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  1. massimo tosatto Rispondi

    C'è un aspetto comune nelle crisi degli ultimi anni, da quella economica del 2007 alla sollevazione dei paesi arabi: gli enti mondiali che hanno il compito osservare e prevedere ci dicono in continuazione che tali situazioni "non erano prevedibili". Posto che potremmo dire invece che qualcuno ha fatto male il proprio lavoro, viene il sospetto che il problema stia molto nei committenti. Dopo contratti miliardari firmati con Libia e Tunisia, chi aveva convenienza a dire che quei regimi, all'apparenza garanti di stabilità, galleggiavano invece su un magma in surriscaldamento, pronto a trovare una via d'uscita in un cono vulcanico di rivolta popolare? Inoltre, si agita lo spettro di Al Qaeda e del terrorismo, quando a ben vedere sono questi dittatori destituiti ad aver giocato con l'Occidente il rimpiattino del persecutore di terroristi e con il Medio Oriente dei garanti della religione, a seconda delle convenienze. Il caso della Libia è ancora più interessante. La popolazione libica è per il quasi 90% concentrata nelle città e ancora agitiamo spauracchi delle tribù quando, è molto probabile, i legami tribali sono molto attenuati e sopravvivono solo per Gheddafi e i suoi. Insomma, è un mondo molto diverso da quello che ci hanno raccontato, per cui le categorie che utilizziamo di solito non valgono. Ci vorrebbe qualcuno che abbia reali interessi a spiegarci che cosa succede, ma è sempre difficile leggere tra le righe delle convenienze di giornale e degli investitori nelle varie fonti di informazione. C'è, credo, una grande impreparazione soprattutto da parte dei nostri politici, impegnati a limitare solo l'immigrazione, ma del tutto incapaci di prendere una direzione, a farci capire cosa vogliono fare e a proporre una strategia di lungo periodo, cosa che invece gli arabi ribelli si aspettano da noi, proprio perché a noi guardano per il loro futuro e non ai terroristi o fondamentalisti. Infine, giusto una nota sul discorso di Obama di quasi due anni fa alla nazione araba. Un discorso più importante di quanto si creda, che forse ha agito da fiammifero di un miccia pronta ad accendersi da tempo.

  2. boaz Rispondi

    Nel fratempo il nuovo ministro degli esteri egiziano ha già annunciato la ripresa dei rapporti e coperazione streaata con l'Iran, in effetti gli egiziani hanno permesso il passaggio di due navi da guerra iraniane nel canale di Suez . Quindi dall'egitto ce d'aspettare il peggio per non menzionare i fratelli mussulmani e la tendenza religiosa degli egiziani. In Siria non va molto meglio, l'Iran stà dietro la porta, in Libano si rafforza giorno per giorno la maggioranza islamica di Hizballah con le sue tendenze faziose ed agressive . La Libia promette il peggio., Turchia è sulla medesima strada con regime che richiama l'Iran, ostile ad Israele che organizzaera a Maggio un altra "Flotilla2 per provocare nuovo stato di tensione nel medioriente, Già nel mese scorso Israele ha intercettato una nave carica di missili con la destinazione Gaza. Altro cher democrazie... routine arabe

  3. cinzia q Rispondi

    Interessante analisi, ma si sottovaluta l'aspetto religioso. Finché questi Paesi continueranno a sottomettersi ad un regime religioso (in cui predominano, in maniera estremista, i sunniti dell'Arabia Saudita) e a non scindere l'Islam dalla politica e dall'economia, saranno Paesi destinati a soccombere.