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  1. Gabriele Rispondi

    E’ più facile prevedere il comportamento di esseri dotati di libero arbitrio che il ripetersi di una qualsiasi catastrofe naturale. Il punto è proprio questo : la sequenza incriminata non è terremo + tsunami, ma terremoto x tsunami x disastro nucleare. Se riteniamo che la probabilità che i nostri sistemi di sicurezza falliscano sia pari a zero, tutta la sequenza di eventi vale zero e, pertanto, non vale la pena predisporre alcuna ulteriore cautela, anche se la magnitudo attesa fosse catastrofica. In questo consiste la nemesi di Fukushima, quale necessaria conseguenza alla ubris di esseri che si ergono a dei, salvo poi ritrovarsi, ad ogni occasione importante, a confrontarsi con la loro vera natura di nani dispersi su un pianeta errante nello spazio profondo e spaventoso. In ciò consiste l’ennesimo, reiterato quanto inutile insegnamento di Fukushima : la fallacia del giocatore d’azzardo non riguarda la natura degli eventi esterni, ma la nostra costante pochezza che, di tanto in tanto, in modo certo, ci schianta fragorosamente contro le mura dell’ignoto.

  2. marco bertozzi Rispondi

    Condivido l'impressione di alcuni: la nota convince poco. anch'io invito a leggere Nassim Taleb

  3. Massimo Martini Rispondi
    Su questo argomento consiglio vivamente la lettura di due bellissimi e famosissimi libri di Taleb Nassim "Giocati dal caso" ed "Il cigno nero"
  4. Gaetano Proto Rispondi

    Spiace dirlo, ma l’articolo è fuorviante, come è stato già notato. L’incidente nucleare di Fukushima si è verificato in seguito a una catastrofe naturale (sisma + tsunami) che non è stata senza precedenti nei suoi parametri (a differenza, per dire, di un ipotetico sisma superiore ai massimi della scala Mercalli). Nel campo delle catastrofi, “molto improbabile” è un ordine di grandezza che non autorizza a ignorare i rischi più gravi e a fare tutto il possibile per prevenirli. In realtà, la catastrofe di Fukushima ha rimesso in discussione la presunta sicurezza del nucleare, che dopo Cernobyl veniva data per assodata. L’allarme collettivo riflette questo risveglio traumatico e ha ben poco di irrazionale, a differenza di quanto insinuano gli autori (e tutti coloro che lo bollano come “emotività”).

  5. Massimo Lanfranco Rispondi

    Per quanto l’articolo sia interessante non trovo che sia corretto accostare il gioco del lotto ed i disastri naturali, Discorso ben diverso è invece per quanto riguarda l’ultimo paragrafo che accosta lotto e politica; qui si che gli attori politici sovrastimano gli effetti degli eventi rari. I disastri naturali sono sempre prevedibili, forse statisticamente improbabili ma comunque gestibili da corrette analisi di rischio. È vero che spesso prevalgono comportamenti da “free rider” e che questi sono incentivati dall’errata percezione della probabilità degli eventi estremi. Il cittadino comune (e non solo) tende a pensare che, per esempio, se 10 anni fa c’è stata un’alluvione con ricorrenza 200 anni non ci sarà di nuovo per i prossimi 190 anni, e quindi costruisce beatamente la sua nuova casa in area esondabile. Purtroppo, qui si come nel lotto, ogni autunno ci sono le stesse probabilità che succeda di nuovo.

  6. Marco Rispondi

    Gli autori spostano il focus finale dalla riduzione del guadagno dei giocatori irrazionali verso una affermazione a favore di una minore influenzabilità/maggiore razionalità del policy maker. Per arrivare fino in fondo si sarebbe potuto aggiungere che, nel caso del lotto proposto, l'irrazionalità del tipo "mano calda" riduce il pay-off non solo del vincitore irrazionale, ma anche di quello razionale, non influenzato dalla sequenza estratta. Al contrario un minimo vantaggio c'è per il giocatore razionale in presenza di fallacia del giocatore d'azzardo. Dato che l'irrazionalità esiste, questa influenza tutti. Ma nell'esempio proposto una irrazionalità danneggia sia i giocatori razionali sia quelli irrazionali, l'altra invece migliora il vantaggio atteso dei giocatori razionali, che non si lasciano influenzare dalle giocate precedenti. Ovviamente gli eventi rari di cui si parla sono però di tipo diverso dal gioco del lotto, e ci sono azioni pubbliche che possono essere posto in essere comunque per ridurre o evitare danni da eventi difficilmente prevedibili. L'esempio del lotto mi sembra più interessante per l'analisi di altro tipo di decisioni/comportamenti, più ricorrenti.

