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  1. Gabrin Rispondi

    Preferirei che la scuola li alfabetizzasse nella lingua italiana, perché se manca quello non vedo come possa venire il resto. Ci mancano solo i suggerimenti della lobby degli economisti.

  2. giusqui Rispondi

    Credo che l'analfabetismo economico riguardi l'intera società italiana. Qello che nuoce veramente é l'ignoranza in materia che spesso sussiste tra i politici, gli operatori, i giornalisti e in genere tra i cosiddetti "esperti" che negli enti pubblici e nelle imprese private prendono decisioni e impegni destinati a influenzare gli interessi della collettività. Senza dubbio, le cause della disinformazione sono da ricercare in un'inadeguata istruzione scolastica. Per tentare di dare un contributo, i cui frutti si otterrano presumibilmente nel medio termine, l'ISTAT ha ideato da tempo il progetto "Statistica a Scuola". Personale Istat promuove periodicamente incontri presso scuole appositamente contattate, con lo scopo di fornire agli studenti elementi di metodologia statistica e lettura delle informazioni. Nel sito di ISTAT Sicilia si trova un interessante insieme di documenti sulle esperienze maturate nella regione.

  3. Armando Pasquali Rispondi

    Secondo alcuni studiosi, oggi il cittadino, anzi, il consumatore medio è un grado di riconoscere fino a mille marchi commerciali. Mentre la capacità di distinguere fra i diversi alberi non arriva a dieci. Ho preso questa informazione da un articolo apparso su una rivista di psicologia, dove ci si domandava perché la depressione fosse un fenomeno così diffuso. Effettivamente, vivere in un mondo artificiale, sempre più astratto e lontano dalla realtà, in sostanza il mondo dell'economia, non può che diffondere e accentuare questo grave problema.

  4. F.R. Rispondi

    L'articolo è interessante e la necessità di un'educazione economica inoppugnabile, però, da insegnante di lettere posso dire una cosa? La piantate di tirarci in mezzo per ogni cosa? Non voglio sostenere che la scuola debba sottrarsi ai suoi doveri civici (altrimenti a che servirebbe?), però trovo sempre più difficile pensare che tutti i problemi dobbiamo risolverli noi a scuola (anche tacendo dei tagli). Educazione stradale e patentini, educazione sessuale, benessere psicologico, educazione ecologica, educazione alimentare, patentini informatici, prevenzione e salute, lotta alla droga, ora anche educazione economica, e chi più ne ha più ne metta. Quando c'è qualche problema coi giovani, la risposta è sempre: la scuola! Questo va benissimo, per carità (soprattutto per la droga). Ma prima di riversare sulla scuola un'ulteriore responsabilità, potreste almeno chiedervi in quali forme, in quali modi e tempi e con quali risorse si dovrebbe fare tutto questo? Non è che si può dire: "Fate, insegnate!" e pensare di aver risolto qualcosa. A quale età pensate di fornirla, questa educazione? In quante ore? Con quale approccio? Ve le siete poste queste domande?

  5. giuseppe rallo Rispondi

    Le micro esperienze liceali di alcuni non posso essere portate come esempio di quel che accade in tutta l'Italia, è giusto basarsi sulle statistiche. Dal 1992, cioè dalla riforma Brocca, lo studio del diritto e dell'economia è stato introdotto nella totalità dei licei classici e nella maggior parte dei licei scientifici ( probabilmente il tuo Dirigente Scolastico non avrà ritenuto importanti queste materie). La Gelmini nel taglio indiscriminato di ore compiuto nelle superiori, ha "deciso" di eliminare nei bienni liceali il diritto e l'economia. Tutto ciò, come è stato osservato da alcuni commentatori, va in aperto contrasto con quanto sostenuto nella ricerca "giovani, carini e disinformati" di Balduzzi e Rinaldi.

  6. PDC Rispondi

    Quale economia si potrebbe insegnare a scuola? Quella di destra o quella di sinistra? L'economia divide come la religione. Quanto all'insegnamento della finanza, propongo di appendere vicino al crocefisso nella aule il seguente motto: "Qualunque investimento ti propongano, chiunque te lo proponga sta cercando di derubarti." Fine delle lezioni di finanza.

  7. Rino Rispondi

    Non vorrei essere frainteso: penso che senza il lavoro meritorio ed impegnato degli insegnanti saremmo messi ancora peggio e so bene che la linea che Berlusconi indica ai suoi ministri che si devono occupare della formazione è quella di insegnare poco, per cui il togliere risorse è il metodo più semplice. Il resto lo fanno i media da lui controllati. E' sicuro che bisogna resistere con dignità e non svendere nulla dei propri valori, rilevo che la situazione al contorno non è favorevole e penso proprio che il mancato insegnamento dei fondamentali dell'economia ubbidisca a questa precisa scelta.

  8. Confucius Rispondi

    Parlavo giusto ieri sera con un mio amico che tiene lezioni di doposcuola ai ragazzi delle scuole medie. Costui mi descriveva gli sguardi perplessi e sperduti dei ragazzi alla domanda: "Quanto fa 2 meno 3?" e "Quanto fa 8 meno 10?". Che volete che ne sappiano dell'interesse composto, dei futures e dei titoli strutturati? Qui il problema è l'artimetica, non l'economia!

  9. marco m Rispondi

    Lungi da me difendere la riforma. Però io ho fatto il liceo scientifico (mi sono maturato 3 anni fa) e posso assicurare che non si è mai studiato niente che avesse a che fare con l economia e la finanza. E mi risulta che in altri corsi di matrice liceale si faccia altrettanto. Invito, per onestà intellettuale, a non aggiungere ai mali della riforma anche il taglio delle ore di educazione economico-finanziaria nei licei.

