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LA LEZIONE DEL PARINI

Le cronache milanesi narrano in questi giorni le vicende di un prestigioso liceo classico cittadino: un insegnante ha denunciato, tramite lettera, di essere stato costretto a chiedere il trasferimento ad altra scuola perché stanco delle pressioni di “genitori urlanti”, avversi alla sua giusta severità nel giudicare gli studenti. L’altra campana – genitori, studenti attuali ed ex studenti del docente in questione – sostiene che la realtà è ben diversa, che non ci si lamenta della severità quanto della casualità dei voti e dell’incapacità dell’insegnante di spiegare le sue materie.
Nel clima da derby che si è immediatamente creato, tra chi parla di irrimediabile degrado dell’istruzione pubblica e chi invece vede nella vicenda l’occasione per la difesa a priori della scuola statale contro ragazzini ricchi, viziati e svogliati, è difficile dire chi ha torto e chi ha ragione. Anzi, è praticamente impossibile, come sempre nella scuola italiana. Perché non esistono meccanismi di valutazione che permettano di distinguere i docenti competenti e appassionati da quelli incapaci e indifferenti. Avere insegnanti preparati è un diritto degli studenti (e delle loro famiglie) e un elemento imprescindibile per garantire quell’uguaglianza delle opportunità che è alla base di qualunque democrazia. Se i docenti italiani non si fossero sempre opposti a qualsiasi forma di valutazione del loro operato, oggi il loro ruolo e le loro capacità educative sarebbero decisamente messe meno in discussione. E di sicuro il Parini non si ritroverebbe  sulle prime pagine dei giornali.

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CHI PIANGE SUL LATTE DI PARMALAT

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

  1. Lorenzo Monticone

    Gentile Professor Bordignon, a prescindere dalla necessità di una valutazione della qualità dell’insegnamento, è fuori di dubbio che negli ultimi vent’anni sia drasticamente diminuito il rispetto della gran maggioranza dei genitori (non degli studenti, che continuano ad amarli e ad odiarli in base a parametri vari tra cui la severità ha ovviamente un suo spazio) nei confronti degli insegnanti in ogni ordine. Io ho una mamma maestra e qualche ex compagno di scuola divenuto insegnante: a ogni livello gli insegnanti sono puntualmente contestati sul metodo, sui voti, sull’atteggiamento e così via…E i presidi di solito non difendono gli insegnanti, anche perchè ogni forma punitiva, che possa portare a bocciature o perdita di crediti, è malvista. Ovviamente alla lunga anche gli studenti in questo clima si sentono autorizzati a fare un po’ quello che gli pare…Vuole sapere quali sono le poche famiglie che di fronte a una maestra elementare vanno ancora con lo spirito di chi cerca di capire come migliorare il rendimento dei propri figli con lo studio e l’impegno? Quelle degli immigrati, per cui l’insegnante è ancora una figura pubblica, degna di rispetto.

  2. luigi vimercati

    Massimo hai ragione al 100%. Dopo i tentativi infelici di Berlinguer nessuno ha osato porre la questione della valutazione dei docenti e degli istituti. Ma è centrale se vogliamo che la scuola possa davvero svolgere un ruolo decisivo per il futuro del paese. La scuola del merito non può che essere la scuola della valutazione.

  3. Federico Fasoli

    Penso che i genitori dovrebbero limitarsi al loro ruolo. E’ difficile essere obiettivi nel giudicare i propri figli. Certo, non tutti gli insegnanti possono essere all’altezza del loro compito, però i genitori dovrebbero intervenire solamente quando si superano certi limiti. Dovere dei genitori è quello di educare i loro figli; anche al rispetto degli insegnanti.

  4. Patrizio Carlet

    Caro Professor Bordignon, i docenti si sono opposti a sistemi di valutazione arbitrari e senza solide basi scientifiche, come quelli proposti dall’INVALSI in questi ultimi anni. Tanto è vero che i risultati dei test proposti dall’INVALSI stesso hanno dato spesso risultati in contraddizione con quelli delle prove OCSE PISA. D’altro canto, il Ministero ha a disposizione tutti gli strumenti (corpo degli ispettori, direzioni scolastiche regionali, ecc.) per effettuare controlli sull’operato dei docenti. Se tali controlli non vengono effettuati, la ragione non è certo da ricercarsi nell’opposizione dei docenti stessi.

