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  1. giuseppe Rispondi

    Comprendo perfettamente lo sforzo fatto da ricercatori, professori universitari e commentatori di testate nazionali, nel cercare soluzioni per valutare l'operato dei docenti nelle scuole. Il punto è che nella maggior parte dei casi non hanno mai messo piede in una scuola e sopratutto non conoscono le "procedure" che di fatto impediscono la possibilità di valutare chicchessia nel mondo della scuola. Parlare genericamente di "Scuola" è ridicolo: scuola privata o pubblica? primaria o secondaria? licei o tecnici? professionali statali o regionali? Nelle secondarie una classe non ha quasi mai gli stessi docenti nè al biennio, nè al triennio. I docenti cambiano di istituto ogni anno a causa di tagli di organico, e perdono la cattedra per anzianità di servizio non certo per il "merito". E potrei continuare con altri cento esempi. Prima di pensare a dei test ( peraltro discutibili ) pensiamo ai problemi della scuola, purtroppo questo governo ha un obiettivo: distrarre i commentatori dal vero problema e cioè che per la scuola l'Italia spende meno di tutti i paesi europei in rapporto al PIL, e continua a tagliare parlando di "meritocrazia".

  2. Michele Scarpinato Rispondi

    Gentili autori, è vero che c'è in Italia un problema di scarsa educazione alla valutazione che è necessario superare. Da genitore vedo invece un altro problema: l'allocazione delle risorse (per il momento mi è sembrato di capire puramente teorica, ma prevista a regime) sulla base dei risultati ottenuti da questo strumento.Se l'allocazione delle risorse per la ricerca deve seguire il principio del "diamole a chi la sa fare", quelle per l'istruzione (scolastica o universitaria) devono seguire un principio diverso, dal momento che si va ad intaccare il diritto allo studio, lo stesso per tutti i giovani. Non è pensabile che in una scuola, in futuro, una famiglia debba portarsi la carta igienica e in un'altra siano disponibili lavagne multimediali e quanto altro: il diritto allo scottex, alla lavagna multimediale e ad un bravo docente deve essere garantito a tutti, almeno nella scuola pubblica. Le tecniche Invalsi tengono conto dei diversi contesti sociali da cui provengono gli studenti? Altrimenti chi studia in una scuola ghetto non avrà mai diritto alle risorse, chi vive in un contesto agiato avrà sempre servizi migliori, indipendentemente dall'impegno dei docenti.

  3. Valentina Soffritti Rispondi

    "I test in questione sono costruiti in modo da limitare e da controllare gli effetti dei condizionamenti sociali e culturali extra-scolastici che possono influire sugli apprendimenti" Non sono d'accordo. Lavoro in un centro di formazione professionale (le scuole di tre anni dove si "insegna un mestiere"). Lo studente medio che abbiamo non solo non ha voglia di studiare, ma non regge l'aula o ha lacune o difficoltà di appprendimento tali che ci si deve fermare per mesi anche sulle cose più semplici, e spesso alle spalle ha situazioni di disagio extrascolastico. Questi fattori influenzano notevolmente la didattica e i risultati che si ottengono. Non ha senso confrontare i risultati di un liceo con quelli dei miei ragazzi, e ancora meno senso ha pensare che il mio collega di matematica sia meno valido di un insegnante del liceo che ottiene i migliori risultati. Vi assicuro che anche il miglior insegnante non può fare il miracolo....e anche quelli che vengono considerati obiettivi minimi non sono così scontati per molti studenti. Per avere un'idea di quella che è la scuola, vi consiglio la lettura del libro di Silvia dal Prà "Quelli che però è lo stesso"

  4. Mauro Rispondi

    Mi permetto di intervenire nella discussione per evidenziare due punti che secondo me sono fondamentali:
    1. Ci troviamo in una fase in cui le politiche governative tagliano progressivamente e indiscriminatamente i fondi destinati all'istruzione e alla ricerca per cui è conseguenza logica che i test proposti in questo periodo abbiano trovato un'opposizione pregiudiziale (siamo sicuri che i committenti politici non cerchino di usare questi risultati per giustificare i tagli suddetti?)
    2. Penso sia necessario arrivare ad un sistema di valutazione delle scuole e degli insegnanti che serva a posizionarsi rispetto ad alcuni parametri ma penso anche che ciò vada fatto con estrema "delicatezza" e preparando tutte le componenti interessate (non mi sembra che in questo caso Invalsi l'abbia fatto)

  5. ortophon Rispondi

    Sulla base di quali studi si può affermare che i test somministrati - in Italia - sono ottimi strumenti per consentire (?) che davvero la scuola assolva ai suoi compiti istituzionali? Non intendo discutere "... teorie e di procedure tecniche che governano la costruzione dei test di competenza cognitiva e la loro validazione, così come il calcolo dei punteggi espressivi dei livelli di abilità posseduti dagli scolari e studenti oggetto di rilevazione." Viceversa intendo far rilevare l'ambiguità dell'assunto "punteggio sta ad abilità" perché si può addestrare un cane in modo da sviluppare in lui delle abilità specifiche, per esempio compiere salti mortali o portare a spasso il padrone, ma il cane sempre cane resta. Credo che i test PISA Invalsi sono poco significativi in una scuola che è da ricostruire partendo dalle fondamenta, penso sopratutto alla scuola secondaria di primo grado.

  6. aldo maurina Rispondi

    Concordo completamente con quanto scritto. In tempi passati ho personalmente sperimentato "senza rancore", sapendo che "così fan tutti", scelte del tutto arbitrarie da parte di commissioni esaminatrici: ad esempio, quando dovevano venir considerate le pubblicazioni (ero il primo) sono stato ignorato senza alcuna giustificazione. La docimologia (scienza risalente al 1925 in Francia) non è mai stata una conoscenza diffusa fra insegnanti. Nell'Italia di oggi (clientelare e non meritocratica) molti vorrebbero non cambiare nulla. Già nel 1968 si chiedevano valutazioni oggettive di studenti ed insegnanti. Ma la reazione dei "conservatori ", interessati concretamente, ha bloccato ogni riforma in questo come in altri settori. Fa comodo poi diffondere liberamente pregiudizi a favore delle scuole private (è questione di soldi) : in realtà sono queste scuole che abbassano la media dei risultati di quelle pubbliche in generale. Il contrario di quanto si va pubblicizzando.Come si vede occorre anche distinguere fra chi parla in buona fede e chi per interesse spicciolo.