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Lombardia più ricca d’Europa? Una leggenda

È quasi un luogo comune dire che la Lombardia è l’area più ricca d’Europa. E se si guarda al Pil complessivo effettivamente la Regione si colloca al sesto posto nell’Unione. Ma per comprendere la reale ricchezza di un territorio è più corretto il riferimento al Pil pro-capite e qui la situazione cambia perché la Lombardia si ritrova al ventinovesimo posto. I dati peggiorano ancora se si considera l’andamento negli ultimi dieci anni. E lo stesso ragionamento si può fare, a livello di ripartizioni, per il Centro-Nord nel suo insieme.

Capita di frequente, nelle trasmissioni radiotelevisive, di sentire magnificare le sorti della Lombardia, “regione più ricca d’’Europa”. (1) L’’affermazione, data per buona da conduttori e altri ospiti in studio, è spesso utilizzata in antitesi all’’andamento dell’’economia italiana nel suo complesso, come a suggerire che alcune regioni –- e i loro governanti – riescono a ottenere performance elevate e addirittura superiori a quelle delle più avanzate regioni europee.

PIL COMPLESSIVO E PRO-CAPITE

C’’è un discrimine fondamentale, che concorre a cambiare completamente il quadro finale. Se consideriamo il Pil prodotto in termini assoluti, la Lombardia figura tra le prime regioni europee (ma non la prima: nel 2008 era al sesto posto).

Figura 1: Regioni europe:  –Pil a prezzi correnti in– Milioni di euro Pps – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat.

Tuttavia, questa misura è perlomeno incompleta, perché non tiene conto della diversa dimensione demografica delle regioni considerate. Una misura più adatta a comprendere la reale dimensione della ricchezza di un territorio è il Pil pro-capite, che soppesando il Pil per il numero di abitanti aiuta a capire quanto reddito abbiano a disposizione gli abitanti della regione considerata.
Utilizzando il Pil pro-capite, la situazione della Lombardia cambia drasticamente: dal sesto al ventinovesimo posto. (2) Il Pil pro-capite lombardo al 2008, infatti, è superiore a quello della media Unione Europea (134 per cento), ma ben inferiore ai valori delle più sviluppate regioni europee (tabella 1).

Tabella 1: Prime 20 regioni europee per Pil pro-capite in % della media Ue – Pps – Anno 2008

Posizione Regione % su media UE
1 Inner London 343
2 Luxembourg 279
3 Région de Bruxelles-Capitale 216
4 Groningen 198
5 Hamburg 188
6 Praha 172
7 Île de France 168
8 Bratislavský kraj 167
9 Stockholm 167
10 Wien 163
11 Oberbayern 162
12 Bremen 158
13 Utrecht 157
14 North Eastern Scotland 157
15 Darmstadt 156
16 Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire 154
17 Hovedstaden 152
18 Noord-Holland 152
19 Southern and Eastern 148
20 Åland 145
29 Lombardia 134
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Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

L’ANDAMENTO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI

Il dato appare ancora più negativo se si osserva l’’andamento degli ultimi dieci anni. Nel 1997 il Pil pro-capite della Lombardia era pari al 161 per cento della media Unione Europea, collocando la regione all’’undicesimo posto in Europa. Il calo del Pil pro-capite in percentuale della media Ue non deriva tanto da un’’uniforme diffusione del benessere in grado di colmare i divari economici all’’interno del territorio europeo, quanto da un rallentamento dell’’economia lombarda in relazione alle altre regioni.
Questa affermazione è confermata non solo dalla riduzione del Pil pro-capite in percentuale della media europea, con conseguente scivolamento in classifica, ma anche dall’’andamento delle altre regioni che nel 1997 avevano livelli di reddito simili a quelli lombardi.
Abbiamo considerato, in figura 2, le regioni che, come la Lombardia, nel 1997 avevano un Pil pro-capite compreso tra il 170 e il 150 per cento della media europea, quindi tutte regioni altamente sviluppate. Hanno seguito tutte lo stesso percorso di sviluppo? Evidentemente no. Delle sette regioni considerate, a distanza di un decennio solo una fa registrare un livello di Pil pro-capite inferiore a quello lombardo: l’’Emilia-Romagna. Le altre mantengono la propria posizione (Brema, Utrecht), la migliorano (Groningen) o registrano uno scivolamento inferiore a quello lombardo (Stuttgart, Bolzano).

