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  1. Giannicola Rocca Rispondi
    Complimenti, bellissimo articolo
  2. Nello De Rosa Rispondi

    Ripartire la quota riguardante il bacino d'utenza in base alle preferenze espresse in sede di stipula del contratto (Sky o MP) è fuorviante, perchè tiene conto solo del valore connesso al pagamento del canone. In realtà lo share è fondamentale in ottica pubblicitaria e le imprese pagano in base al costo-contatto presunto. Il fenomeno della visione "comunitaria" che alcune ricerche mostrano più consolidata nel meridione, rappresenterebbe un elemento distorsivo rispetto al reale valore di una singola formazione. Un unico tifoso solitario che segue il Milan non può valere quanto una comitiva di 10 spettatori che segue il Palermo o il Napoli. Le ricerche demoscopiche hanno una loro utilità e bisogna continuare in questo senso. Il sovracampionamento e lo share rappresentano mezzucci che le "piccole" cercano di adottare per perequare ulteriormente un sistema che presenta il grande pregio di distribuire più soldi alla maggior parte delle formazioni di A. La corda non può essere tirata troppo...

    • La redazione Rispondi

      Grazie per l'apprezzamento e gli spunti di riflessione. In particolare l'idea di lasciare che siano gli abbonati alla pay-tv aggiudicataria dei diritti a decidere l'allocazione di parte del ricavato è interessante. Il problema è che essa pone il controllo di una parte rilevante della risorsa chiave del sistema al di fuori dell'organo di vertice del calcio professionistico, introducendo un meccanismo che se da un lato ha indubbie caratteristiche di obiettività, dall'altro potrebbe accentuare ulteriormente le spinte centrifughe che la obbligata ricerca di un consenso oggi tenta di smorzare. La coperta, insomma, resta corta ...

  3. SAVINO Rispondi

    Nel calcio ormai tutto è finanza e niente è sport. Il pallone è solo un simbolo attorno al quale girano interessi economici, politici e "d'immagine". Le società di calcio hanno da tempo smesso di fare competizione sportiva e i loro gagliardetti sono solo marchi commerciali. Io continuo a pensare che si debba giocare in serie A o in serie B solo per meriti o demeriti sportivi e non per bacino d'utenza. Su questo, negli anni precedenti, grazie alla compiacenza di magistrati amministrativi, sono stati creati pericolosi precedenti. Le società pensino a ridurre gli ingaggi, a ridurre le figure professionali che marciano intorno a questo sport (a cosa servono fior di manager quando l'obiettivo è vincere giocando a pallone?), ad investire su giovani che possono diventare campioni in futuro e pensino a migliorare la qualità del gioco, perchè vediamo tante partite, ma sempre più scadenti. Il giocattolo è già compromesso e, di questo passo, fra un pò sarà in mille pezzi, con la conseguente disaffezione della gente.

  4. Tito Plauti Rispondi
    Articolo chiaro e interessante, bravissimi!
  5. Antonio Perricone Rispondi

    Posto che il sistema di perequazione proposto sia appropriato (e secondo me lo è), non capisco perchè debba essere così complicato calcolare il bacino di utenza. La mia idea è la seguente: i diritti oggi sono detenuti da Sky ed è presumibile che resteranno in mano a pay-TV anche in futuro (visto il valore intrinseco); nella fattura Sky, al momento dell'acquisto del singolo evento o del pacchetto calcio il cliente indica la squadra prescelta per il contributo vada (sul modello dell'8 per mille) lo stesso sistema funzionerebbe anche col digitale terrestre in pay-per-view A me sembra semplicissimo.