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LA PRIMAVERA ARABA E LE PROMESSE D’AIUTO DEL G8

Dal vertice del G8 di Deauville uscirà probabilmente un piano di sostegno alla primavera araba. Ma le promesse saranno mantenute? Probabilmente non per intero, a giudicare da quanto successo con gli impegni presi dal G8 sugli aiuti allo sviluppo per l’Africa. Tuttavia, le risorse destinate alla regione aumenteranno comunque, grazie soprattutto a Regno Unito e Stati Uniti. L’Italia vi contribuirà molto poco sia in fase di stanziamento che di erogazione effettiva, rendendo così “invisibile” la sua presenza in Nord Africa.

 

I leader del G8 si riuniscono in questi giorni a Deauville, in Francia, e al centro dell’agenda sembra esserci un piano a sostegno della “primavera araba”. L’Africa, tradizionalmente al primo posto negli impegni di aiuto del G8, sembra invece perdere interesse.  

TANTE PROMESSE, POCHI FATTI

Nei giorni scorsi, il clima in preparazione del vertice è stato contraddistinto da una serie di promesse. Quella statunitense di cancellazione del debito al solo Egitto per un miliardo di dollari, quella della Banca mondiale con l’investimento di 2,2 miliardi all’anno per il prossimo biennio e quella saudita con un pacchetto di 4 miliardi di dollari in aiuti. Si tratta di promesse di finanziamento enormi se si considera che nel 2009 l’Egitto ha ricevuto “solo” 925 milioni di dollari d’aiuto.
Ma troppo spesso i vertici G8 si sono chiusi con dichiarazioni, talvolta persino precise e dettagliate in termini di scadenze e quantità, a cui però poi non si è dato seguito effettivo. Per questo, dal G8 italiano del 2008, i “grandi” si sono impegnati a produrre un rapporto annuale sullo stato d’avanzamento di tutte le promesse di sviluppo fatte. 
Il rapporto 2011 assume dunque una particolare rilevanza poiché fa il punto su alcuni obiettivi promessi dal G8 per il 2010, compresi i più famosi, come il raddoppio del totale degli aiuti e degli stanziamenti all’Africa sub-sahariana. (1)
Sapere se le promesse sono state rispettate o meno fornisce una misura per comprendere se le dichiarazioni del G8 di Deauville per la “primavera araba” saranno seguite da stanziamenti e fatti. Il “test di credibilità” sulle promesse di cooperazione allo sviluppo è già stato fallito dall’Unione Europea: nel 2005 aveva promesso 68 miliardi di aiuti globali per il 2010, un impegno mantenuto solo al 79 per cento. (2) Tra i suoi 27 membri, sono Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Regno Unito ad aver permesso di raggiungere almeno questo risultato, mentre Italia e Germania hanno frustrato le ambizioni europee di presentarsi come un attore mondiale coeso credibile.

L’AFFIDABILITÀ DEL G8

Il G8 2005 aveva promesso che per il 2010 l’aiuto complessivo sarebbe cresciuto di 50 miliardi di dollari rispetto al 2004. In effetti, in termini nominali, l’aiuto è cresciuto di 49 miliardi, 35 miliardi in termini reali. Ma il merito dell’aumento va ai paesi Ocse che non fanno parte del G8. E all’interno del “club dei sette grandi” hanno dimostrato un maggior grado di affidabilità Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, che insieme hanno realizzato l’85 per cento dell’incremento. L’Italia ha contribuito solo al 2 per cento all’aumento, meno di un quarto di quanto stanziato dal Canada, che la precede.
Per quanto riguarda le promesse di aiuto all’Africa, il G8 del 2005 si era impegnato a sostenere l’incremento generale che avrebbe aumentato l’assistenza alla regione di 25 miliardi, toccando circa 35 miliardi di dollari nel 2010. Dopo cinque anni, l’aiuto complessivo è aumentato, ma non è stato destinato per la maggior parte al continente africano. I G8 hanno aumentato gli stanziamenti alla regione per 7,5 miliardi di dollari, con Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Canada quali maggiori investitori. Di nuovo l’Italia, con solo 117 milioni, registra l’aumento minore e con una quota che è un quarto dell’incremento canadese, il più basso dopo quello del nostro paese.
Nel 2008, i paesi del G8 si erano poi impegnati a stanziare complessivamente 60 miliardi di dollari a sostegno della salute globale nel triennio 2008-2010: in due anni è stata sborsata meno della metà dei contributi. Addirittura, l’Italia ha dimezzato l’investimento sulla salute nello stesso anno in cui ha sottoscritto l’impegno. Solo gli Stati Uniti hanno preso sul serio la promessa, con un incremento del 44 per cento.
Allora, cosa accadrà alle promesse di sostegno alla “primavera araba”? Sulla base di quanto successo con gli impregni presi dal G8 sull’Africa, possiamo prevedere che la dichiarazione di Deauville per i paesi arabi porterà comunque a un incremento degli aiuti alla regione, trascinati soprattutto da Regno Unito e Stati Uniti. Quanto all’Italia, il suo comportamento in fatto di aiuti promessi in ambito G8 non è differente da quello tenuto con gli aiuti promessi in ambito europeo ed è caratterizzato da una scarsa ottemperanza.
Tuttavia, quello che colpisce nelle analisi delle promesse italiane non è solo il fatto che il nostro paese non rispetta gli impegni, ma è anche lo scarsità dell’investimento. Ad esempio, nell’iniziativa G8 a sostegno delle salute materna le risorse destinate dall’Italia sono pari a quelle russe, mentre per l’iniziativa sulla sicurezza alimentare sono vicine per quantità a quelle australiane. Anche per questo, molti mettono in dubbio la legittima permanenza dell’Italia nel “club dei grandi”. Probabilmente, anche sul sostegno alla primavera araba l’investimento italiano sarà su livelli minimi rispetto ai partner. Già nel 2009, l’Italia ha destinato al Nord Africa aiuti per 19 milioni di euro, meno di quanto fatto dalla Grecia. Tuttavia, a causa del disinvestimento di molti donatori nella regione, l’Italia era ancora il quinto paese donatore più visibile in Libia, il sesto paese in Libano e l’ottavo in Siria, nonostante le poche risorse. Ora, con l’incremento degli stanziamenti determinato dalla “primavera araba”, l’investimento italiano della regione diverrà praticamente irriconoscibile. 

(1) G8, “Deauville accountability Report”, maggio 2011. Il sistema di presentazione dei dati nel documento non consente una facile comparazione ed è privo di un meccanismo di verifica indipendente permettendo spesso ai paesi di presentare le loro iniziative in maniera poco accurata, gonfiando le cifre.
(2) EC, “EU Accountability Report 2011”, aprile 2011.

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  1. bob

    Verrebbe da dire che meno male c’è ancora mamma America, mentre l’Europa dimostra nuovamente la sua crisi. L’Italia continua ad applicare il principio che l’importante è partecipare, ma non necessariamente contare, la sindrome della sedia o dello strapuntino da occupare ci condanna all’impotenza.

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