Figura 2: Regioni UE selezionate – PIL pro-capite in % della media UE – PPS – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

CENTRO-NORD IN AFFANNO

Un ragionamento simile vale a livello di ripartizioni. L’’affermazione che il Centro-Nord è la regione più ricca d’’Europa, o una delle più ricche, non è del tutto vera. (3) Certo, se si aggregano i dati delle tre ripartizioni italiane più ricche e si confronta questo dato con quello nazionale tedesco, francese o britannico, il risultato italiano appare il migliore. Tuttavia, è poco corretto confrontare i dati relativi alle ripartizioni con i dati nazionali.
Più corretto sarebbe confrontare i dati riferiti alle medesime unità territoriali statistiche (Nuts), così come definite da Eurostat. È possibile, quindi, confrontare tra loro tutti i territori dell’’Unione Europea corrispondenti alle nostre ripartizioni (livello Nuts 1).
Osservando questi dati, ne emerge un andamento del tutto simile a quello della Lombardia. A livello assoluto, infatti, il Pil delle ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est è tra i più elevati in Europa (rispettivamente terzo e settimo posto nel 2008). A livello pro-capite, però, la posizione delle due ripartizioni è molto peggiore, collocandole rispettivamente al ventesimo e ventunesimo posto.
Anche in questo caso, significativo è il trend degli ultimi dieci anni. Nel 1997 le ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est occupavano il settimo e ottavo posto in Europa, con un Pil pro-capite pari al 148 e al 146 per cento della media europea, mentre oggi sono scese al 126 e 124 per cento (figura 3). Nessuna tra le ripartizioni europee che nel 1997 si trovavano in una posizione simile a quella del Nord Italia ha seguito lo stesso andamento negativo.

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Figura 3: Ripartizioni europee (Nuts 2) – Pil pro-capite in % della media Ue – Pps – Anni 1997-2008

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat

(1) Da ultimo, il senatore Cantoni a L’’Infedele del 25 aprile scorso.
(2) Pil pro-capite misurato in parità di potere d’acquisto.
(3)Ministro Tremonti in varie occasioni, tra cui Annozero dell’’11 marzo scorso e discorso all’’università di Brescia.

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20 commenti

  1. David

    Nella prima tabella, per omogeneità con le altre aree non sarebbe più sensato indicare il Pil pro capite di Milano (area metropolitana) invece di quello della Lombardia? Se si prende tutta la Lombardia si includono zone rurali dove inevitabilmente la produttività è inferiore. La mia impressione è che se si prendesse solo l’area metropolitana, Milano scalerebbe moltissime posizioni.

    • signor precisini

      Stavo giusto guarando la stessa cosa. La Lombardia, dai dati che vedo, è 32.3k, mentre milano è a 36k€. Vuol dire almeno in 15% in più, cosa che cambierebbe non poco i dati.

  2. Francesco Mendini

    Interessante l’articolo, che trovo difficile non condividere. Ultimamente ho letto il rapporto della commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi e scommetto che se, per ipotesi, si facesse un calcolo del benessere della regione secondo le raccomandazioni lì indicate la Lombardia rischerebbe di scendere ancora nella classifica.

  3. silvio pancheri

    La leggenda regge eccome. (1) se il Pil della Lombardia cresce e il Pil pro capite cala signifca solo che la popolazione residente è cresciuta più in fretta del Pil (ed così negli ultimi dieci anni). Mentre se il Pil cresce e la popolazione resta stabile, allora il Pil pro capite cresce. (2) se la povertà (quella statistica) cresce mentre cresce il Pil e cresce anche il Pil pro capite allora significa che dello sviluppo qualcuno straguadagna e la prova si ha solo in una lettura del Pil procapite perfasce di reddito (quartili). Insomma il pil pro capite racconta di una crisi che per molti è ottima fonte di profitto. Prima morale: la Lombadia cresce ed è sempre più ricca se cresce il Pil; se nel contempo cala il Pil pro capite e crescono i residenti vuol dire che la popolazione aggiuntiva si è aggiunta nelle fasce di reddito basso. La Lombardia duque mostra un modello di sviluppo che alla crescita economica lega inscindibilmente l’aumento della povertà. Straricchi e strapoveri. IL Centronord invece proprio non esiste. Il Nord produce Pil di mercato (servizi e industria) il centro produce servizi pubblici. Gli stipendi pubblici non aumentano per via del mercato.