  7. Armando Pasquali Rispondi

    L'obiettivo degli autori è evidente: convincerci che non c'è da preoccuparsi. La tesi è che l'opinione pubblica, in presenza di rischi elevati, sbaglia sempre perché ragiona come gli abitué del gioco del lotto. Invece gli economisti e gli scienziati, abituati a calcolare le probabilità, hanno sempre ragione. Io la penso esattamente all'opposto. Ovvero che gli economisti e gli scienziati hanno quasi sempre torto. I rischi di cui si parla, infatti, hanno a che fare con le vite umane, qualcosa che non può essere ridotto a numeri, a probabilità, a soldi. L'economia e la scienza, espulsa l'etica dal proprio orizzonte, sono ormai ben poca cosa, come dimostra questo articolo, completamente privo di fondamento perché basato su un'analogia del tutto arbitraria.

  8. luciano pontiroli Rispondi

    Ci sono eventi certi, di cui si ignora solo quando avverranno, ed eventi improbabili nel senso che non si sa se avverranno né quando. L'eruzione del Vesuvio, secondo i sismologi, è certa ma non è possibile prevedere quando avverrà. Terremoto e tsunami insieme forse sono meno certi: se poi è vero che lo tsunami a Fukushima era di dimensioni eccezionali, allora si potrebbe considerarlo imprevedibile o del tutto improbabile. Quanto sopra per dire che, in effetti, le cose possono essere molto più complesse di quanto sembrano ad alcuni commentatori. L'esempio del lotto, forse, non è scelto bene: ma illustra gli errori ai quali l'opinione comune è esposta.

  9. Massimo Rispondi

    Considerazioni totalmente fallate, sugli eventi catastrofici si fà un'analisi dei rischi, non una semplice osservazioni di eventi casuali. Avete totalmente ignorato la seconda variabile, cioè oltre alla probabilità di occorrenza c'è la gravità dell'evento, un rischio di un evento altamente improbabile ma catastrofico finisce giustamente tra quelli da evitare in ogni modo, è un comportamento assolutamente corretto.

  10. MassimoDec Rispondi

    Per quanto riguarda il lotto, ok sono fatti noti... e allora ? Per quanto riguarda il link a Fukushima, l'approccio secondo me è errato, sia dal punto di vista fattuale, sia metodologico... saluti

  11. f.zadra Rispondi

    In materia di probabilità anche le analogie sono molto pericolose; non vedo come si possa paragonare la probabilità di verificarsi di un certo numero di eventi naturali con eventi collegati al lotto, alla roulette, alla borsa etc. Ed è del tutto illusorio pensare che la frequenza del verificarsi di fenomeni naturali - in contemporaneità o meno - sia scaglionata nel tempo,nel senso che se oggi si è verificata un'eruzione sarà difficile che se ne verifichi un'altra domani. Si possono verificare tre tsunami di seguito accompagnati magari da un terremoto e poi più nulla per trecento anni; non c'è correlazione dal punto di vista delle probabilità. Diverso è il caso se si prendono in considerazione fatti e cause che alterano la probabilità casuale :nel caso specifico del Giappone si è in una zona dove per motivi geologici e meteorologici tsunami e terremoti non sono infrequenti; le cosidette leggi delle probabilità sono alterate da questi fattori. f.zadra

  12. Marcello Basili Rispondi

    Associare le evidenze empiriche sul gioco del lotto alle conclusioni-esortazioni riportate nell'articolo è quanto meno improprio. Si inzia parlando di eventi estremi (incidenti nucleari, tsunami distruttivi ecc.) e si argomenta presentando dati sul gioco del lotto. Cosi facendo si trattano come simili se non uguali eventi che appartengono a contesti diversi. Nel primo caso si parla di eventi con probabilità piccolissime e conseguenze disastrose, cioè di eventi che vengono comunemente definiti ambigui, nel secondo di gioco delle chance, cioè di una chiara e definita situazione di rischio, in cui l'assessment è possibile sulla base di una semplice combinazione di prob con conseguenza. Le due situazioni sono chiaramente incomparabili! Inoltre i cosiddetti esperti sono in genere immuni da violazioni sistematiche della razionalità.

