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  1. marcantonio Rispondi

    "I lavoratori precari riescono a organizzare per la prima volta una manifestazione nazionale, sabato 9 aprile ..." è una informazione errata. In realtà, a livello nazionale (e internazionale) si svolge dal 2001 la Mayday, manifestazione auto-organizzata dalla rete dei precari e costantemente ignorata dagli addetti ai lavori. Personalmente, ho assistito alla manifestazione del 9 aprile scorso, ma nutro fortissimi dubbi circa la sua "spontaneità".

  2. isabella narcisi Rispondi

    Italia Lavoro e i “suoi” interventi di politica attiva In questi giorni io e diversi altri colleghi cocoprò abbiamo ricevuto dall’azienda per cui lavoriamo da diversi anni (io personalmente 11) la rescissione anticipata del contratto di collaborazione a progetto. Le motivazioni che hanno spinto Italia Lavoro (agenzia tecnica del Ministero del Lavoro che si occupa di politiche attive per il lavoro nata nel 1999) a quest’azione non stanno nella qualità della prestazione effettuata o nel non raggiungimento degli obiettivi assegnati, ma nell’invio all’azienda della comunicazione con la quale noi collaboratori “storici”ci siamo riservati la possibilità di far valere i nostri diritti; la lettera è stata inviata fondamentalmente in seguito alla controversa interpretazione delle norme contenute nel Collegato lavoro alla Legge di Stabilità, che sembravano imporre anche ai collaboratori a progetto un limite temporale entro il quale poter far valere eventuali diritti precedentemente maturati. Io e molti dei colleghi coinvolti stiamo attendendo invano da anni di avviare un percorso di stabilizzazione dovuto, ed abbiamo pensato di porre le basi per un’azione cautelativa...

  3. paolo rebaudengo Rispondi

    Nel 2010 le assunzioni passano da 1,82 milioni del 2009 a 1,86, una leggera ripresa (erano state 2,25 ml nel 2008). Il dato tuttavia è relativo al numero di avviamenti al lavoro, ovvero contratti di lavoro stipulati, non al numero di occupati. Occorre confrontare anche la durata media di quei contratti per sapere se c'è stato davvero un miglioramento (troppo poco comunque per parlare di inversione di tendenza) nel nostro m.d.l.

  4. Dino Battistuzzo Rispondi

    Il problema dell'occupazione in Italia, come nella maggioranza dei paesi sviluppati, non è dovuto solo alla congiuntura negativa, ma è strutturale. Se non partiamo da questa realtà non andremo da nessuna parte. L'evoluzione tecnologica ha aumentato a dismisura la produttività e quindi le imprese private producono di più con meno persone. Lo stato per molti anni ha fatto da ammortizzatore sociale, in Europa come negli Usa. Adesso, con i deficit fuori controllo, i vari paesi devono tagliare la spesa pubblica. Lo stato non assume e le aziende non investono, poichè non vedono prospettive positive. Ha ragione un politologo americano quando dice che il problema occupazione sarà per Obama peggio di una guerra.

  5. Maurilio Menegaldo Rispondi

    Prima osservazione. Non sono conteggiati (probabilmente perchè d'altra tipologia) nè i contratti in partita IVA, nè i rapporti di stage o tirocinio. In entrambi i casi si tratta spesso di lavoro subordinato mascherato: urgerebbe anche qui porre ordine, limitando per esempio i tirocini o stage ai periodi di attività formativa istituzionale. Tirocini e stage post titolo potrebbero rientrare nell'apprendistato. Per quanto riguarda le partite IVA, servirebbe esaminare il reale contenuto della prestazione lavorativa, con un monitoraggio da parte del ministero competente. Seconda osservazione. I giovani che scendono in piazza il 9 aprile sono pressoché autorganizzati: il sindacato italiano (che sia "radicale" o "riformista") non è in grado, per evidenti limiti culturali, di rappresentarli: d'altronde, i suoi iscritti sembrano, anche per giustificati motivi, molto più interessati a preservare le proprie tutele che a cercare di battersi per quelle degli altri. Non ci si rende conto però che, così facendo, si disgrega inesorabilmente proprio quel corpus di diritti che si cerca disperatamente di difendere e si arretra inesorabilmente: il caso Fiat insegna.

  6. giulio Rispondi

    Molta retorica si fa sui giovani disoccupati, senza dubbio destinati a costituire una "generazione perduta". Mentre sui giovani si è indulgenti (e a ragione), sono invece biasimati gli ultraquarantenni disoccupati, considerati fannulloni e falliti perché, secondo la morale comune "non è possibile arrivare a quarant'anni e non essere ancora andati a posto". Questi ultimi costituiscono "gli invisibili", ormai definitivamente respinti dal mercato del lavoro e, in più, disprezzati dalla morale corrente (vedi "bamboccioni" dell'illuminato Tommaso Padoa Schioppa) .