  10. andrea giuliani Rispondi

    Innanzi tutto vorrei rassicurare qualche commentatore poco informato: a scuola si studia e si lavora seriamente. Certo, questo non è vero per tutte le scuole, per tutti gli insegnanti , per tutti gli studenti, ma il discorso potrebbe essere facilmente esteso a molti altri settori . Di vero c'è che la tanto acclamata "riforma gelmini" ha pensato bene di togliere l'insegnamento del diritto e dell'economia dal biennio dei licei con il bel risultato che avremo ragazzi che niente sanno dei rudimenti dell'economia ( non parliamo degli strumenti necessari per compiere scelte consapevoli in tema di finanza) e dei principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale. Tanto a che serve la Costituzione, dobbiamo approdare a modelli nuovi di convivenza che il nostro leader maximo ci insegnerà. A che serve l'economia, avremo di certo tecnocrati che insegneranno al popolo le scelte migliori da operare per il benessere individuale e collettivo....

  11. lormar Rispondi

    L'analfabetismo finanziario parte purtroppo "dall'alto ."Intendo da noi adulti ( mi sembra esistano delle valutazioni internazionali in merito ) e soprattutto dai giornali economici che dovrebbero educare e guidare . La lettura del libro del matematico finanziario Prof Beppe Scienza -di UniTO" il risparmio Tradito" contiene in appendice una gustosa quanto implacabile analisi detta" lo stupidario del sole 24 ore "con centinaia di esempi e con la precisazione che gli strafalcioni non sono patrimonio esclusivo di tale giornale e cita Corsera , il Mondo etc . Ritengo che essenziale sarebbe "inculcare " a monte nei giovani in generale il concetto di rischio nel senso lato di Beck di cui quello finanziario costituisce un importante sottoassieme.

  12. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Berlusconi, per fortuna,non è l'Italia: il nostro Paese, solo in minima parte, si identifica nell'attuale Premier: guai se ciò non fosse,perchè se ciò fosse, la nostra società avrebbe poche possibilità di sperare in un futuro migliore. Non tutti gli italiani hanno gli stessi suoi concetti di vita e di comportamenti per quanto riguarda eticità e moralità pubblica; non tutti ritengono che i privilegi siano soltanto di pochi e non di tutti o che ai furbi o furbetti si assegni, sempre, un degno posto in Paradiso. Che importa,allora, se il Premier,per allucinazione o fissazione, vede anche nei docenti,come nei giudici, nelle Istituzioni e nei giornalisti i soliti comunisti? Che importa se il Premier chiama comunisti gli uomini non asserviti perchè dignitosi e con schiena dritta? Gli italiani devono convincersi che Berlusconi non è la nostra stella polare ma è soltanto un ricco signore che, ora, per sua e non nostra fortuna, ha la guida della nostra società. I posteri e, non noi, giudicheranno, in futuro, quanto ha fatto. A noi, oggi, compete, soltanto il compito di far crescere i nostri figli con dignità ed onestà.

  13. Rino Rispondi

    Molto interessante lo spunto di analisi e la considerazione che avere da governare un popolo di asini si riesce meglio. Il sig Bolli indica nell'impegno (missione) degli insegnanti la via d'uscita da questa pericolosa situazione. Concordo in pieno ma il Presidente del Consiglio vede e apoatrofa questi meritevoli insegnanti come coloro che vogliono "inculcare" una cultura diversa da quella della famiglia, quindi da allontanare. Se la famiglia non è interessata e la scuola non tratta l'argomento allora i furbi e furbetti oltre ai truffatori possono prosperare.

  14. BOLLI PASQUALE Rispondi

    La politica disinforma,la scuola non insegna e le famiglie tollerano:il comportamento negativo delle tre componenti dà inevitabilmente origine a giovani,carini e disinformati:le colpe,però, sono di tutti, meno che dei giovani. La politica disinforma perchè è più comodo governare un popolo di asini, che un popolo di meno asini. A parte la considerazione che dagli stessi uomini politici a tutti i livelli, dai parlamentari, ai consiglieri regionali, provinciali e comunali vengono inevitabilmente scambiate non conoscenze ed incopetenze, per certezze e sapere. La scuola non forma i giovani, nè nella teoria ,nè nella pratica: i docenti, non adeguatamente retribuiti, insegnano più per necessità che per amore per un incarico che dovrebbero considerare più missione che normale lavoro. Le famiglie sono costrette alla tolleranza delle azioni dei propri figli perchè troppo distratte ed assillate dalle quotidiane necessità della vita, che spesso riserva non tranquillità, ma preoccupazioni economiche. L'alfabetizzazione dei giovani nel campo dell'economia e della finanza, però, è essenziale per le scelte degli uomini giusti, onesti ed altruisti che dovranno guidare il nostro attuale sfortunato Paese.

  15. Nicola Rispondi

    Gentili, l'argomento della socializzazione economica è stato oggetto di una ricerca tra i ragazzi delle scuole secondarie superiori. Vi segnalo il volume: Marcello Dei, Economia e società nella cultura dei giovani, Franco Angeli, 2006. Un saluto Nicola Giampietro

  16. giuseppe rallo Rispondi

    Molto interessante questa ricerca, peccato che da questo anno scolastico l'economia non si studia più nei licei, ma viene relegata ai soli istituti tecnici. La "riforma" delle superiori della Gelmini ha tagliato nei bienni delle scuole superiori le discipline giuridiche ed economiche, per questo motivo gli alunni non studieranno più la Costituzione e gli mancheranno anche le nozioni base di educazione finanziaria. La ricerca non fa che confermare il fatto che quella della Gelmini non è stata una riforma preceduta da un serio dibattito culturale sui nuovi saperi, ma semplicemente un taglio indiscriminato di ore senza alcun criterio didattico e/o pedagogico.