispettori dell’’ufficio indagini di Federcalcio, si tratta di coinvolgere la squadra arbitrale, che deve essere in grado di capire se in campo sta succedendo qualcosa di strano e intervenire in tempo reale. Forse, più che l’arbitro, troppo attento a vigilare sui singoli episodi di gioco, può essere il quarto uomo a bordo campo ad avere una maggiore visione d’insieme. Con particolare attenzione a quanto avviene nei minuti finali, spesso condizionati, come si è capito in questi giorni, anche dalle cosiddette giocate live.

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AL NUCLEARE MANCA IL CONSENSO

  1. AM

    Sono perfettamente d’accordo, soprattutto per quanto riguarda le autorità di controllo indipendenti. Debbono essere persone, professionalmente qualificate e totalemente estranee al mondo del calcio e ai suoi interessi ramificati economici. Oltre ai requisiti è molto importante il meccanismo di nomina.

  2. prao

    ..roibire le scommesse? non sarebbe tagliare la testa al toro? dobbiamo rovinarci la tradizione del campionato a classifica o il sano vecchio pareggio utile perché dei delinquenti si vogliono arricchire con le scommesse? Aboliamole. Punto. E rendiamo severissime le pene per le scommesse clandestine.

  3. Corrado Del Bò

    Temo che, per quanto quasi tutte condivisbili, le proposte di Teotino, di cui ho letto recentemente un bel libro di analisi economica del calcio, non riescano davvero a incidere su quello che a me pare essere l’anello debole del sistema: la "infedeltà" del calciatore rispetto alla squadra in cui milita. Quale meccanismo di incentivi/disincentivi può consentire di evitare che il calciatore che vuole truccare le gare alla fine trovi poco conveniente farlo e dunque non lo faccia? I calciatori infedeli giocano per sé, facendo credere di giocare per la squadra. A Paoloni, per dire, ho visto compiere a Pavia un autentico miracolo, che ha consentito lo scorso autunno alla Cremonese di vincere. Eppure ha venduto delle partite.

  4. massimo neri

    Gli episodi emersi in questi giorni, oltre a far capire a chi ancora pensa che il calcio sia uno sport tutto sommato vero, che si sbaglia di grosso, spero possano servire anche a tutti coloro che in questi mesi avevano dato spazio sia alle lamentele di Andrea Agnelli – relative ai noti eventi che hanno coinvolto la Juve, e ai beceri piagnistei del sig. Moggi. Concordo su tutti i punti elencati da Teotino e mi permetto di suggerire tre elementi: retrocessione automatica per le società con giocatori coinvolti radiazione immediata per tutti i coinvolti con richiesta danni adeguata minore introiti televisivi per tutti. Poi Abete che chiede aiuti allo stato per affrontare la situazione è veramente insostenibile! A lavorare ragazzi….

  5. Lorenzo

    Condivido in larga misura le opinioni e le idee per cercare di arginare questi fenomeni. Tuttavia sul punto arbitri dissento, o se preferite, sottolineo che sino al triplice fischio la "torta" non è servita. Inutile segnalare durante i 90 minuti (a chi?) presunti sospetti che la partita sia stata incanalata verso un certo risultato. Inoltre se un difensore regala un calcio di rigore o un portiere vende la propria partita non è nella maggior parte dei casi individuabile, non si può pensare di leggere nelle menti dei giuocatori. E’ chiaro che se c’è un pactum sceleris questo è più facilemnte individuabile dalle grosse somme scommesse, dai replay della moviola, dalle situazioni di classifica. Più che dall’ "odiatissimo" arbitro già gravato di tante decisioni (sospensione partita per striscioni/cori razzisti, sicurezza….). Tendenza sempre in voga quella di gravarlo sempre di nuovi compiti.

  6. r. mori

    Le proposte di Teotino sono in massima parte condivisibili, soprattutto perchè rivolte alla prevezione dei fenomeni di frode sportiva. Sotto questo aspetto appare assoluta la necessità di dare immediata attuazione al decreto legislativo n. 231 dell’8 giugno 2001 e di indurre in particolare le società professionistiche – con un’efficace politica di moral suasion – a prevedere specifiche, chiare e determinanti misure a carico dei "dipendenti infedeli" (ad esempio, con la rottura immediata del contratto di lavoro e avvio automatico dei procedimenti di risarcimento per i danni subiti, sia morali sia materiali, rappresentati principalmente dalla perdita patrimoniale costituita dalla rinuncia alla propriatà del cartellino di tesseramento degli atleti in questione, superando tempi e vincoli imposti dall’obbligo di non procedere ad azioni in sede di giustizia civile senza l’autorizzazione federale). Un secondo punto – che coinvolgerebbe l’ipotetico dipartimento antifrode – riguarda la sospensione cautelare, per determinati periodi e in presenza di evidenti esigenze di indagine, dell’attività scommettitoria sugli eventi della disciplina agonistica coinvolta, evitando azioni proibizionistiche.

  7. Alessandro

    Ma che c’entra il d.lgs 231/01? non esiste alcuna previsione normativa che ricolleghi la responsabilità amministrativa degli enti alla commissione di alcuno dei reati contestati a calciatori e maneggioni protagonisti di questa vicenda. Piuttosto, occorre tutti gli abitanti del pianeta calcio, satelliti compresi, non siano più trattati da divinità e li si faccia rendere conto che a loro non tutto è concesso. Il senso di onnipotenza e di impunità che affligge quella realtà è il vero cancro da estirpare. Controlli serrati e punizioni severe. Niente altro Alessandro

  8. Claudio Raganelli

    La proposta SERIA, che basterebbe da sola è: mettere un limite di E 5 mila come puntata massima, sarebbe troppo complicato truccare gli incontri; per il resto cambiare la legge Melandri dividendo il 60% delle entrate TV in base alla classifica in modo che ogni squadra incassasse il doppio rispetto alla compagine che la segue!!!!!

  9. francesco

    Vorrei intervenire soltanto sul punto della riorganizzazione dei campionati professionistici. Formulo la seguente proposta: dividere la serie A in due gironi di 12 squadre, dando spazio non soltanto al merito(classifica) ma anche al bacino di utenza delle città più popolose. Con play off per il titolo tra le prime tre di ogni girone, dalla vincente di un play out tra le due quarte e dalla prima in classifica della serie cadetta. Analogamente si potrebbe procedere per la definizione della composizione dei due tornei per l’anno seguente con altrettanti play out tra le rimanenti squadre dei due gironi con le classificate della serie B.

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