  4. bob

    "Il Nord produce Pil di mercato (servizi e industria) il centro produce servizi pubblici." Ma cosa vuol dire? Ci sono 2 punti fondamentali per leggere tabelle e statistiche: una grande cultura e apertura mentale e una grande onestà intellettuale. Se i dati vengono letti con queste 2 qualità hanno un senso, altrimenti è "biada per il popolo"!! In questo Paese da circa 20 anni un clan di stallieri (aiutati da intellettuali asini e disonesti) ha pensato bene che distribuire "biada per il popolo" rende molto e costa poco! Chi come me, che ho 56 anni e gestisce da 40 una azienda privata e conosce abbastanza l’Italia, sentire simile commenti viene da pensare se sta sognando o se è un tragica realtà. Da 20 anni in questo Paese non si parla più di distretti industriali eppure ci sono. Se si andasse a vedere come è articolato il sistema economico di questo Paese, come faccio io tutti i giorni da 40 anni, si scoprirebbero tante realtà vere, che ben poco c’entrano con questi numeri. Ma è un lavoro duro e che rende poco, rende molto di più far credere che la Campania non produce nulla. "Biada per il popolo", "luoghi comuni" e statistiche alla Totò rendono di più!

  5. marco

    Articolo interessante, ma vorrei aggiungere qualche considerazione: quanto influenza il circa un milione di extracomunitari, presumibilmente a basso reddito, arrivati in Lombardia? Stessa situazione anche nelle altre regioni considerate? Quanto pesa il prelievo fiscale trasferito al Centro-Sud (mi sembra 40 miliardi l’anno), che con tutta evidenza diminuisce gli investimenti in loco come ad esempio carenza di infrastrutture, che pesano sul Pil? Insomma, mi pare che si debbano valutare molti fattori.

  6. Filippo

    Stiamo confrontando unità amministrative e/o statistiche, non regioni! Ma qualcuno conosce la geografia europea? Sa come sono suddivisi gli altri stati? Prendiamo solo il primo diagramma: sulle 10 prime posizioni, 9 sono città e non regioni (l’unica "regione" è il Lussemburgo, piccolo e pieno di banche). Anche andando all’ultimo, troviamo confronti con Brema che è una città-stato (città libera) tedesca, non un land. Il confronto corretto sarebbe dunque es. Lombardia-Baviera, altrimenti es. Milano-Amburgo: purtroppo in Italia non abbiamo né la struttura amministrativa né i rapporti statistici che ci permettano un tale confronto. Sono sicuro, se questo è l’importante, che Milano e la Lombardia non sono la zona più ricca d’Europa: sono altrettanto sicuro, però, che un confronto appropriato non le farebbe sfigurare.

  7. Vaudt Varken

    Nice commentary about a commonplace I also heard a couple of times. I don’t pretend to fully understand the italian here but the obvious thing that would make every dutch person smile at this is that Groningen ends up high in the list. Why? Well, that’s where they take the natural gas out of the ground. Natural gas is what makes Holland rich. It’s why we are no Belgium. It’s a national resource, and it’s attributed to one region only. In reality Groningen is not rich at all. There’s hardly any industry. Depopulation of the agricultural region is in full swing, and unemployment is high. It’s a favourite spot for politicians to build asylum seeker centers. For inner London something should be added about the financial sector, which is hardly an asset these days, except maybe in the cooked up accounting that influenced the numbers. And then about Lombardia. Forget about being the richest. The germans win hands down. You know it. Now also accept it.

