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  1. Franz Rispondi

    Il presidente dell’Inps Mastropasqua, evidenzia chiaramente l’allarme che i giovani non hanno una piena comprensione dell’importanza di programmare il proprio futuro. Tralasciando i commenti sulla disparità di reddito tra Mastropasqua e dei giovani che non arrivano a fine mese, la mia domanda è : dove trovare le risorse per la pensione integrativa. Il giovane tedesco percepisce un reddito medio maggiore di quello italiano e tralasciando le zone metropolitane, il prezzo degli affitti (circa 250 €/mese) o delle case è ridicolo se paragonato a quello di casa nostra. Ciò determina che un 20-25% del reddito del giovane tedesco sia destinato alla voce di bilancio “abitazione”, mentre nel giovane "bamboccione" italiano la stessa voce supera il 45% del proprio reddito. Superflua ogni spiegazione sulle ragioni della mancanza di risorse per rilanciare i consumi italiani o per la pensione integrativa.

  2. rosario nicoletti Rispondi

    Quando leggo uno dei tanti articoli sul declino del Paese - nessun dubbio che la condizione dei giovani è tra le causa ed una delle conseguenze - non capisco perchè non viene considerato un fatto: il mercato duale del lavoro non dipende (anche) dai vincoli posti dall'art 18 dello Statuto dei Lavoratori? Ed ancora: perchè non viene chiamata in causa la scuola, che non svolge più alcun ruolo nell'orientamento e nella selezione? Si tratta forse di argomenti "sgradevoli", poco adatti al "politicamente corretto"?

  3. Gianluca Ricozzi Rispondi

    Il fatto che a Roma ci siano piu avvocati che in tutta la Francia è una balla colossale che va in giro da diversi anni, addirittura con la variante che a Milano ci siano piu avvocati che in Francia. In realta a Parigi, come dimostra l'ultimo censimento, si registra un numero di avvocati sostanzialmente comparabile a quello di Roma, ma d'altra parte, poteva mai essere possibile che in tutta la Francia ci fossero meno di 20.000 avvocati? Le analisi e le valutazioni si fanno sulle grandi linee di tendenza, non sui singoli casi.

  4. E Rispondi

    Il problema dei giovani italiani innanzitutto è di essere figli dell'Italia. Non che l'ambito eldorado estero sia tutt'oro! Anzi, credo che di porte in faccia se ne possano prendere parecchie in giro per il mondo. Infatti, c'è da fare il conto con la preparazione che abbiamo... che oggi mediamente dire che è mediocre è un complimento. La soluzione non è quella di emigrare, si certo nella logica di chi ci ha preceduti è quella... ma noi non dobbiamo cambiarlo 'sto Paese?

  5. Carlo Rispondi

    Ho 38 anni, da qualche mese sono un "insider" del mercato del lavoro (tempo indeterminto in una pubblica amministrazione. Dottorato di ricerca, alcuni anni di precariato all'università, poi altri anni come co.pro in un istituto di ricerca in cui uno dei soci di maggioranza era la CIGL... ora che ho un contratto come si deve, mi rendo conto di come i dipendenti pubblici siano privilegiati... Negli anni mi sono convinto delle seguenti cose: 1. il dualismo nel nostro mercato del lavoro non è solo una questione di efficienza economica, ma di equità sociale 2. per questa diseguaglianza i sindacati non solo non sono attrezzati per interpretarla, ma ne percepiscono nettamente la convenienza politica a non affrontarla 3. occorre diffondere al più presto (è già tardi...) un serio modello di flexicurity (si veda ad esempio la seria e praticabile proposta di Pietro Ichino) 4. per far questo occorrerebbe una nuova classe politica che tenti di convincere, invece di contrapporre 5. è necessaria una politica industriale: con o senza flessibilità, mancano posti di lavoro 6. a tutt'oggi è un vero e proprio "mistero" il perché ancora non è scoppiata una "rivoluzione giovanile" in Italia.

  6. Antonello Pio Rispondi

    Scusate un'attimo avrei qualche dubbio:
    1° ma se continuano a propinarci che l'Italia è un paese duale, per quale motivo l'Istat e indiscussi centri statistici continuano a stilare classifiche nazionali?! Così facendo la media è quella di Trilussa!
    2°: si sente sovente argomentare che in Italia abbiamo meno laureati rispetto alla media UE ma che nella sola capitale Roma ci sono più avvocati che in tutta Francia. Ma questa, non è una contraddizione di fondo? O sono tutti prossimi alla pensione oppure sono tutti pseudo avvocati!!
    3°: i giovani (come me) dovrebbero fare un pò di mea culpa. Ci sono settori dell'economia che cercano urgentemente forze fresche: ad es i panifici! Il problema è che i genitori ci proteggono troppo alias la fatica ci spaventa!
    4° Caso concreto: sono laureato e faccio la pratica da Commercialista, sono tanti gli amici che seguono il mio percorso o uno affine; tanto più fra qualche settimane mi sposo: o vivo in una dimensione avulsa dalle indagini statistiche oppure sto sognando; se così fosse, NON SVEGLIATEMI!