  13. Paolo Quattrone Rispondi

    L'articolo mi sembra un po' passè, ovvero si basa su una idea di scienza "moderna" dove ciò che conta è la normalità nel nome della quale si marginalizza il diverso, il non "normale" per l'appunto. Questa visione della scienza ha portato benefici ma anche disatri gravi, la banalità del male di Auschwitz non è altro che l'estremizzazione di questo modo di pensare (e chiaramente non lo dico io, ma tutta la letteratura sulla Shoa). Ma anche in statistica, per le previsioni del tempo, ormai si guarda più agli eventi rari ma che hanno effetti disastrosi, oppure non alla temperatura media ma alla frequenza dei picchi. Insomme Gauss è un pensatore moderno, noi ormai siamo nell'era post-post moderna (or new-medieval, in senso buono). Ma quando se ne renderanno conto gli econometrici neoclassici?

  14. Mauro Poggi Rispondi
    Non ho capito come tutto ciò possa aiutare, o almeno consolare, gli abitanti di Fukushima.
  15. Stefano Zapperi Rispondi

    Non c'è nulla da obiettare al contenuto tecnico di quest'articolo e cioé sul fatto che non si possa ricostruire la distribuzione di probabilità di un fenomeno casuale dall'osservazione di pochi eventi. Che cosa c'entra tutto questo però con la crisi finanziaria? Se la finanza fosse come il Lotto allora non dovremmo affannarci a regolarla (se al Lotto non esce il 47 per dieci anni non dobbiamo cambiarne le regole). Il problema è che la crisi finanziaria non è un evento raro di una sequenza casuale, ma l'effetto di azioni e policies ben precise. Negare tutto questo parlando del Lotto ha poco a che fare con la scienza e molto con l'ideologia.

  16. Sandro Rispondi

    Molto interessante, peccato che la roulette e il lotto non siano molto indicativi della distribuzione di eventi estremi naturali. Nel caso di Fukushima le autorità hanno chiaramente sottostimato il rischio di terremoti di tale magnituto. Mi sembra più opportuna una revisione dei modelli di rischio che un generico consiglio di mantenere la calma. Cordiali saluti.

  17. Andtaf Rispondi

    Il tema è sicuramente interessante. Non condivido però il paralello tra eventi improbabili e i due casi citati. Infatti, affermare: "In una prospettiva più generale, questi errori possono indurre l'opinione pubblica e i media a chiedere forti cambiamenti di policy in risposta a eventi altamente improbabili", ci porta ad una valutazione parziale degli eventi. Primo perché la probabilità del manifestarsi di una crisi finanziaria non è così bassa: gli USA in meno di 100 anni (cioè praticamente 1 ogni 2 generazioni) ne hanno sperimentate almeno due devastanti, e molte altre (come per esempo la bolla della New economy) che per molte ragioni non sono state altrettanto importanti, ma che comunque si sono manifestate. In un recente lavoro, Rogoff e Reinhart rivisitano gli ultmi 200 anni di storia e verificano come le crisi non sono poi eventi così remoti. Inoltre, vi è una seria correlazione fra determinati comportamenti e la manifestazione delle crisi finanziarie. Per quel che riguarda lo tsunami, non ho dati, ma pare siano state ritrovate pietre miliari in prossimità della linea massima di allagamento che avvertivano di non costruire oltre. Questa cosa, si presta alla seconda delle mie osservazioni: il fatto che l'evento sia improbabile giustifica l'esposizione al rischio? Chiarifico con un esempio: anche ammettendo che l'esplosione del Vesuvio sia un evento con una probabilità remota (cosa comunque da dimostrare), vale la pena costruire case praticamente sul cratere?