  7. luca guerra Rispondi

    Credo che un contributo all'occupazione potrebbe venire dall'eliminazione dell'art. 18 (che di fatto sancisce la non licenziabilità dei dipendenti) e l'estensione dello statuto dei lavoratori alle imprese oltre i 16 dipendenti (potrei sbagliare nel numero). Intendo dire questi tabù vanno infranti ed eliminati, non in maniera irragionevole, ma in qualche modo offrendo delle garanzie di equità al lavoratore e margini di libertà all'impresa. Non è possibile che in questo paese sia più facile divorziare dalla moglie che da un dipendente. Quante sono le imprese che sono giunte alla fatidica soglia sopra indicata e non la oltrepassano per evitare la rigidità dello statuto dei lavoratori? Che, di fatto, garantisce solo gli occupati a tempo indeterminato e lasciando fuori dal circuito del lavoro chi non lo è.

  8. Vincesko Rispondi

    L'Italia è l'unico Paese UE (oltre alla Grecia e all'Ungheria) che non ha un sistema di ammortizzatori sociali universale. Il nostro è un Paese incivile, governato da una cricca di incompetenti, che ha deciso (v. manovra correttiva, DL 78/2010; ecc.) di far pagare la crisi ai ceti bassi e una parte dei ceti medi, risparmiando (quasi) interamente i ricchi e gli abbienti. Occorrono una piena consapevolezza di questo, una grande coesione ed una lotta dura onde evitare l'affermarsi in Italia della pura logica darwiniana, portata avanti nel mondo da una ristrettissima minoranza di straricchi, che attraverso il dominio dei media e una potentissima capacità di lobbing condizionano le scelte economiche degli Stati e degli Organismi di regolazione e controllo. Basterebbero tre misure: 1) riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari, facendolo costare di più di quello stabile (anche i Senatori Ghedini e Passoni, mentre nel loro DdL si parla di equiparazione, in questo articolo su "l'Unità" lo sostengono: http://ia600304.us.archive.org/22/items/Articolo_passoni_ghedini/ArticoloPassoni-ghedini.pdf ); 2) reddito di cittadinanza universale, opportunamente regolato, per coprire i periodi di inattività e permettere a milioni di persone di poter far fronte alla crisi economica ed occupazionale, che non sarà breve (almeno 15 anni); 3) un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici (almeno 25 mila all'anno, di discreta qualità, il decuplo della media degli ultimi 20 anni). Invece di limitarci alla lamentela o perseguire riforme palingenetiche, dovremmo batterci con forza e costanza per questi tre obiettivi. Proposte complete (v. Nota 4 Lavoro precario) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html

  9. roberto arbore Rispondi

    Sarebbe interessante che gli studiosi in questo ambito cominciassero ad interessarsi maggiormente degli impatti sulla tenuta del welfare in questo contesto di crescente precarizzazione del lavoro. Ci piacerebbe che si facessero periodiche stime - a 5 o 10 anni - sul peggioramento relativo fra entrate ed uscite contributive sul versante previdenziale con il connesso necessario soccorso della fiscalità generale per colmare il gap. E, ancora, sarebbe utile cominciare ad azzardare qualche previsione sui possibili rischi di implosione di un Paese in una ormai strutturale condizione di stagnazione, qualora perdurasse ancora, ad esempio, per i prossimi anni. In altri termini affidandoci alla cruda verità dei numeri - ancorché in una stima - cominciamo ad anticipare oggi con qualche significativo dato la possibile Italia nel 2020. E' un esercizio che serve non per generare allarmismo ma semplicemente per acquisire maggiore consapevolezza sul futuro che ci attende, qualora come Sistema-Paese continuassimo a non affrontare seriamente, nell'ottica finalmente di superarle, le nostre forti criticità.

  10. Lucia Vergano Rispondi

    Il fenomeno di contrazione delle assunzioni, in generale e per le fasce d'età più giovani in particolare, e di consolidamento delle tipologie contrattuali a tempo determinato, tanto da lavoro dipendente quanto atipiche, restituiscono l'immagine di un mercato del lavoro che reagisce all'attuale crisi scaricando sulle spalle dei lavoratori l'incertezza che grava sull'evoluzione futura dell'economia. Credo potrebbe completare l'analisi verificare il tipo di mansioni e i livelli salariali previsti per i nuovi contratti stipulati: temo ne emergerebbe un quadro particolarmente asfittico del mercato del lavoro italiano, in cui spesso, anche a fronte di un elevato potenziale di professionalità, le mansioni richieste sono poco qualificate e, in ogni caso, mal retribuite.