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NUOVE AUTO DA TERMINI IMERESE

La decisione di Fiat di interrompere la produzione di autovetture nello stabilimento di Termini Imerese pone un’importante questione: quale sarà il destino del polo industriale siciliano? Non tutto è perduto per i lavoratori: esistono tre concrete alternative che prevedono la prosecuzione della produzione di automobili. Una ipotesi è in continuità con l’attività Fiat, una seconda punta su una luxury car e la terza è decisamente innovativa, con la realizzazione di auto elettriche. Ma è prioritario risolvere le inefficienze che hanno portato all’abbandono del gruppo torinese.

 

L’investimento iniziato da Fiat negli anni Settanta in Sicilia ha per molti aspetti la forma di una cattedrale nel deserto. L’azienda ha sperperato risorse, così come Regione e governo. Il risultato però è stato anche la creazione di uno dei poli industriali più importanti dell’aea che, per quanto abbia avuto uno sviluppo inferiore alle aspettative, dà comunque sostentamento a migliaia di famiglie. Cosa accadrà quando Fiat fermerà la produzione di autovetture?

DUE IDEE O FORSE PIÙ

Cessare la produzione non significa necessariamente chiudere. Il 2012 si avvicina, e con esso la fine della produzione del modello Lancia Ypsilon: esistono luoghi produttivi molto più vantaggiosi rispetto a Termini Imerese, tra cui soluzioni già esplorate dal gruppo Fiat in Polonia, Serbia e Turchia. Resta uno svantaggio della Sicilia in termini logistici e di costo, ma ciò non preclude la possibilità di produrre qui delle auto: la De Tomaso Automobili potrebbe dare nuova vita al polo produttivo siciliano. Il brand De Tomaso, che ha portato al salone di Ginevra 2011 un prototipo di crossover, è pronto a tornare sui mercati internazionali dopo anni di assenza. L’imprenditore Gian Mario Rossignolo, autore del rilancio del marchio, potrebbe avvalersi di Termini Imerese come di una delle sedi produttive. La conversione dell’impianto necessita di investimenti di circa 1 miliardo di euro, di questi 350 milioni finanziati dalla Regione Sicilia, mentre lo stanziamento previsto dal governo è di 100 milioni di euro. Il progetto darebbe occupazione a 1.500 lavoratori, numeri comparabili con quelli attuali di Fiat, che ha 1.400 dipendenti, cui si aggiungono 2mila lavoratori  dell’indotto. L’investimento porterebbe in Sicilia un output di 3mila vetture all’anno: produzione numericamente molto inferiore alla Lancia Ypsilon (60 mila unità), ma giustificata dal posizionamento orientato ai segmenti luxury di De Tomaso. Si otterrebbe così una forte valorizzazione dell’output produttivo dell’isola.
L’alternativa alle luxury cars viene dall’accordo di collaborazione tra Simone Cimino e il gruppo indiano Reva Electric Car Company: l’azienda asiatica si è di recente svincolata dalla joint venture con il gruppo General Motors, e intende investire per aumentare la sua presenza in Europa e nell’area mediterranea. Grazie all’apporto di know how di Reva è possibile convertire lo stabilimento Fiat per produrre piccole vetture elettriche; il progetto prevede un investimento di 930 milioni di euro oltre ai già citati stanziamenti di denaro pubblico. La nuova azienda automobilistica potrebbe dare lavoro a circa mille dipendenti ex-Fiat. Sunny Car Mobility Solutions Company è la seconda azienda prevista nel progetto, che avrebbe il compito di sviluppare l’approvvigionamento da energia solare, assorbendo così altri 400 lavoratori. Una terza società, la Charging Infrastructure Company si occuperebbe della rete di punti di rifornimento a energia solare, creando circa altri 2mila nuovi posti di lavoro. L’ambizioso progetto porterebbe in Italia nuove produzioni, know how e posti di lavoro.
Una terza azienda automobilistica è interessata allo stabilimento siciliano: DR Motor Company. L’azienda con sede a Macchia di Isernia, sebbene in ritardo rispetto alle altre due compagnie, ha proposto di produrre a Termini le nuove versioni dei modelli Dr2 (utilitaria), Dr5 (Suv) Dr3 (berlina) e Dr4 (berlina medio-alta) per un totale di oltre 60mila unità annue, assorbendo così tutti i lavoratori del polo industriale.