  8. francesco

    Non so se se sia la regione più ricca d’Europa o no. Stando alle cifre parrebbe di no. Certo, dato che la ricchezza, al di là del Pil, consiste anche in estetica, larga parte della Lombardia è certamente uno dei posti più brutti d’Europa e forse del mondo. Mi riferisco all’intera pedemontana attraversata dall’A4, a tutto il Nord Milano, a quella gigantesca macroregione urbanizzata e sepolta dai centri commerciali, un luogo disgustoso, sicuramente attrattivo di masse di lavoratori dequalificati della logistica e di inquinamento da traffico pesante.

  9. alessandro viviani

    Anche se le conclusioni sono probabilmente corrette e sicuramente condivisibili, la scelta dei comparables mi sembra alquanto debole: città (inner london, brema,…) aree "formalmente" ricche a causa delle attività estrattive ma in realtà in condizioni radicalmente diverse e peggiori(groningen, north-east scotland!). Purtroppo temo che una analisi di questo tipo possa rafforzare il "common wisdom" che considera i valori statistici sulle grandezze economiche (PIL, in questo caso) non rappresentativi. Credo che le stesse conclusioni avrebbero potuto essere sostenute con una analisi che non si prestasse a critiche di tipo metodologico; anche se forse avrebbe avuto bisogno di più spazio.

  10. Alfredo

    La Lombardia con una mano certamente ti dà, senz’altro stress e traffico da esaurimento. Ma con altre due ti toglie: la salute innanzitutto; occasioni lavorative gratificanti e ben remunerate; qualità della vita. E poi, cosa me ne frega dei centri commerciali se poi mi devo fare kilometri di traffico e spesso pure di code?

  11. Max Claps

    vorrei fare notare, a chi dice che usando i dati dall’area metropolitana di Milano il quadro sarebbe molto diverso, che non è proprio così ad esempio, se utilizziamo il PIL per provincia (come approssimazione dell’area metropolitana), Milano registra nel 2008, 39.911 euro, che sono sicuramente più alti del medione lombardo (33.900 euro) utilizzato per la comparazione secondo la tassonomia NUTS, ma porterebbero al 12 posto con una percentuale pari a 159% rispetto alla media EU-27 e comunque più indietro rispetto a Londra, Parigi, Praga, Bruxelles, Amburgo, Bratislava…

  12. Marco Fortis

    Mi permetto di fare alcune obiezioni. 1) La comparabilità delle NUTS è tutt’altro che perfetta. 2) E’ chiaro che le "regioni" metropolitane (Inner London, Bruxelles capitale, ecc.) hanno un PIL pro capite molto elevato. Gran parte di quel PIL è prodotto da persone che non appartengono a quella "regione", sono pendolari e la sera tornano a casa in un’altra "regione" vicina. Quindi il PIL pro capite delle "regioni" metropolitane non può essere comparato con quello della Lombardia che non è "appiattita" solo su Milano (infatti, Brescia, Bergamo, Varese, ecc. sono ricche in quanto tali). 3) Andando al sodo, è chiaro dall’ultimo comunicato Eurostat del febbraio scorso che, anche se negli ultimi anni il Nord-Centro Italia è cresciuto meno di altre aree europee, esso nel 2008 presenta un PIL pro capite in PPS più alto non solo della Germania, UK e Francia ma uguale a quello della Svezia. Però il Nord Centro Italia ha circa 40 milioni di abitanti, la Svezia solo 10. 4) Anche altri indici (minore povertà e disoccupazione, anche giovanile, ricchezza delle famiglie, ecc.) vedono il Nord Italia (e spesso anche il Centro) ai vertici UE con Olanda e Svezia nelle classifiche del benessere.

  13. Enrico Motta

    Sono d’accordo che bisogna confrontare il PIL pro capite, e non quello totale di aree diverse. Ma come è possibile confrontare la Inner London o Praga con una regione estesa e diversificata da un punto di vista economico come la Lombardia? Mi sembra un errore marchiano. E ancora più deludente è la giustificazione di Fontolan, che ha preso i dati da Eurostat. Così si scopre che anche a Eurostat si fanno statistiche prendendo in esame grandezze non confrontabili.