  5. Lucilio Cogato

    Valutare la qualità dell’insegnamento con metodi quantitativi non è così semplice. Più semplice è valutare gli effetti dell’insegnamento misurando la crescita dei livelli di apprendimento, cosa che facevano una volta gli ispettori ministeriali che giravano per le classi interrogando gli alunni. Era tutto solo nozionistico ma, almeno, le nozioni si possono contare e quindi valutare numericamente e il numero di nozioni è comunque in genere ben correlato al sapere "vero". Peraltro l’apprendimento dipende soprattutto dal talento e dall’impegno dell’allievo e, del, resto gli insegnanti stile "Attimo fuggente", in grado di far innamorare chiunque della propria materia, sono sempre stati una minoranza nelle scuole di tutto il mondo, così come lo sono i professori davvero scarsi. Un bravo genitore, pertanto, nell’interesse del proprio pargolo, dovrebbe, a mio parere, fargli capire che anche il peggiore degli insegnanti è per lui un’occasione irripetibile di apprendimento e che è il primo responsabile della produttività del tempo passato a scuola.

  6. Gianfranca Fois

    Sono un’ex insegnante e vorrei cercare di chiarire alcuni punti. 1) La scuola ha sicuramente bisogno di essere migliorata, e, almeno in parte, ripensata. Non solo in Italia. La scuola pubblica, pur con innumerevoli problemi, è riuscita sinora a preparare un buon numero di studenti, ad esempio molti miei ex-alunni (sardi) sono richiesti e apprezzati in tutta Europa come tanti loro coetanei di altre regioni. Nei concorsi per fisici in Francia il 70 per cento dei posti è andato a italiani, ma in genere in Europa gli italiani si aggiudicano in media il 30 per cento dei posti disponibili, soprattutto in campo scientifico. 2) Genitori. E’ vero, i genitori hanno da ridire continuamente sul lavoro dell’insegnante. E’ diritto dei genitori e degli studenti avere insegnanti preparati ma spesso in realtà interessa loro solo il voto, alto naturalmente, non importa se viene da un insegnante che non prepara, ma che si fa perdonare dando voti alti. 3)Valutazione degli insegni. E’ un tema difficile per vari fattori. Sarebbe interessante un’inchiesta sulla valutazione degli insegnanti all’estero. La proposta di valutazione Berlinguer non valuta il lavoro degli insegnanti con la classe (il più importante).

  7. Alessio Liquori

    Sottoscrivo pienamente quest’ultimo intervento di Lorenzo Monticone. Corrisponde esattamente alla mia esperienza di genitore e di docente. Le esperienze personali non fanno una statistica, va bene, ma la mia impressione è che nella crisi del sistema formativo italiano (dalla materna all’università) il ruolo delle famiglie non sia positivo, ormai da molti anni.

  8. paolo pini

    Ma siamo così sicuri che il problema stia li nella assenza di valutazione dei docenti? Siamo così certi che genitori e studenti, quelli di oggi e non quelli di ieri, siano così bravi da giudicare chi è bravo docente e chi non è bravo docente? Dato che si vuole dare molta enfasi al giudizo degli utenti .. in linea di principio concordo, ma quando lo applichi le distorsioni sono innumerevoli, a volte si premia un docente bravo a promuovere ed un docente cattivo che boccia lo si boccia … anche se concordo su un altro punto, la buona scuola non boccia ma promuove, ma non a gratis spero!

  9. paolop61

    Nella vita scolastica dei mie figli (una classe prima di un liceo e uno prima media) ho visto, parecchi professori giovani e meno giovani, più motivati e meno motivati. Il livello generale comunque buono, quello che invece non mi sembra all’altezza di una istruzione democratica è l’istituzione scuola. Volutamente disorganizzata precarizzata, programmi che sembrano studiati per nn dare istruzione, se non una infarinatura superficiale. Solo la volontà personale e la professionalità dei professori riescono a sopperire a queste carenze. La mia esperinza personale, mi ha portato parecchie volte, a vedere genitori distratti, a dir poco troppo accondiscententi con i loro figli e a giustifacare il lora scarso profitto. Anno dopo anno la scuola si è sempre più precarizzata tagli alle classi, tagli ai fondi di datazione della scuole, tagli al personale non docente. Neppure le gite scolastiche si salvano. Come si puo’ pensare alla scuola che prepara una nuova società migliore, fatta di gente preparata. Se queste sono le condizioni che diamo ai nostri figli quando sono ai nastri di partenza della vita, non meravigliamoci poi che il resto sia pracariato o emigrazione.

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