  7. Francesca Rispondi

    Io ho 34 anni, ho una laurea, abito in Emilia e guadagno 1250 euro al mese in un posto instabilmente fisso. Dico instabilmente perché l'azienda potrebbe licenziare da un momento all'altro perché non se la passa bene. Faccio un lavoro da impiegata per cui la mia laurea è una qualifica di troppo, non ho prospettive di carriera e nemmeno di miglioramento del reddito. Vorrei lasciare l'Italia perché qui non vedo prospettive e stimoli. Chi è figlio di un ceto medio-basso come ero io può solo rassegnarsi in questo paese, rischierà di stare pure peggio dei propri genitori che già non navigavano nell'oro. Non vedo nessuna possibilità di miglioramento sociale. Poi Tremonti dice "tranquilli, siamo ricchi"! Solo le elite stanno bene e le strade migliori sono appannaggio di persone con tradizioni famigliari borghesi.

  8. Brubo Rispondi

    Ma la prospettiva dell'Italia è esportare giovani laureati (i cervelli migliori) ed importare masse di braccia di diseredati dall'Africa (con tutto il rispetto per gli africani)? E' questo il modo di rendere più efficiente l'economia nostrana? Sono questi i frutti della globalizzazione? Del libero scambio? Della flessibilità selvaggia che si trasforma solo in Italia in precarietà da schiavisti dell'ottocento? Non trovo parole adeguate per esprimere lo sconforto per i giovani. Fallimento globale, sperpero generalizzato, carachiri di una generazione a favore di un numero sempre più ristretto di super ricchi con il turbo capitalismo.

  9. Simona Rispondi

    Dietro ai dati come sempre ci sono le tante storie di chi questa condizione la vive. Ho 27 anni, un marito, una laurea con 110 e lode e dignità di stampa e un contratto a progetto. Hanno ragione i datori che dicono: "quando assumi una persona e questa non lavora non riesci più a licenziarla!". Ma la loro protezione contro questi dipendenti si sta abbattendo quasi solo su di noi che di voglia di lavorare ne abbiamo, e tanta. Perché siamo noi che vorremmo comprare casa, comprare i mobili e gli arredi, spendere per viaggiare, per mangiare al ristorante, e poi spendere per comprare culle o lettini, pannolini, biberon ecc... Insomma è questa l'età in cui uno ha mille e più progetti di spesa perché vuole cominciare a vivere! Ma non lo facciamo, stretti come siamo nel limbo di questi "contratti"... E come fa la nostra bella società (e soprattutto le imprese che quei beni li vendono) ad andare avanti se proprio noi chiudiamo il rubinetto delle spese?

  10. Alberto Frison Rispondi

    Io ho 28 anni, di cui 4 passati all'estero per motivi di lavoro e di studio. Adesso ho ricevuto una bellissima offerta di lavoro nella mia provincia e torno finalmente a casa, lasciando la Francia. Ti faccio i miei migliori auguri di riuscita professionale.

  11. Marco Trento Rispondi

    Analisi in linea con la realtà percepita dai ragazzi. Le prospettive di guadagno e di carriera per i giovani di oggi sono peggiori rispetto a quelle dei loro padri. Siamo più "ricchi" forse, ma in proporzione guadagniamo di meno rispetto alle aspettative di acquisto di beni durevoli. Impossibile acquistare una casa senza l'aiuto dei genitori, nemmeno con un mutuo di 30 anni. Per molti diventa difficile perfino comprare un'auto. Il reddito è basso e instabile. Di fronte a questa incertezza, diventa impossibile pianificare il futuro e farsi una famiglia indipendente. Quando i genitori avranno finito i loro risparmi per mantenere i figli, non ci resterà più nulla, se non emigrare. Perché non cresciamo?

  12. Patrizio Biffoni Rispondi

    All'inizio dell'università vedevo l'estero come l'opportunità di fare carriera e di avere stipendi impensabili in Italia. Ora lo vedo sempre più come la possibilità per cercarsi semplicemente un lavoro decente. Per ora finisco questa mia prima esperienza di stage in banca. Dopo, se la prospettiva sono altri stages (non finalizzati all'assunzione), tento la carta dell'estero. A tornare a casa c'è sempre tempo, almeno per chi si è laureato in corso. A 24 anni è il tempo di giocarsela, non di stare ad aspettare "il posto fisso".