IL RESTAURO DELLA CATTEDRALE

Al vaglio di Invitalia, l’agenzia che si occupa di guidare le trattative per Termini Imerese, ci sono ben otto proposte, ma solo le tre citate prevedono la possibilità di continuare a produrre automobili. Tra queste l’offerta DR è quella più di continuità rispetto all’attività Fiat, De Tomaso si pone a un livello intermedio, mentre la proposta Reva è decisamente innovativa. Continuare a produrre autovetture appare una scelta logica e condivisibile, ma pone grandi interrogativi: lo stabilimento riuscirà a recuperare competitività? Lo stanziamento pubblico migliorerà l’efficienza infrastrutturale dell’area? La salvaguardia del ruolo sociale del polo è indiscutibile, ma è altrettanto importante non ricadere in cicliche condizioni di emergenza che comportino ulteriori esborsi di denaro pubblico. Occorre ricordare che la “cattedrale” è costata molto a tutto il paese, ed è quindi prioritario risolvere le inefficienze che hanno portato all’abbandono di Fiat in modo da potere realmente tutelare i lavoratori dell’area. 

PER SAPERNE DI PIÙ

Automotive News Europe: “India’s Mahindra may back bid to build EVs in Fiat plant”.
Jerry Garrett, New York Times “G.M. Ends Electric Car Partnership With India’s Reva”.
Il Sole 24Ore: “De Tomaso: a Termini Imerese investimenti per 350 milioni”, “Fiat: Cimino (Cape Natixis), per Termini Imerese meglio più partner”, “Fiat: Cimino, chiuso accordo con Reva, cordata pronta per Termini”.Quattroruote“Termini Imerese, DR conferma interesse”.
Simon Warburton, Just-Auto.com “Italy: New automakers could be on Termini Imerese site by next year”.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

  1. Donato Didonna

    I sindaci siciliani potrebbero varare una misura a costo zero che avrebbe il pregio di creare un mercato per le auto elettriche da costruire a Termini, migliorare la qualità della vita urbana e creare, nelle proprie città, opportunità di lavoro. Basterebbe chiudere i centri storici al traffico veicolare privato e favorire la costituzione di cooperative private di trasporto con auto elettriche per offrire un’alternativa alla mobilità all’interno di detti centri storici. E’ peraltro un modello tipicamente siciliano, in quanto adottato nelle isole minori dove golf car assicurano H24 e 365 giorni l’anno mobilità con inquinamento acustico e dell’aria pari a zero.

  2. Francesco

    Ragionando sulla base di quel che è noto dell’industria auto, le economie di scala sono un fattore determinante. Quindi se si può forse sperare che, trattandosi di lusso, abbiano un’influenza ridotta, produrre 60 mila auto in concorenza lascia molto, ma molto perplesso.

  3. sandro

    I tre progetti citati mi paiono tutti del tipo "fatti-pubblicità-a-poco-costo" ed, eventualmente (se possibile), acchiappa i soldi pubblici e scappa con la cassa. Rossignolo ha già promesso la produzione delle nuove De Tommaso, secondo lui spasmodicamente attese da migliaia di compratori in mezza Italia, ma per il momento ha presentato un prototipo ad un salone (non si sa se funzionante o meno). Le auto elettriche sono una promessa da decenni, anche Fiat ne ha prodotto alcune con finanziamenti pubblici ma, svaniti i finanziamenti, è terminata anche la produzione (qui i compratori sono stati solo enti pubblici). La Dr Motor se non erro assembla parti di autovetture progettate e costruite in Cina/India. Faccio molta fatica a capire quali potrebbero essere i compratori e quale la convenienza economica rispetto all’importazione diretta delle vetture costruite in loco (Cina/india). Come hanno correttamente detto i lavoratori siciliani, per adesso di sicuro c’è la fine della produzione FIAT, il resto sono parole, tante parole ma solo parole.

  4. bellavita

    Almeno, così sembra dall’articolo. Non ho idea del prezzo di vendita delle auto De Tomaso, ma se per farne una ci vogliono 1,2 anni di lavoro uomo, vuol dire che il solo costo del lavoro è oltre i 35.000 euro per auto. E quel tipo di auto richiede una manodopera quasi artigianale, altamente specializzata, di cui non credo ci sia in Sicilia nè tradizione nè capacità di formazione.

  5. luigi zoppoli

    Rossignolo rileva impianti ex Pininfrina in Piemonte, impianti a Livorno, impianti in Sicilia. I quattrini pubblici corrono a fiumi. Ma davvero è utile alla Sicilia ed al paese? Potremo mai sognare che vengano fatti interventi e riforme per avviare svilppo vero senza assalti alle disastrate casse pubbliche ed alle tasche dei contribuenti? E l’auto Elettrica di Cimino. Ma per favore! Il suo Fondo è partecipato largamente dalla Regione Sicilia che, così, mette i soldi almeno 2 volte. Oramai abbiamo perso il bene dell’intelletto ed ogni riferimento sano.

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