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Cari lettori,
“300 parole” è una rubrica  in cui i redattori de lavoce.info esprimono punti di vista con lo stile – talvolta polemico e caustico – che caratterizza i “corsivi” della carta stampata. Può dunque rientrare in questo stile l’uso di qualche metafora “forte”.  Se “vestale” –ancorché usato ironicamente- è tutto fuorché un termine con accezione negativa, il termine pasdaran, come nota l’accorto lettore , individua un combattente guidato dalla fede. Appunto.
Ma l’aspetto più rilevante è un altro: ancora una volta notiamo come il tema dell’acqua pubblica tenda immancabilmente a scatenare reazioni viscerali. Proprio per questo lavoce.info ha organizzato, in occasione del Festival dell’economia di Trento, una serie di “pro e contro”, uno dei quali, il 4 giugno a Rovereto avrà come titolo: “La gestione dell’acqua deve essere totalmente pubblica
 In quest’occasione i partecipanti all’evento verranno chiamati a votare prima e dopo il confronto tra i relatori. Sarà un esperimento interessante per valutare il valore aggiunto del Festival nel cambiare le percezioni.
Tra i relatori vi sarò anche Ugo Mattei. Dispiace che giudichi il nostro tono “aggressivo e insolente”. Gli assicuriamo che il confronto in occasione del Festival non lo sarà, anzi sarà caratterizzato dall’approccio scientifico che  sempre accompagna gli articoli de lavoce e il festival stesso.
Proprio su queste colonne,  infatti, abbiamo già ampiamente trattato l’argomento  (si veda gli articoli di Scarpa, Ponti, Massarutto) evidenziando in più occasioni come il dibattito mediatico sulla cosiddetta "privatizzazione dell’acqua" sia stato fuorviante visto che il 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 prevede cambi il meccanismo di affidamento e non la proprietà dell’impresa.
Tuttavia l’argomento dell’intervento non era questo, bensì le conseguenze su settori, come quello dei trasporti locali, che con l’acqua nulla hanno che fare e che verrebbero toccati dall’eventuale abrogazione del 23 bis…

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  1. Luciano Galbiati

    I termini della disputa pubblico/privato sono molto cambiati rispetto a tre anni fa. Il credit-crunch globale (e recessione conseguente) ha fatto giustizia di tanta "tiritera" liberista e demolito granitiche certezze nelle capacità taumaturgiche della "deregolamentazione". I paladini dell’ortodossia neoliberista sembrano invece prigionieri di un passato (pre-crisi) da cui stentano ad emanciparsi. Il risultato è la continua riproposizione della fallimentare litania sulle superiori virtù del mercato. Idea-forza della litania: "Sempre e comunque privatizzare! Sempre e comunque deregolamentare!" Una certezza. Il verbo liberista non aiuta i deboli, non è riformista e in tempi di clamorosi fallimenti del mercato non crea (giustamente) consenso politico.

  2. Massimo Parisi

    Lascio l’aspetto tecnico e giuridico agli esperti. Esorto al buon senso. Nel tempo in cui qualcuno ha preso conoscenza che il prelievo ‘piccolo’ a molti, se non a tutti, aggrega montagne di denaro a prescindere dai danni, l’unica soluzione è una illuminata gestione Pubblica! Ma ormai di illuminato vedo ben poco se ascolto proposte del tipo allarghiamo l’imposizione indiretta, aumentiamo le accise, imponiamo tassazioni di scopo, etc..

  3. Carlo Turco

    Non mi sembrano affatto eccessivi gli attributi utilizzati – vestali, pasdaran… – utilizzati dagli autori a proposito dei sostenitori del referendum sull’acqua. Spiace doverlo constatare, ma su questo tema anche stimatissime e autorevoli personalità sembrano pervase da una furia savonarolesca degna di miglior causa. Abbiamo altrimenti esimi e valentissimi difensori della nostra Costituzione, oggi sotto assalto, che sembrano davvero aver sposato l’aberrante mistificazione in base alla quale con un referendum ci si potrebbe pronunciare (e, per di più, in termini definitivi e irreversibili) su quesiti tipo NUCLEARE SI’ o NUCLEARE MAI PIU’ oppure ACQUA PUBBLICA o ACQUA PRIVATA. Attraverso i referendum si può procedere o meno all’abrogazione totale o parziale di provvedimenti legislativi: punto. Questo e non altro prevede la nostra Costituzione. Chi imbastisce sui referendum crociate ideologiche dai presunti esiti epocali fa un pessimo servizio alla Costituzione, all’elettorato, alla democrazia: se è poi per smania di visibilità e protagonismo oppure perché ci si illude su scorciatoie alternative alla strada faticosa, non di rado frustrante, del confronto, non rileva.

  4. Francesco G.

    Sono pochi che dibattono laicamente sull’acqua. Oggi, ahimé,il servizio idrico soffre di abuso politico. Motivi sociali, ambientali, economici, suggerirebbero di non piegare la discussione a motivi ideologici, ma a puntare sulla concretezza. Gli obiettivi di certa politica sono diversi da quelli del cittadino. La prima, in gran parte, vive per il consenso immediato. Uno spunto. In molte realtà locali l’acqua è semi-regalata, a tutti. I fondi non sono sufficienti ed i bilanci della gestione sono coperti con fondi pubblici tolti da altri settori (scuole, assistenza, redistribuzione reddito, investimenti, manutenzioni del territorio). Le tariffe del servizio idrico integrato pagano più attività delle vecchie tariffe comunali e quindi sono più alte, per qualsiasi gestore. Pubblico o privato che sia. Il primo è certamente manna per le caste locali, clientelismo, non condivide i rischi (tutti su enti locali). Il passaggio al secondo va ben programmato e controllato. Bisognerebbe superare le barricate da anni ’70, per fare squadra, secondo rispettive competenze. Ma non è interesse di chi ha i piedi al caldo. Il "divide ed impera" vale per tutti. Sulle spalle del cittadini.

  5. Mauro Di Nardo

    Non ho le competenze di un economista, tuttavia vi chiedo qual è la differenza fra la distribuzione di energia elettrica (rete MT-BT) di proprietà pubblica e data in concessione a privati che devono ovviamente sottostare alle regole imposte dall’autorità garante per l’energia elettrica e il gas e la distribuzione dell’acqua pubblica? Se la concessione della distribuzione dell’energia elettrica ai privati non reca all’oponione pubblica scalpore, perchè così tanto caos per la distribuzione dell’acqua pubblica? Perchè con l’energia elettrica funziona e con l’acqua non dovrebbe funzionare? Vi ricordo che il passaggio da un sistema elettrico verticalmente integrato (gestito ovvero da un solo ente pubblico) ad un sistema in cui si augura che ci sia un po di concorrenza fra le parti è stato fatto da Bersani nel 99 in recepimento di alcune direttive europee degli inizi degli anni 90. Se mettiamo in discussione che il passaggio da gestione completamente pubblica di un bene essenzialmente indistinguibile alla gestione mista pubblico privato non conviene alla collettività dobbiamo mettere in discussione anche la suddetta gestione della rete di distribuzione dell’en.el….

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