  14. dabibbona

    In Lombardia hanno sede grandi ditte che poi operano in tutto il territorio nazionale. Penso che nel processo di determinazione del Pil i valori delle grandi aziende possano subire un processo centripedo verso la sede centrale facendo salire artatamente il Pil della regione.

  15. Giuseppe Maghenzani

    Formigoni dirige una regione dirigenziale per natura, dalle braccia conserte dell’industrialotto Giovanni Borghi davanti alla Ignis (Italians Profiles, J. Philips), alla pretesa ricchezza di questo lembo d’Italia.

  16. AlessandroStorti

    Mi associo ai commenti critici di altri lettori. Faccio anche osservare che molti dei posti più alti in classifica sono detenuti non solo da metropoli e città-stato, ma da vere e proprie capitali. E’ chiaro che nel contesto italiano Milano viene privata, anche per colpa della propria incapacità politica di imporre un diverso ordine delle cose, di enormi risorse, ben al di sopra di qualsiasi altra Regione europea (si veda questo articolo). In ogni caso, mi sembra che la contrazione del PIL nel tempo (questa sì un dato assoluto nel contesto del confronto preso in oggetto dall’articolista) dimostri soltanto una cosa: che l’unità italiana non fa bene alla Lombardia. Infatti, molto prima di guardare alle eventuali mancanze della classe imprenditrice e a quelle del settore pubblico territoriale, sarebbe il caso di prendere atto che la Lombardia è la Regione più sfruttata d’Europa, a beneficio di un Lazio-Mezzogiorno che, per giunta, non mette a frutto gli enormi flussi perequativi e, anzi, esporta burofollia e mafie. Quanto ci metteremo noi cittadini lombardi a capirlo? Indipendenza, cos’altro?

  17. Giovane statistico

    Si possono fare tutte le obiezioni che si vogliono su come sono divise le regioni tra loro paragonate, ma la sostanza non cambia, l’italia perde posizioni, Nord compreso. Ma a quanto pare vogliamo che il problema sia solo una parte del paese (che sicuramente dal 1860 attraversa problemi mai risolti). La questione è che questa nave (l’Italia) imbarca acqua da numerose falle, ma al posto di colmarle abbiamo deciso di gettare le scialuppe e lasciarla affondare… ma le scialuppe ci potranno portare lontano?

  18. daniele,milano

    Åland ha 28.000 abitanti, come può essere credibile una classifica in cui si trova accanto a una regione di 10 milioni come la Lombardia? A questa stregua non si capisce perché non inserire Basiglio (MI), 8.000 abitanti con un reddito pro capite di 52.000 euro. E infatti – Île-de-France con i suoi 11 milioni di abitanti a parte – nella classifica non c’è una sola regione vagamente paragonabile alla Lombardia se non altro in termini demografici. Il che farebbe pensare che – Île-de-France a parte – la Lombardia è la seconda regione più ricca d’Europa "nella sua categoria" (per così dire), tanto che non si vede né Baden-Wurttemberg, né Baviera, né Nordrhein-Westfalen, ecc.

  19. bob

    E’ talmente leghista che hanno direttamente truccato la classifica: se si dividono 2,2 miliardi di contributo delle Marche per il numero di abitanti un milione e mezzo su ha un contributo pro capite superiore a 1400 euro, quindi al quarto posto davanti al Piemonte, ma poichè non vota leghista, e sta nel centro hanno preferito truccare direttamente la classifica, ma che schifo! Ricolfi porta ad esempio il Piemonte la Regione più assistita d’Italia (in cui 80% del PIL è dato dalla FIAT + indotto – la FIAT è il gruppo industriale che più ha usufruito degli aiuti di Stato). Poichè la ricchezza di un Paese si misura, in primis, con il mercato interno, se non ci fosse Roma, mercato n° 1 in Italia per qualsiasi prodotto, lei starebbe a spasso da tempo. Con le barzellette alla Ricolfi si fa poca strada e tanta confusione, tantè che i dati di questo Signore sono stati smentiti pubblicamente dal Ministro Tremonti (puntata di Anno zero), che certamente siciliano non è. Sveglia!

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