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GIÙ AL NORD

E così la Lega dei Ticinesi è il primo partito del Cantone, con un balzo di 8 punti e una campagna elettorale concentrata sul contrasto ai transfrontalieri italiani ("i ratti" nel nobile frasario utilizzato), rei di rubare il lavoro agli autoctoni. Una notizia che fa il paio con le cronache di questi giorni dedicate alla rigida politica di contenimento dei passaggi attuata dal governo francese al valico di Ventimiglia per fermare il flusso di migranti tunisini diretti oltralpe. Come dire, una replica in salsa francese del "fora di ball" incautamente pronunciato da Umberto Bossi sulle scogliere di Lampedusa.
Insomma, sembra proprio che questi episodi segnalino un tema comune, che dalla banalità della geografia suggerisce una saggia cautela alla politica: a parte le calotte artiche, c’è sempre qualcuno più a nord di te. E costruire una identità e una politica sulla propria “norditudine” ti espone alla immediata ritorsione di chi, appresa la lezione, ha il vantaggio di stare qualche parallelo più a nord.

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I CONTRATTI DEI GIOVANI

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L’AUSTERITÀ VISTA DA SINISTRA

  1. Erminia

    E infatti i Ticinesi sono i "terroni" della Svizzera… La lettura del fenomeno Lega dei Ticinesi non è comunque così immediata e semplice: vi sono a mio avviso grandi differenze rispetto alla Lega Nord. Solo una precisazione: il paragone con i ratti viene da una campagna dell’UDC (destra populista), che almeno in Canton Ticino non ha avuto quel successo che ci si sarebbe aspettato.

  2. dr. Gianantonia Vitali

    Ammesso e concesso che le ideologie del secolo scorso siano superate, si sta rilevando poco lungimirante averle sostituite con "territorio" ed "identità", che stridono con la globalizzazione economica e culturale. Territorio ed indentità, nel colmare il vuoto di idee strutturate, stanno diventano un’ossessione. Capisco l’importanza di "piccolo è bello", ma ci si deve misurare anche con il grande, con il capitalismo sempre più globale, che oggi non ha più antagonisti.

  3. Francesco Gatti

    Il mio paese è sul confine con la Svizzera, in provincia di Como. Per noi il confine è stato sinonimo di sviluppo. Per il lavoro e per il commercio, con scambi culturali. Una parte serve all’altra. Il tutto al netto del vecchio contrabbando (evolutosi dai dadi, alle sigarette, alla valuta, alle armi, alla droga , alle persone). I rapporti tra la popolazione sono buoni, a meno della classica "diffidenza dei confini". In Ticino ha votato poco più del 55% degli aventi diritto. C’è un calo. La Lega passa al 30%. Si rinforza, certamente, ma è anche il frutto dell’elettorato polarizzato non perde mai un’elezione e della mancanza dell’UDC nelle elezioni cantonali. Per ora hanno vissuto di politiche degli annunci. Vedremo se la maggioranza silenziosa permetterà di dare corpo alle proposte. A conti fatti, la popolazione rischierebbe di perderci. Identità e territorio, se non declinate in un contesnto più ampio, di condivisione di storie e realtà diverse, mantenendole e tutelandole, degenerano. Oggi soprattutto, vista la mancanza di riferimenti culturali diffusi. Grazie dello spazio.

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